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	<title>politica Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Abruzzo al voto col disastro Marco Marsilio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2024 20:58:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di certo non sapete che Giorgia Meloni, per un certo periodo ha fatto da badante a una signora anziana. Era la mamma di Marco Marsilio, primo governatore meloniano eletto 5 anni fa in Abruzzo, e ricandidato per le elezioni che vanno in scena tra una settimana. Sì perché Marco Marsilio, soprannominato il Lungo, non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/7jt0hdhgXHs?si=9szU2a0IOEy7CsTZ" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe><br />
Di certo non sapete che Giorgia Meloni, per un certo periodo ha fatto da badante a una signora anziana.<br />
Era la mamma di Marco Marsilio, primo governatore meloniano eletto 5 anni fa in Abruzzo, e ricandidato per le elezioni che vanno in scena tra una settimana.<br />
Sì perché Marco Marsilio, soprannominato il Lungo, non è abruzzese. E’ romano, proprio della Garbatella, il quartiere della Meloni.<br />
Sono amici da molti anni, da quando Marsilio capeggiava il Fronte della Gioventù capitolina. E infatti è stata proprio la Meloni a spedire Marsilio all’Aquila, collegio nel quale si è candidata capolista alla Camera alle ultime politiche, dove Marsilio vinse le elezioni regionali nel 2019 credendo che l’Abruzzo affacciato sull’Adriatico fosse bagnato addirittura da 3 mari. Manco fosse stato la Sicilia.<br />
Del resto Marsilio è un parente d’Italia come da peggiore patriottismo meloniano. Sua sorella Laura Marsilio è dirigente nazionale di Fratelli d’Italia assieme ad Arianna Meloni e fu consigliera e assessora a Roma nella giunta del condannato Gianni Alemanno.<br />
Il suo ex marito, Pierpaolo Terranova, ex cognato di Marsilio, è a sua volta dirigente di Fratelli d’Italia a Roma.<br />
Assieme al ministro Lollo, marito di Arianna, Marsilio è stato di recente a cena al consolato italiano di Barcellona non si sa bene per quale motivo, ovviamente a spese dei cittadini. Marsilio ama la tavola. Ce lo ricordiamo a cena in riva al mare qualche estate fa, mentre sui monti intorno all’Aquila andavano in fumo 700 ettari di bosco e decine di soccorritori rischiavano la vita per spegnere le fiamme, il governatore rimase imperturbabile al ristorante con molto appetito.<br />
Era il periodo nel quale doveva decidere chi mettere alla poltrona di direttore generale della Regione. Scelse Antonio Sorgi, imputato nel processo per la strage di Rigopiano, alla faccia dei parenti delle vittime.<br />
Insomma , oggi Marco Marsilio si ritrova al termine di un mandato nel quale i sondaggi lo danno in leggero vantaggio sullo sfidante Luciano D’Amico, candidato indipendente sostenuto da tutto il centrosinistra che va da Renzi ai 5 stelle.<br />
Parliamo di circa 2 punti percentuali, 50, 8 per Marsilio, contro il 49,2 per D&#8217;Amico<br />
Allora chiediamoci da cosa può derivare questo gradimento? Stando ai fatti sembra che a diversi abruzzesi Marsilio stia piacendo in questi giorni perché ha appena dato contributi a pioggia con l’ultima finanziaria concomitante con la campagna elettorale.<br />
Per dire, la corte dei conti indaga con l’ipotesi di violazione della legge che vieta il  finanziamento pubblico ai partiti sul destino di 12 milioni di euro erogati a fiere, sagre, circoli, bocciofile, a premi per scrittori di destra, e ad associazioni varie, tra cui alcune che hanno partecipato a competizioni elettorali. L’inchiesta ha preso il via dopo un esposto denuncia presentato dall’ex governatore Luciano D’Alfonso.<br />
Il gradimento potrebbe venire anche dai balneari, per i quali Marco Marsilio si è detto felice del fatto che la Cassazione abbia bocciato la decisione del Consiglio di Stato di aver escluso dalla discussione della Bolkestein i sindacati dei balneari.<br />
In questo modo resta inapplicata la norma approvata nel ddl Concorrenza dal governo Draghi, che avrebbe mandato a bando pubblico le spiagge e messo fine alle multe salate che l’Italia paga all’Europa da anni a causa delle continue deroghe.<br />
Quelle che piacciono a Meloni e quindi anche a Marsilio.<br />
E comunque poiché anche per Marsilio i parenti e gli amici saltano la fila sui meritevoli e i competenti, ha pensato bene di nominare Commissario del post terremoto il senatore ed ex sindaco di Ascoli Piceno Giuliano Castelli, ovviamente fedelissimo patriota d’Italia, ma anche contestatissimo, persino dal vescovo di Norcia, visto che Castelli ha preso il posto dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l’unico che era riuscito ad ottenere un fondo per la ricostruzione.<br />
Ah, non va dimenticato che Marsilio, in Abruzzo, è l’unico governatore che permette alla sua giunta di fare riunioni da remoto in pantofole o dalla spiaggia al modico stipendio di oltre 100 mila euro l’anno. Tra gli assessori incompatibili è rimasto in carica per 4 anni anche Guido Liris, nella doppia veste di senatore a Roma, da cui fino all’anno scorso ha fatto la spola dall’Aquila.<br />
E non è finita. A differenza dei consiglieri, gli assessori di Marsilio hanno il privilegio di riscuotere l’indennità facendosi sostituire in aula al momento del voto da gente pescata tra i primi non eletti nelle liste elettorali.<br />
Tuttavia, se si tratta di favorire i palazzinari che portano voti, si può arrivare a votare anche in piena notte, alle 2 e mezza come è successo il 29 dicembre scorso, quando la giunta Marsilio, con un emendamento ha cancellato 1000 ettari di Riserva Naturale protetta del Borsacchio, nel comune di Roseto degli Abruzzi (Teramo) così da poter costruire.<br />
Il tutto senza confronti in aula e senza seguire l’iter delle leggi nazionali.<br />
Il WWF parla di ennesima vergogna e il sindaco di Roseto Mario Nugnes, si dice incredulo, mentre l’opposizione parla di porcata.<br />
Porcata a fine mandato. Porcata a inizio mandato, quando con la scusa dell’emergenza Covid la giunta Marsilio approvò un condono fiscale chiamato restando seri “pace legale” che comprendeva quella fiscale, edilizia e processuale. Con un ammanco milionario alle casse pubbliche e un incentivo a delinquere.<br />
In tema di sanità, la gestione Marsilio è un disastro. La mancata approvazione del piano sanitario regionale ha prodotto disservizi ai cittadini e accordi con i privati. Gli ultimi dati disponibili dicono che la giunta dell’Abruzzo paga 120 milioni alle Regioni confinanti per garantire le cure degli abruzzesi, mentre il disavanzo sulla sanità ammonta a 150 milioni di euro.<br />
Vabbè ma tanto mica paga Marsilio&#8230;<br />
Lui si ricandida speranzoso di continuare la sua gestione amicale e familistica di una Regione che dovrebbe avere al centro dei propri interessi i cittadini.<br />
Ai cittadini a questo punto non resta che aprire gli occhi e votare informati.<br />
Prima di ritrovarsi incornati, o peggio incu…</p>
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		<title>Lingue umide al capezzale di Giorgio Napolitano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2023 20:09:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[giorgio napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ stato uno dei peggiori presidenti della repubblica italiana. Forse peggio addirittura di Francesco Cossiga. Giorgio Napolitano è stato un custode finto della Costituzione, perché durante i suoi mandati ha firmato tutte le leggi più incostituzionali che la storia di questo paese ricordi. La peggior legge porcata che Napolitano ebbe a firmare, invece di opporsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/x8HuV_UDjQc?si=SEHBt-ds6gR1Fa_u" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>E’ stato uno dei peggiori presidenti della repubblica italiana. Forse peggio addirittura di Francesco Cossiga.<br />
Giorgio Napolitano è stato un custode finto della Costituzione, perché durante i suoi mandati ha firmato tutte le leggi più incostituzionali che la storia di questo paese ricordi.<br />
La peggior legge porcata che Napolitano ebbe a firmare, invece di opporsi e di sciogliere le camere, fu il lodo alfano, nell’estate del 2008.<br />
Le camere approvarono per legge che le 4 più alte cariche dello Stato non potevano essere processate. Guarda caso l’unica carica imputata all’epoca era l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Il reato era corruzione in atti giudiziari con l’avvocato David Mills, colui che mentì ai giudici dietro una tangente da 600 mila dollari.<br />
Il Lodo Alfano, com’era ovvio, fu bollato incostituzionale dalla Consulta. Confliggeva con l’articolo 3 che prevede l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.<br />
Eppure Berlusconi, grazie a quella famigerata firma di Napolitano, che oltre tutto era un odioso comunista per Forza Italia, riuscì a congelare la propria posizione nel processo, e ad evitare la sicura condanna che infatti investì in primo grado e in Appello David Mills.<br />
Che poi fu prescritto in Cassazione.<br />
Giorgio Napolitano lo ricorderemo per quel rifiuto a testimoniare nel processo sulla Trattativa perché “non ho nulla da dire” (come se lo decidesse lui, non i pm: infatti poi parla 3 ore).<br />
Ricorderemo Napolitano per aver negato il voto agli italiani in ossequio agli ordini della massoneria dei banchieri europei. Non dimentichiamo il governo Berlusconi del 2011, che di fronte al debito pubblico fuori controllo, si dimise lasciando il posto a Mario Monti. L’allora rettore dell’ateneo di Milano fu nominato premier proprio da Napolitano senza passare dalle urne. Monti ha svolto il ruolo di liquidatore fallimentare di questo povero Paese in mano alle mafie e alla massoneria.<br />
Stesso copione qualche anno dopo durante il governo Letta. Napolitano nominò premier Matteo Renzi, che da spavaldo sindaco di Firenze si ritrovò a palazzo Chigi senza lo straccio di un voto, sempre per garantire i banchieri. Se oggi Renzi fa il conferenziere in Arabia Saudita ben prezzolato, e il senatore a tempo perso, deve ringraziare Napolitano.<br />
Napolitano lo ricorderemo per essersi lasciato nominare per la seconda volta presidente della Repubblica benché avesse giurato di rinunciare.<br />
E’ stato il garante degli interessi loschi di questo Paese durante l’esordio del movimento 5 stelle che col 25% faceva paura al sistema.<br />
Ricorderemo Napolitano per i suoi moniti che con la costituzione non c’azzeccano. Tipo quelli di spegnere il conflitto tra la politica e la giustizia. Napolitano ha sposato il refrain di Berlusconi sull’inesistente competizione tra i politici e giudici.<br />
Ricorderemo Napolitano per aver firmato la controriforma Gelmini dell&#8217;Università. Con quel che ne è seguito ai danni della scuola.<br />
Insomma, l’Italia con Napolitano non perderà nulla.<br />
Anzi, magari coltivando la memoria l’Italia ci guadagna in consapevolezza.</p>
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		<title>La destra toglie il Rdc, il Pd in Lazio aumenta i vitalizi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 21:16:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I politici di destra non si fanno mancare niente, ma quelli sinistra sono di un’ignordigia di soldi e di vitalizi da far impallidire di vergogna. Ma siccome la vergogna è un sentimento nobile, cioè di chi ha una dignità, sappiamo che la corsa dei politici regionali ai ricchi assegni è sintomo di menefreghismo nei confronti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/oc5lX-7lIAE" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>I politici di destra non si fanno mancare niente, ma quelli sinistra sono di un’ignordigia di soldi e di vitalizi da far impallidire di vergogna. Ma siccome la vergogna è un sentimento nobile, cioè di chi ha una dignità, sappiamo che la corsa dei politici regionali ai ricchi assegni è sintomo di menefreghismo nei confronti della povertà dilagante. Soprattutto ora che il governo Meloni ha tagliato il reddito di cittadinanza a ben il 60 % dei percettori dell’epoca del governo Conte.</p>
<p>Bene, allora dopo il bonus rinviato dai consiglieri della Puglia, a guida di centrosinistra, ecco i finti comunisti – stavolta del Lazio – che senza votare in aula hanno ottenuto un sostanzioso aumento dei vitalizi grazie ad un accordo raggiunto con l’Agenzia delle Entrate.<br />
In che modo? Semplicemente grazie a un ricorso fatto dall’ex presidente del consiglio regionale del Lazio Daniele Leodori (in foto), del Partito democratico, che nel 2016 chiese un parere all’Agenzia delle entrate di Roma sull’adeguamento della percentuale di vitalizio lordo esente da ritenuta fiscale e sulla restituzione dell’Irpef maggiore trattenuta. </p>
<p>Inoltre, il taglio agli assegni avvenuto nel 2019, ha comportato un’interpellanza in aula quest’anno a febbraio, e anche in quel caso, sempre l’Agenzia delle entrate, ha precisato che la tassazione va diminuita del 12,4%. Il pronunciamento ha portato così l’ufficio di presidenza di Antonello Aurigemma a fissare il ricalcolo per tutti i vitalizi e le reversibilità fino alla IX legislatura, quella della presidenza della berlusconiana Renata Polverini.</p>
<p>E allora, meno tasse significa innanzitutto più soldi in busta paga per i politici del Lazio. E poi, con effetto retroattivo. Tra ex presidenti ed ex consiglieri, considerando anche le reversibilità dovute agli eredi, parliamo di ben 250 politici ed ex politici che hanno vinto una vera e propria tombola.<br />
Parliamo di 12,5 milioni di euro di soldi dei cittadini, che finiranno sui conti correnti dei politici del Lazio soltanto per quel che concerne il 2022. Che tradotto singolarmente, significa una media di 2.700 euro netti per chi ha alle spalle una legislatura,<br />
4.300 per chi ha fatto 2 legislature e 5.300 per chi ne ha fatte 3.</p>
<p>Tra i fortunati a godere dell’assegno, moltissimi politici di sinistra, ci sono gli ex presidenti socialisti Giulio Santarelli, Bruno Landi, Gabriele Panizzi, Sebastiano Montali, oltre al democristiano Rodolfo Gigli e il verde Arturo Osio. Sempre in ambito di centrosinistra, assegno anche all’ex presidente Piero Badaloni, Piero Marrazzo e per il dem Esterino Montino, marito di Monica Cirinnà, quella della legge sulle coppie gay. Altri assegni sostanziosi vanno ad Angiolo Marroni, del centrosinistra, che supera i 6.000 euro. 5.000 per il verde Filiberto Zaratti e per la comunista Giulia Rodano. Oltre al dem Stefano Paladini. 5.500 euro mensili netti per il dem Michele Pompeo Meta, ex presidente del Consiglio di amministrazione di Trenitalia. C’è anche un ex presidente del Lazio che rinuncia vitalizio. E’ di destra, ed è Francesco Storace.</p>
<p>Insomma, gira e rigira, i cittadini con l’agenzia delle entrate devono sempre e solo versare. Oppure se hanno un reddito gli viene tagliato. Se si fa politica piove sempre sul bagnato. Ma in questo paese va bene così, visto che gli italiani scendono in piazza solo per le partite di calcio. </p>
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		<title>Lo sdegno fa rinviare in Puglia il ricco bonus per i consiglieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 07:56:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordate i 40 mila euro di bonus ai consiglieri regionali della Puglia che dovevano approvarsi in aula martedì scorso? Bene, lunedì scorso il governatore Michele Emiliano, ha riunito in assemblea gli esponenti del suo partito, il Pd, e ha chiesto di rinviare il voto di approvazione del bonus a settembre. Il motivo è lo sdegno [&#8230;]</p>
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<p>Ricordate i 40 mila euro di bonus ai consiglieri regionali della Puglia che dovevano approvarsi in aula martedì scorso?<br />
Bene, lunedì scorso il governatore Michele Emiliano, ha riunito in assemblea gli esponenti del suo partito, il Pd, e ha chiesto di rinviare il voto di approvazione del bonus a settembre.<br />
Il motivo è lo sdegno che la notizia ha provocato tra i cittadini. Visto che l’idea del bonus è di un esponente del Pd, Filippo Caracciolo.<br />
Parliamo di un trattamento di fine mandato con effetto retroattivo abolito nel 2012 dall’allora giunta di Nichi Vendola, che per i consiglieri in carica da due mandati significava una buonauscita fino a 100 mila euro.<br />
Ecco allora che martedì scorso, il consiglio regionale si è riunito, ma tranne che approvatre i debiti fuori bilancio, non ha approvato nient’altro perché in aula non c’era il numero legale.<br />
Erano assenti più di metà dei consiglieri, tra cui pressoché tutto il centrodestra, che è all’opposizione, ma anche alcuni rappresentanti della maggioranza di centrosinistra. Emiliano compreso.<br />
Insomma, oltre metà dei consiglieri pugliesi non si è presentato in aula per ripicca allo stop del ricco assegno.<br />
Così, oltre al trattamento di fine mandato, è saltato &#8211; per la terza volta &#8211; anche il voto sullo sconto in bolletta ai cittadini nell’ambito dell’incentivazione della transazione energetica,<br />
È saltato per la seconda volta il voto alla legge regionale sull’omotransfobia:<br />
Per non dire della nomina del garante dei disabili. Anche quella saltata benché sia attesa da ben 2 anni.<br />
Tutto rinviato alla prossima seduta del 20 settembre, dopo ben 8 settimane di vacanze molto ben pagate, nella speranza che lo sdegno del ricco bonus sia passato o magari dimenticato.<br />
Questo momentaneo passo indietro da parte della Regione Puglia di approvarsi l’assegno bonus, è l’effetto dell’eco mediatica che ha avuto parlando della notizia in rete, sui social. Che ha generato il giusto disgusto, e un po’ di imbarazzo da parte dei politici.<br />
Almeno in Puglia. Visto che lì i consiglieri guadagnano 12.300 euro al mese, mentre il governatore raggiunge i 13.800.<br />
Cifre fuori da ogni logica se paragonate agli stipendi di chi lavora. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/07/31/lo-sdegno-fa-rinviare-in-puglia-il-ricco-bonus-per-i-consiglieri/">Lo sdegno fa rinviare in Puglia il ricco bonus per i consiglieri</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Gli aumenti della Casta contagiano Regioni e Comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2023 16:15:36 +0000</pubDate>
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<p>I tagli dei vitalizi aboliti dal Senato e l’aumento delle indennità dei capigruppo alla Camera sono solo il fanalino di coda di una lunga sequela di aumenti e di prebende attuati un po’ in tutta Italia, tra consigli regionali e Comuni. Questo avviene dopo il boom anticasta del Movimento 5 stelle che a causa di candidati sbagliati, voltagabbana, oltre alla scomparsa di Gianroberto Casaleggio e il ritiro di Beppe Grillo con un indimenticabile “Draghi grillino”, ha relegato i pentastellati fuori dalle stanze dei bottoni. Cosicché i partiti possono fare scempio dei tagli e tornare a legiferarsi i privilegi nel totale silenzio dei telegiornali.</p>
<p>E allora come ha potuto la casta di destra e di sinistra trovare tanti soldi da mettersi in tasca con delibere, leggi e leggine?<br />
In primis grazie a una norma approvata nella legge di bilancio del 2021 operata dal Draghi e paradossalmente votata anche dai 5 stelle di Giuseppe Conte che era in maggioranza. Una norma che puntava a dare aumenti a sindaci e assessori comunali a patto che a pagare fossero solo i Comuni con i loro fondi. Poi va da sé che gli aumenti sono iniziati senza badare a questo aspetto.</p>
<p>E quindi gli ultimi in ordine di tempo, la Puglia di cui vi ho parlato nel precedente video, che ha istituito un bonus per ogni consigliere da 40 mila euro. E poi – sempre di recente &#8211; il Friuli Venezia Giulia, che ha già adeguato all’inflazione l’assegno dei vitalizi per gli ex componenti del consiglio regionale davanti alle sole proteste della capogruppo grillina Rosaria Capozzi, secondo la quale «in pochi mesi si sono visti aumentare l’assegno mensile dell’8% ». In Sicilia l’aumento per i deputati regionali è stato in un colpo solo di 850 euro al mese, passando così da 9 mila a 9.850 euro. In Sardegna, dove governa il pluriindagato Christian Solinas, i consiglieri regionali si sono aumentati lo stipendio di 300 euro mensili. In Trentino Alto Adige, sia a Trento che Bolzano, hanno incrementato non lo stipendio, ma i vitalizi del 4% per 3 anni.</p>
<p>Anche nei Comuni è corsa agli aumenti degli stipendi. A Roma, nonostante i debiti, i consiglieri comunali guidati dal sindaco Gualtieri, in aprile hanno delibertato il raddoppio dello stipendio (fino a 3.500 euro), dopo che in un primo tentativo era stato bocciato dalla Corte dei conti perché “mancava la previsione della spesa”. A Verona una determina del segretario generale stabilisce le nuove indennità: lo stipendio del sindaco è aumentato di 3 mila euro, passando da 6.767 euro a 9.672 al mese. A Palermo i consiglieri i comunali hanno fatto una sorta di sciopero bianco e per diverse settimane non si è raggiunto il numero legale delle sedute. Adesso è arrivata la promessa che almeno il 50% dell’aumento dell’indennità sarà garantito grazie ai fondi stanziati dalla Regione (che, per inciso ha un debito di 5 miliardi di euro).</p>
<p>Insomma, per i politici non c’è bisogno di scendere in piazza come fanno in Francia. Basta battere cassa, approvare per alzata di mano l’aumento e il gioco è fatto. Alla faccia dei cittadini per i quali esistono solo stipendi da fame e guai con i manganelli se osano protestare legittimamente.</p>
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		<title>Il ritorno dei vitalizi grazie alla casta (e 5 stelle)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2023 16:16:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[casta]]></category>
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<p>Il Senato ripristina i vitalizi per gli ex onorevoli con effetto retroattivo e così se ne vanno 70 milioni di euro all’anno.<br />
Pari al reddito di cittadinanza per 100.000 famiglie povere.<br />
La decisione avvenuta nel giorno dell’informativa in Aula di Daniela Santanchè, è del Consiglio di garanzia del Senato (che per inciso è in prorogatio da ormai 9 mesi).<br />
Venendo al dunque, il consiglio è formato da senatori che hanno deciso per sé stessi.<br />
E’ un po’ come immaginare un gruppo di operai che decide il vitalizio da mettere in carico all’azienda per cui lavorano.<br />
Una follia..<br />
Bene, dopo una serie di ricorsi contro la delibera sul taglio operata dall’ex presidente della Camera Roberto Fico, ora gli ex senatori potranno farsi pagare tutto quello che non hanno percepito durante i tagli dei governi a 5 stelle, ossia gli assegni in vigore prima del 2018.<br />
Quindi, il privilegio della casta, torna in toto, e con gli interessi.<br />
Chi materialmente ha votato il ripristino dei vitalizi?<br />
Intanto il presidente del Collegio di garanzia Luigi Vitali, di Forza Italia, il cui voto è valso doppio. Vitali era un cortigiano di Berlusconi, e nel 2011 depositò la richiesta di una leggina per accorciare i termini di prescrizione dei reati se a commetterli era un incensurato ultra65enne. Berlusconi era imputato in vari processi, tra cui quello di Mediatrade e quello di corruzione in atti giudiziari per aver pagato David Mills affinché mentisse ai giudici.<br />
Si è astenuta Valeria Valente del Pd, dunque non votando è come se il partito di Elly Schlein avesse dato il proprio assenso al ripristino dei vitalizi.<br />
Poi viene il bello.<br />
Hanno votato contro i vitalizi la Lega e Fratelli d’Italia.<br />
Ed ecco che l’ultimo voto utile e determinante per farli passare è arrivato dall’ex docente universitario napoletano Ugo Grassi. Che entrò in Senato col Movimento 5 stelle e poi se ne andò nella Lega e finì con Mastella fino al Conte 2.<br />
Insomma, non proprio un acquisto azzeccato da Luigi Di Maio, che lo mise in lista assieme ai vari Paragone e al capitano anti-Schettino.. Gregorio De Falco e tanti altri…<br />
Grassi, che è tornato ad insegnare diritto all’università, si è giustificato dicendo che la delibera di Fico, che doveva essere eterna, è stata ridotta da una sentenza della Corte costituzionale a soli 3 anni di validità, in quanto i 5 stelle, secondo i giudici,<br />
tagliarono con motivazioni irragionevoli e cariche di vendetta.<br />
Morale, per questo risultato, ha contribuito moltissimo l’impegno dei parlamentari dei partiti.<br />
Dunque, alla fine, la causa di questo scandaloso ritorno dei vitalizi, sono i grillini.<br />
In primis perché hanno predisposto il taglio in maniera frettolosa che si è prestata a profili di illegittimità per i quali la Consulta li ha ristabiliti.<br />
E poi grazie anche alle sfortunate e inopportune scelte dei candidati come Grassi, che anziché passare per la selezione dei meetup sono stati messi in lista da Di Maio col beneplacito di Grillo.<br />
Che tanto ha fatto per creare un Movimento pulito, tanto ha fatto per distruggerlo. </p>
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		<title>In Molise il voto farsa. Ecco chi è il padrone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jun 2023 20:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[aldo patriciello]]></category>
		<category><![CDATA[molise]]></category>
		<category><![CDATA[sanità ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Molise è stato eletto presidente il sindaco di Termoli, Francesco Roberti, che per non farsi mancare niente è pure presidente della provincia di Campobasso, berlusconiano doc. Ma Roberti, esattamente come i presidenti precedenti, è solo la testa di legno del vero padrone del Molise che da diversi lustri è l’europarlamentare Aldo Patriciello da Venafro. [&#8230;]</p>
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<p>In Molise è stato eletto presidente il sindaco di Termoli, Francesco Roberti, che per non farsi mancare niente è pure presidente della provincia di Campobasso, berlusconiano doc.<br />
Ma Roberti, esattamente come i presidenti precedenti, è solo la testa di legno del vero padrone del Molise che da diversi lustri è l’europarlamentare Aldo Patriciello da Venafro.</p>
<p>Patriciello è un altro berlusconiano. O meglio, è un Berlusconi in 16esimo: è uomo di affari e di politica, è padrone di una tv (TeleIsernia), è campione di conflitti d&#8217;interesse, vanta una sfilza di procedimenti giudiziari, culminati in una condanna definitiva per finanziamento illecito ai partiti. Il suo grande business è la sanità, giro d&#8217;affari di oltre 250 milioni per un impero di oltre 20 cliniche private tra Molise, Puglia, Lazio e Campania, prima fra tutte la Neuromed di Pozzilli.<br />
Negli anni ha cavalcato tutti i principali partiti, a cominciare dalla Dc, passando per il Partito popolare, poi nell&#8217;Udc, infine in Forza Italia. </p>
<p>In Molise Patriciello è un vero e proprio Ras. Non c’è famiglia che per qualche motivo abbia interessi diretti o indiretti con le sue aziende sanitarie. Non solo per quel che riguarda le forniture, ma anche per quanto concerne i servizi come il controllo delle cooperative delle pulizie.</p>
<p>Pensate che prima del Covid, fu denunciato dai suoi 5 fratelli per truffa aggravata al tribunale di Isernia. Secondo l’accusa aveva dribblato la firma di un accordo per la nomina di un amministratore indicato dai familiari in alcune società che controllano la Nuromed.<br />
Il fratello Gaetano disse ai giornali: “Ci ha fregato. E se fa così coi fratelli, come tratterà gli elettori?”.<br />
Capite? Mi fermo qui per non fare un video di un quarto d’ora.</p>
<p>Dico solo che il neopresidente Roberti ha già detto che valorizzerà le politiche di Michele Iorio, dominus della Regione per 3 mandati dal 2001 al 2013 con Forza Italia (oggi è passato a Fratelli d’Italia), che nel 2012 incappò in una condanna a un anno e mezzo per abuso d’ufficio in un’inchiesta sulle consulenze per la gestione dello zuccherificio regionale. La condanna fu confermata in Appello e poi prescritto nel 2014. Quindi candidato al Senato nel 2018.</p>
<p>Dopo Iorio arrivò a governare il Molise il Pd con Paolo Frattura, ma che a dispetto del cognome ha tenuto il Molise ingessato nel sistema Patriciello. E poi appunto l’uscente berlusconiano Donato Toma, non ricandidato per una serie di disastri che hanno tenuto il Molise con i bilanci in predissesto. Ecco, ora tocca la poltrona a Francesco Roberti. Che come i precedennti terrà nella veste di vice l’eterno Vincenzo Cotugno e – salvo novità – anche tutti o quasi gli assessori precedenti.</p>
<p>Eventuali approfondimenti sul Molise li farò più in là con delle series a pagamento disponibili su Tik tok, tempo permettendo.<br />
Intanto vi chiedo di mettere il dito sul segui in modo da poter ampliare la platea di tiktoker un pochino più informati rispetto al mainstream che come sapete, queste cose non ve le dice.</p>
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		<title>Il senatore sciacallo sulla pelle della piccola Kata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2023 18:26:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[forza italia]]></category>
		<category><![CDATA[kata]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Firenze scompare una bimba di 5 anni di cui si teme il peggio. Il contesto è un hotel abbandonato, occupato abusivamente da 150 stranieri perlopiù del Sudamerica. Quel luogo di degrado era già stato segnalato al Comune sia dagli abitanti del quartiere, sia dal proprietario che si era rivolto alla procura. Tralascio il tema [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/G6MCJnDotws" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>A Firenze scompare una bimba di 5 anni di cui si teme il peggio.</p>
<p>Il contesto è un hotel abbandonato, occupato abusivamente da 150 stranieri perlopiù del Sudamerica. Quel luogo di degrado era già stato segnalato al Comune sia dagli abitanti del quartiere, sia dal proprietario che si era rivolto alla procura. Tralascio il tema dell’immigrazione e dell’emergenza abitativa che sono il frutto di politiche sbagliate dei governi di tutti i colori di questo Paese.</p>
<p>Vengo però al sodo della questione. Vengo a Matteo Renzi che utilizza questa tragedia di degrado e di abbandono per fare lo sciacallo. Il lobbista al soldo del pincipe arabo che fa macellare i giornalisti scomodi, che ha i genitori condannati per fatture false, e che lui stesso è indagato per finanziamento illecito alla sua fondazione Open, e in ultimo senatore a tempo perso pagato dai cittadini, ecco Renzi attacca i magistrati di Firenze, colpevoli, a suo dire, di essere intervenuti tardi, non aver sgomerato prima quell’hotel.</p>
<p>Il lobbista Renzi, in quanto ex sindaco proprio di Firenze, dovrebbe sapere che gli articoli 50 e 54 del codice civile, dispongono che sia il sindaco a provvedere allo sgombero di stabili occupati abusivamente. Magari di concerto col Prefetto. E preoccuparsi che una volta sgomberati, lì non ci entri più nessuno.</p>
<p>E allora a Firenze, il primo responsabile di quel degrado, e indirettamente delle sorti di quella povera bambina, è Dario Nardella. Sindaco renziano di Firenze. Non i magistrati. Sulla pelle della piccola peruviana si nutre la meschinità di un senatore, che cerca consensi facili tra i berlusconiani rimasti orfani, attaccando i magistrati – che nel caso di Firenze – sono intervenuti adesso che c’è notizia di reato.</p>
<p>Sono intervenuti perché gli amministratori – come è stato per l’orso assassino in Trentino – delle emergenze del territorio se ne lavano le mani. Renzi supporta le porcherie ai danni della giustizia operate dal ministro Nordio con la stretta alle intercettazioni e con l’abolizione dell’abuso d’ufficio, benedetto persino dal Pd DI Nardella.</p>
<p>La Meloni, dal canto suo, di qui all’anno prossimo cercherà di abbassare la soglia minima di ingresso al parlamento eruopeo, portandola dal 4 al 3%. Per far felice Renzi, e qualche altro sciacallo come lui.</p>
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		<title>Le cause perse di Salvini contro i giornalisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2023 05:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[assessorato]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[raccomandazione]]></category>
		<category><![CDATA[regione lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Matteo Salvini ha perso la causa contro il giornale che aveva querelato. La Corte di Cassazione ha condannato definitivamente il leader della Lega a pagare circa 8 mila euro tra spese processuali e alla cassa delle ammende. Salvini ha querelato Diego Minonzio, direttore del quotidiano della Provincia di Como, a causa di 3 articoli che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/v7prAwi0bss" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Matteo Salvini ha perso la causa contro il giornale che aveva querelato.<br />
La Corte di Cassazione ha condannato definitivamente il leader della Lega a pagare circa 8 mila euro tra spese processuali e alla cassa delle ammende.<br />
Salvini ha querelato Diego Minonzio, direttore del quotidiano della Provincia di Como, a causa di 3 articoli che documentavano una parentopoli e raccomandopoli a beneficio dell’ex compagna di Salvini Giulia Martinelli.<br />
Il giornale ha scritto che Salvini l’aveva raccomandata per un incarico da 60 mila euro all’anno all’assessorato lombardo alla Famiglia della leghista Maria Cristina Cantù.<br />
La donna ottenne in effetti la nomina fiduciaria, ma senza concorso pubblico e con uno stipendio doppio rispetto al precedente incarico all’Asl.<br />
Salvini, per far ottenere l’incarico in Regione alla madre del suo primo figlio, aveva aggirato norme e tetti sulle assunzioni fiduciarie proprio per raccomandarla.<br />
I 3 articoli nel mirino del leghista, raccontavano la verità dei fatti, ma Salvini ha tentato di intimidire i giornalisti con una querela per diffamazione, che alla fine ha miseramente perso in tutti e tre i gradi di giudizio.<br />
Il giudice scrive che gli articoli riportavano “con esattezza i termini dello scontro politico scaturito a seguito della nomina di Martinelli in Regione Lombardia, senza eccedere nella forma e dando congruo spazio alle repliche di Salvini”.<br />
Questa notizia è anche l’occasione per esprimere solidarietà al collega Diego Minonzio e a tutti quei giornalisti – e ce ne sono &#8211; che lavorano onestamente per informare i propri lettori spesso in condizioni di difficoltà, data la terribile crisi che da ormai diversi anni colpisce il mondo dell’editoria.<br />
Le querele dei politici, sono spesso un’arma di intimidazione preventiva per tentare di zittire i giornalisti.<br />
Di recente Salvini ha minacciato querele anche nei confronti di chi parla del papocchio russo che vi ho spiegato nel video di ieri, e che ha coinvolto il suo fido Savoini nel tentativo di ottenere 65 milioni di euro dalla compravendita di petrolio in Russia.<br />
Una vicenda ben documentata e supportata da prove video e intercettazioni che lasciano poco spazio alle querele preventive. </p>
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		<title>Virtuali e strapagati, la pacchia dei patrioti d&#8217;Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 19:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sapete che la Giunta meloniana della Regione Abruzzo si riunisce da remoto senza che gli assessori ci smenano nemmeno un centesimo dalla propria ricca diaria? Questo grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia fatto passare in Aula, che ha cancellato la sanzione pari al doppio dell’importo che frutta lavorare in presenza. Quindi, in Abruzzo gli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/06/06/virtuali-e-strapagati-la-pacchia-dei-patrioti-dabruzzo/">Virtuali e strapagati, la pacchia dei patrioti d&#8217;Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/B5eGisLLh20" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sapete che la Giunta meloniana della Regione Abruzzo si riunisce da remoto senza che gli assessori ci smenano nemmeno un centesimo dalla propria ricca diaria? Questo grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia fatto passare in Aula, che ha cancellato la sanzione pari al doppio dell’importo che frutta lavorare in presenza.</p>
<p>Quindi, in Abruzzo gli assessori possono fare giunta in pantofole direttamente da casa, o anche dalla spiaggia, senza perdere nulla degli oltre 100 mila euro all’anno di stipendio.<br />
Vediamo chi sono: Emanuele Imprudente, vicepresidente dell’Abruzzo con delega all’Agricoltura e all’Ambiente; Umberto D’Annuntiis, addetto ai Trasporti e Infrastrutture; Nicola Campitelli, responsabile del Territorio ed energia; Nicoletta Verì, titolare della Salute e pari opportunità; Daniele D’Amario, assessore al commercio e turismo; Pietro Quaresimale, con delega al Lavoro e Istruzione; Mario Quaglieri, assessore al Bilancio.</p>
<p>Lo smartworking piace anche al patriota meloniano Marco Marsilio (in foto), presidente della Regione Abruzzo da 150 mila euro all’anno, perché lavorare da casa significa non incappare più nelle fastidiose gabelle dell’assenza che fino a prima dell’emendamento, prevedeva meno soldi in busta paga.</p>
<p>Finora gli assessori dell’Abruzzo avevano sempre partecipato alla giunta in presenza. Da oggi potranno godere di questo privilegio dello smartworking, negato invece ai consiglieri. La notizia, taciuta da tutte le tivù come succede sempre quando si tratta di parlare di chi fa politica, la sappiamo nei dettagli grazie al consigliere abruzzese del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari, il quale ci fa sapere che gli assessori possono farsi – diciamo così – surrogare, da altri politici, ossia si fanno sostituire dai primi tra i non eletti consiglieri.<br />
Una pacchia per gli assessori dell’Abruzzo che a differenza del passato, dovevano essere presenti in Aula per garantire la maggioranza al momento del voto. Parliamo di 3 o 4 giorni a settimana di giunta.</p>
<p>Ecco, alla fine il capogruppo meloniano Massimo Verrecchia, dice che con lo smartworking, la Regione risparmia i rimborsi dei viaggi degli assessori. Ma in realtà continueranno a incassare l’intera indennità di carica oltre a quella di funzione sebbene la loro presenza sia solo virtuale. Non è meraviglioso? Soprattutto nel silenzio dei media generalisti?</p>
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		<title>In Lazio il collaboratore cacciato dall&#8217;assessore per razzismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 21:23:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non so se l’avete saputo,. Ma l’ultimo acquisto in Regione Lazio, o meglio dell’assessore all’Agricoltura e al Bilancio, Giancarlo Righini, è Andrea Ruspandini. Un ritwittatore seriale di Simone Di Stefano, ex leader di CasaPound approdato poi nel partito Exit e di Roberto Fiore fondatore di Forza Nuova. Quando Paola Egonu e Karima Moual denunciavano il [&#8230;]</p>
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<p>Non so se l’avete saputo,. Ma l’ultimo acquisto in Regione Lazio, o meglio dell’assessore all’Agricoltura e al Bilancio, Giancarlo Righini, è Andrea Ruspandini. </p>
<p>Un ritwittatore seriale di Simone Di Stefano, ex leader di CasaPound approdato poi nel partito Exit e di Roberto Fiore fondatore di Forza Nuova. Quando Paola Egonu e Karima Moual denunciavano il razzismo in Italia, Ruspandini era d’accordo con chi le insultava con frasi del tipo «Tornate nei vostri paesi». </p>
<p>Per non dire quando sui social ha persino dileggiato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.<br />
Insomma, si tratta di un vero e proprio fratello d’Italia. Nel senso che Andrea Ruspandini è fratello di Massimo, ex missino e deputato di FdI che nel 2006, da consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Ceccano, si bruciò Il Codice da Vinci di Dan Brown perchè lo riteneva blasfemo. Questo mentre la folla gli urlava: «Fascista, leggiteli i libri». </p>
<p>Ecco, giusto il tempo che uscisse la notizia nascosta tra le pieghe delle brevissime dei quotidiani locali, ed ecco che dopo appena 5 giorni dalla firma del contratto, l’interessato si è già anche dimesso dall’incarico.</p>
<p>L’assessore Righini si è giustificato che non sapeva delle esternazioni razziste del suo dipendente.<br />
Idem il governatore del Lazio Francesco Rocca.</p>
<p>Nessuna rinuncia invece da parte dell’ex terrorista nero Marcello De Angelis, cognato di Luigi Ciavardini.<br />
Per lui il posto di capo ufficio stampa alla regione per 110 mila euro resta ben saldo. Senza nessuna remora.</p>
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		<title>Quei collaboratori d&#8217;oro del ministro Gennaro Sangiuliano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:37:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sapete qual è il record del ministro della Cultura del governo Meloni Gennaro Sangiuliano? E’ quello dei collaboratori a contratto e profumatamente pagati che ha voluto personalmente per ruoli alquanto vaghi, per non dire impalbabili. Il ministro secondo cui Dante era di destra, che in passato ha diretto il Tg1, il Tg2 e vicediretto il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/sW0au9AJPGQ" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sapete qual è il record del ministro della Cultura del governo Meloni Gennaro Sangiuliano?<br />
E’ quello dei collaboratori a contratto e profumatamente pagati che ha voluto personalmente per ruoli alquanto vaghi, per non dire impalbabili.</p>
<p>Il ministro secondo cui Dante era di destra, che in passato ha diretto il Tg1, il Tg2 e vicediretto il quotidiano Libero, con la nomina di ben 16 consiglieri personali, ha battuto il già esoso record del precedente ministro del Pd Dario Franceschini.<br />
Vediamo chi sono i miracolati e quanto guadagnano:<br />
Beatrice Venezi, direttore d’orchestra &#8211; al maschile &#8211; come spiegò di voler essere chiamata a Sanremo del 2021, è figlia di un ex candidato sindaco di Forza Nuova a Lucca.</p>
<p>E’ stata nominata da Sangiuliano consigliera per la musica a 40 mila euro all’anno.<br />
Francesco Giubilei, editore 30enne e opinionista televisivo, noto per i suoi frequenti vaniloqui, si occupa di “promozione della cultura tra i giovani”. Compenso 40.000 euro. Di recente, Giubilei ha detto che “Se invece di fare il campeggio fuori dall’università, certi pseudo studenti passassero il tempo a studiare, potrebbero costruirsi un futuro migliore”.<br />
Passiamo al sociologo Nuccio Bovalino, docente a Reggio Calabria, gradito alla Meloni come opinionista in Rai per la propaganda di Fratelli d’Italia, si occupa di innovazione. Anche per lui 40.000 euro annui. </p>
<p>Altri 40.000 euro anche per Laura Valente, moglie del compianto cantante Mango, manager lirica – già collaboratrice con realtà pubbliche e private a Napoli, Roma e Milano – già consigliera di Franceschini: è rimasta al ruolo per i “nuovi progetti museali”.<br />
20.000 euro annui vanno all’esperto di comunicazione e collaboratore di Rai e Mediaset, Fabio Longo.<br />
Ma udite udite, la paga più alta va a Giorgio Carlo Brugnoni, ex Cassa Depositi e Prestiti, in veste di consigliere economico per 130.000 euro all’anno.. </p>
<p>In totale l’entourage di consiglieri del ministro Sangiuliano, costa 360.000 euro lordi l’anno:<br />
che sono 150.000 in più del massimo speso dal già esoso predecessore Pd.<br />
Al gruppo di nominati aggiungiamo l’avvocato missino Luciano Schifone, ex consigliere regionale di FdI in Campania, che si occupa di “questioni del Mezzogiorno”. </p>
<p>Poi, l’avvocato  Rino Sica, collocato al diritto d’autore e digitalizzazione;<br />
il professor  Gianni Lepre; l’avvocato ed ex sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo, Emma Giammattei, professoressa emerita di Letteratura all’Università Sant’Orsola di Napoli, Antonio Cilento, docente all’Università di Napoli, e la magistrata Bianca Bellucci.<br />
Tranne qualcuno che presta opera gratuitamente – almeno sulla carta &#8211; da notare che quasi tutti sono campani come il ministro Sangiuliano, o comunque hanno forti legami con Napoli.<br />
Questo alla faccia della ripartizione di provenienza territoriale dei collaboratori, e soprattutto alla faccia dei disoccupati, dei poveri e dei senza santi in paradiso.<br />
Per la casta i soldi ci sono sempre, con paghe molto alte che al cospetto di un precario gridano vendetta.</p>
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		<title>Meloni, Commissione antimafia di imputati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 12:50:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>23 maggio 2023, 31esimo anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone, ecco nominata la nuova Commissione Antimafia del governo Meloni. Presidente è Chiara Colosimo, sodale in una fotografia con Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna e anche per l’omicidio del magistrato Mario Amato (che indagava sui [&#8230;]</p>
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<p>23 maggio 2023, 31esimo anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone, ecco nominata la nuova Commissione Antimafia del governo Meloni.<br />
Presidente è Chiara Colosimo, sodale in una fotografia con Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna e anche per l’omicidio del magistrato Mario Amato (che indagava sui legami tra destra eversiva, Loggia P2 e apparati dello Stato, oltre che per la strage di Bologna.</p>
<p>La Colosimo è stata scelta nonostante il niet di tutte le associazioni dei parenti delle vittime delle stragi, oltre che dei 5 stelle e della Sinistra. Una nomina quantomeno inopportuna che però sta passando sotto silenzio sui telegiornali, o comunque laddove se ne parla, i toni sono celebrativi. Vicepresidente è Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale Antimafia, ora deputato del M5S.</p>
<p>Ma poi fa specie che in Commissione ci siano ben 3 imputati.<br />
Uno è Giuseppe Castiglione, deputato di Calenda, a processo per corruzione per la promessa di “assunzioni al Centro di accoglienza richiedenti asilo di Mineo” in cambio di voti. Vicenda che riguarda appalti</p>
<p>Poi c’è il berlusconiano Francesco Silvestro, imputato di tentata concussione quand’era presidente del consiglio comunale di Arzano, vicino Napoli, poi sciolto per infiltrazioni camorristiche. Silvestro l’ha spuntata col governo Meloni ma fu già dichiarato impresentabile alla precedente Commissione antimafia dell’epoca grillina.</p>
<p>Poi c’è il deputato della Lega Anastasio Carrà, vicesegretario della Carroccio in Sicilia e sindaco di Motta Sant’Anastasia, imputato per delitto colposo contro la salute pubblica nel suo comune. I magistrati di Catanila lo accusano di aver favorito l’uso di un bypass non autorizzato in cui sarebbero confluiti scarichi abusivi delle acque reflue, contenenti percentuali di elementi chimici e batterici superiori ai limiti previsti, che avrebbero compromesso il fosso acquifero e il suolo. Sempre per reati ambientali è sotto inchiesta la senatrice Dafne Musolino, eletta con Sud chiama Nord, il partito di Cateno De Luca, che risponde della mancata bonifica dell’ex discarica di Portella Arena.</p>
<p>Questa è la situazione paradossale e indegna di un Paese civile. Con un governo che spadroneggia come vuole, visto che l’opposizione è inerme e poco incisiva. Sono ormai lontani i tempi in cui i 5 stelle esibivano striscioni e protestavano sui tetti del Palazzo.</p>
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		<title>Al ministero assunti i miracolati figli di&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 18:29:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Miracolo! Alcuni figli di ministri e giudici saranno assunti a tempo indeterminato al ministero del Turismo di Daniela Santanchè, benché ci siano entrati con un concorso che prevedeva un contratto di soli 2 anni. Vi spiego meglio: l’Enit è l’Ente italiano del turismo tanto caro a Daniela Santanchè, che ora lo vuole rilanciare. La ministra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/qraGCmuzzac" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Miracolo! Alcuni figli di ministri e giudici saranno assunti a tempo indeterminato al ministero del Turismo di Daniela Santanchè, benché ci siano entrati con un concorso che prevedeva un contratto di soli 2 anni. </p>
<p>Vi spiego meglio: l’Enit è l’Ente italiano del turismo tanto caro a Daniela Santanchè, che ora lo vuole rilanciare. La ministra di Fratelli d’Italia lo trasformerà da società a partecipazione statale a una Società per azioni. </p>
<p>Non è chiaro però come questo rilancio si concili col fatto che Enit cederà 70 dipendenti al Ministero del Turismo, ossia i vincitori dell’ultimo concorso per un contratto da 24 mesi nell’ente.<br />
Ecco, è grazie a una norma inserita nella legge di bilancio del 2021, se quel contratto diventa a tempo indeterminato. C’era il governo Draghi. </p>
<p>I 70 dipendenti assunti da Enit a titolo gratuito, si stabilizzeranno al ministero del Turismo grazie a un accordo tra le parti. </p>
<p>Caso vuole – però &#8211; che tra i vincitori ci siano anche parenti di ministri e di giudici. Tipo Silvia Cavallari, figlia della ministra Eugenia Roccella. </p>
<p>O Michela Paoletti, figlia della sottosegretaria del governo Draghi Alessandra Sartore.</p>
<p>Per non dire di Isabella Patroni Griffi, figlia del giudice della Corte Costituzionale Filippo. </p>
<p>Poi c’è Manuela Mongili, sorella del vice capo dell’ufficio legislativo del ministero del turismo Michele Mongili.<br />
Per non dire i parenti di ex funzionari e dirigenti del ministero del turismo e del Mef ed ex funzionari di Ales, la società in house del Ministero della Cultura. </p>
<p>L’assunzione a termpo determinato di 120 persone con un contratto nel settore del turismo, risale a maggio del 2021 grazie ad una legge del governo Draghi. 50 erano assistenti; 70 invece erano varie qualifiche professionali negli uffici del Ministero del Turismo. </p>
<p>Ebbene, il miracolo si è materializzato a fine dicembre del 2021, sempre durante il governo Draghi, grazie a una manina misteriosa che ha modificato un comma alla Legge di Bilancio, che ha trasformato quei contratti da tempo determinato a indeterminato.<br />
Non è meraviglioso?<br />
Per i figli di… si cade sempre in piedi.</p>
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		<title>Record di conflitti di interesse nel governo Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2023 18:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di interessi]]></category>
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		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo Meloni vanta almeno 2 record. Il primo è quello relativo al voto. Le urne sono state disertate dal 60 per cento degli elettori. Il secondo record è quello di conflitti di interesse dei ministri. Partiamo dal potente viceministro all’Economia, Maurizio Leo, che ha la delega in materia tributaria e fiscale. Peccato che detenga [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/05/14/record-di-conflitti-di-interesse-nel-governo-meloni/">Record di conflitti di interesse nel governo Meloni</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Txkob9vZ0v8" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il governo Meloni vanta almeno 2 record. Il primo è quello relativo al voto. Le urne sono state disertate dal 60 per cento degli elettori.<br />
Il secondo record è quello di conflitti di interesse dei ministri.<br />
Partiamo dal potente viceministro all’Economia, Maurizio Leo, che ha la delega in materia tributaria e fiscale. Peccato che detenga quote nella società “Progetto fisco” con soci sua moglie e i suoi figli. Realizzano pubblicazioni di ambito fiscale; e sono commercialisti delle aziende.</p>
<p>Il sottosegretario leghista Federico Freni ha la delega sulla finanza pubblica (Comuni e Regioni). Ai temi del governo Draghi era presidente di una società d’investimenti da 250 milioni di euro, con la delega a «partecipare ai tavoli del ministero delle imprese concernenti le crisi di impresa».</p>
<p>La sottosegretaria all’Economia Sandra Savino, che ha la delega ai rapporti con l’Agenzia delle entrate, detiene quote nella società immobiliare di famiglia.</p>
<p>Il Ministro del made in Italy Adolfo Urso, prima di andare al governo guidava una società di consulenza alle imprese con sede anche in Iran. Nominato al governo, ha ceduto le sue quote al figlio che continua l’attività.</p>
<p>In campo sanitario tra i meloniani di peso c’è il farmacista Marcello Gemmato, che detiene il 10% delle quote di Therapia, che si occupa di consulenza delle Rsa e di produzione di software di miglioramento gestionale in ambito sanitario.</p>
<p>Poi c’è ormai l’arcinoto caso della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, che era tra i vertici dell’Ordine nazionale dei consulenti del lavoro fino a qualche mese fa: il marito Rosario La Duca presiede il consiglio dell’Ordine. E l’ispettorato del lavoro, che dipende dal ministero, ha appena firmato un protocollo d’intesa proprio con l’organizzazione dei consulenti del lavoro.</p>
<p>La ministra del Turismo Daniela Santanché, che aveva partecipazioni al Twiga in Versilia: quote cedute al compagno.</p>
<p>Il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha chiuso la sua società di consulenza che ha lavorato per diverse imprese fornitrici del ministero, ma detiene il 25% dello studio contabile Co.Pro.Spe.</p>
<p>Chiudiamo col sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che ha avuto incarichi in diversi centri di assistenza fiscale e Caf.</p>
<p>Questa commistione tra incarichi da ministro o sottosegretario che configgono con attività private – allo stato attuale – in mancanza di una legge sul conflitto di interessi, sono purtroppo leciti.</p>
<p>Ma restano pur sempre tipici dell’Italia e non di altri paesi europei.</p>
<p>Dopo la promessa andata a vuoto dei 5 stelle di fare una legge seria sul conflitto di interessi, sarebbe il caso di ripensarsi con urgenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/05/14/record-di-conflitti-di-interesse-nel-governo-meloni/">Record di conflitti di interesse nel governo Meloni</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ex terrorista nero che Rocca ha assunto &#8220;voce&#8221; del Lazio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2023 09:27:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avete saputo delle nuove assunzioni avvenute in Regione Lazio su richiesta del presidente di destra Francesco Rocca? Ebbene, tra i 70 fortunati, perlopiù si tratta di candidati senza voti, ci sono addirittura imputati e pregiudicati. Uno su tutti, l’ex terrorista nero Marcello De Angelis, che Rocca ha voluto come capo della comunicazione della Regione con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/_2D_E9egFb4" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Avete saputo delle nuove assunzioni avvenute in Regione Lazio su richiesta del presidente di destra Francesco Rocca?<br />
Ebbene, tra i 70 fortunati, perlopiù si tratta di candidati senza voti, ci sono addirittura imputati e pregiudicati.<br />
Uno su tutti, l’ex terrorista nero Marcello De Angelis, che Rocca ha voluto come capo della comunicazione della Regione con un contratto da 110 mila euro l’anno.<br />
De Angelis, a parte essersi distinto come cantore da palco delle melodie fasciste del Ventennio, ha scontato 5 anni e mezzo di carcere per associazione sovversiva e banda armata. Ed è pure cognato di Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva per la strage di Bologna del 1980.<br />
Il Partito democratico sta raccogliendo le firme sul portale change.org per chiederne la rimozione.<br />
Intanto nell’ufficio del personale della Regione, c’è la richiesta di assunzione di Giordano Tredicine, ex consigliere comunale di forza italia a Roma, condannato per corruzione a 2 anni e mezzo per “Mafia capitale”, e al risarcimento di 84.000 euro al Campidoglio su ordine della Corte dei conti, per l’«asservimento di interi settori dell’amministrazione comunale romana a interessi privati», che ha causato un danno erariale assieme ad altri 5 pregiudicati, che in totale devono risarcire un milione e 800 mila euro.<br />
Giordano Tredicine, componente dell’omonimo casato che monopolizza da anni le bancarelle nella Capitale e che è stato al centro di molte inchieste, lo vuole come collaboratore in Regione il consigliere capogruppo di Forza Italia, Giorgio Simeoni, che quand’era vice del governatore Francesco Storace, fu accusato di intascare tangenti da «Lady Asl» Anna Iannuzzi in favore dei privati della sanità, oltre che di truffa nella gestione dei fondi europei per la formazione, ma poi – dopo 12 anni di processi &#8211; fu assolto.<br />
Per il resto, l’elenco degli assunti in Lazio, è &#8211; come detto &#8211; un imbattersi in grandi sconfitti alle elezioni, politici di terza fila, simpatizzanti, amici e amici degli amici. Alcuni sono addirittura dipendenti di società pubbliche, e quindi in conflitto di interessi.<br />
A tal proposito non sono servite le bacchettate della Corte dei Conti all’ex governatore del Lazio del Pd Nicola Zingaretti.<br />
Ora che nel Lazio è tornata la destra, in Regione c’è posto per tutti.<br />
Tranne che per i normali cittadini, magari incensurati.</p>
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		<title>La piaga della cocaina tra i politici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Apr 2023 18:20:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I finti scontri politici sulla celebrazione del 25 aprile, servono a offuscare le miserie della vita pubblica. Una di queste riguarda la Sicilia, dove di recente la guardia di Finanza ha sequestrato 2 tonnellate di cocaina che galleggiavano in mare a largo di Catania per un valore di 400 milioni di euro. Non è una [&#8230;]</p>
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<p>I finti scontri politici sulla celebrazione del 25 aprile, servono a offuscare le miserie della vita pubblica.<br />
Una di queste riguarda la Sicilia, dove di recente la guardia di Finanza ha sequestrato 2 tonnellate di cocaina che galleggiavano in mare a largo di Catania per un valore di 400 milioni di euro.</p>
<p>Non è una novità che per la mafia, la droga sia il primo business. Infatti anche la Sicilia, come altre regioni, ha i suoi feudi consolidati dello smercio di sostanze, come il quartiere Zen di Palermo, dove una bella percentuale di famiglie vive di spaccio. Qualche giorno fa un giovane è finito nei guai perché si filmava su tiktok mentre smerciava.<br />
Bene, un mesetto fa, è stato sorpreso il burocrate Giancarlo Migliorisi ad acquistare 3 grammi di cocaina per 300 euro da Mario Di Ferro, gestore del bistrot di Villa Zito di Palermo.</p>
<p>Non era la prima volta che Migliorisi andava a rifornirsi di polvere bianca dal noto ristoratore palermitano.<br />
Migliorisi, di area meloniana, è un esperto di bilanci (e probabilmente pure di bilancini), e lavorava per l’assemblea  regionale siciliana presieduta dal governatore della Sicilia Renato Schifani, ex presidente del Senato del governo Berlusconi.<br />
L’uomo, che è stato sollevato dall’incarico ma non licenziato dalla Regione, sostiene di non averne mai fatto uso, e se così fosse la sua posizione si aggraverebbe perché vorrebbe dire che a sua volta spaccia.</p>
<p>Ma insomma, quest’episodio ha portato l’ex iena Ismaele La Vardera, oggi deputato di Cateno de Luca dentro il parlamento siciliano, a proporre un test antidroga con l’analisi del capello per tutti i politici dell’assemblea.<br />
Ebbene, all’appello hanno risposto appena in 36 su 70 deputati – la metà – ma salvo qualcuno che ha dichiarato di essere negativo al test, la maggior parte non ha detto nulla avvalendosi della privacy.</p>
<p>Lo stesso Schifani – che ha perso l’occasione per dare valore all’iniziativa – si è mostrato indifferente e non si sa se si sia sottoposto al test, e comunque non è stato elegante il fatto che sia andato a cena in quel ristorante la sera dopo l’arresto.<br />
Quindi, alla fine non si sa bene quanti deputati dell’assemblea siciliana siano tossicodipendenti di cocaina, o magari anche di altre sostanze tipo il crack, che purtroppo ultimamente va molto di moda.<br />
Tranne il presidente dell’assemblea Gaetano Galvagno e l’intero gruppo dei 5 stelle che si è sottoposto, degli altri si sa poco nulla degli esiti dell’esame.</p>
<p>Si sa che anche l’ex deputato berlusconiano Gianfranco Miccichè, chiacchierato per una vicenda di droga al ministero dell’Economia per la quale disse di non c’entrare nulla, ha giudicato l’iniziativa demagogica.<br />
E purtroppo la piaga della droga sappiamo non essere la prima volta che colpisce le istituzioni e il segreto non è di certo un bell’esempio per i cittadini, soprattutto giovani.<br />
E’ di pochi mesi fa la vicenda di Luca Morisi, il comunicatore della Lega di Matteo Salvini che dopo anni di tweet contro chiunque spacciava o usava droghe, è finito lui stesso nei guai con la cocaina durante un incontro gay a 3 con 2 rumeni contattati su un app di incontri.</p>
<p>Ecco, anche lì Morisi è rimasto nell’ufficio stampa della Lega e Salvini, benché da anni faccia filippiche contro chi si droga, non l’ha licenziato.<br />
A differenza della Sicilia che quantomeno – per ora – Migliorisi non ha incarichi.<br />
Comunque, intanto Ismaele La Vardera, che col collega del Pd Tiziano Spada, ha creato l’intergruppo contro la diffusione delle droghe, ha presentato un disegno di legge per istituire la giornata regionale contro le droghe da farsi durante la settimana della legalità, prevista dal 20 al 26 maggio prossimi.<br />
Ma anche qui, entusiasmo tra i politici non se ne coglie.<br />
Di certo sappiamo che qualche tossicodipendente dentro le istituzioni lo abbiamo.<br />
E non è una bella notizia.</p>
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		<title>Roma, il Pd zitto e immobile con l&#8217;assessora indagata di corruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2023 11:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sapete qual è la novità degna di nota di Elly Schlein nel partito democratico? La novità è il suo silenzio e il suo immobilismo nei confronti di Monica Lucarelli, assessora al Commercio di Comune di Roma governato dal sindaco del Pd Roberto Gualtieri, indagata per corruzione. Avrebbe ricevuto casse di vino dal clan dei Tredicine, [&#8230;]</p>
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<p>Sapete qual è la novità degna di nota di Elly Schlein nel partito democratico? La novità è il suo silenzio e il suo immobilismo nei confronti di Monica Lucarelli, assessora al Commercio di Comune di Roma governato dal sindaco del Pd Roberto Gualtieri, indagata per corruzione.</p>
<p>Avrebbe ricevuto casse di vino dal clan dei Tredicine, leader indiscussi delle bancarelle nella Capitale, in cambio di impiegare gli uomini della Protezione Civile del Comune di Roma per svolgere il servizio di sicurezza in piazza Navona in occasione della festa della Befana.<br />
Cosicché gli ambulanti hanno evitato di spendere soldi per il servizio di sicurezza privato.<br />
L’assessora ha comunicato al sindaco Gualtieri dell’indagine a suo carico, come se nulla fosse. Certa che il sindaco e l’implicito silenzio dei giornali non avrebbe smossa dal proprio incarico. I motivi – secondo fonti interne al Partito democratico &#8211; sarebbero della lieve entità dell’oggetto corruttivo, qualche bottiglia di vino.</p>
<p>Ma aldilà del valore dei regali, resta il comportamento, del tutto lontano dall’etica e dalla condotta che dovrebbe tenere un politico nelle vesti di assessore, oltretutto nella Capitale d’Italia.<br />
Perché allora cosa sarebbe disposta a fare la Lucarelli di fronte a un’offerta di tangenti molto più congrua?<br />
Ecco perché è un momento grave per Roma, per l’Italia e per il Partito democratico. Perché di fronte a un’indagine per corruzione, sia Gualtieri che la Schlein, che nelle promesse avrebbero dovuto portare un vento nuovo nella sinistra, si stanno rivelando peggiori addirittura di Renzi.</p>
<p>Soprattutto per il silenzio dei giornali, che a differenza di quando c’era Virginia Raggi, finiva in prima pagina anche quando la sua assessora Paola Muraro fu indagata di abuso d’ufficio. Reato molto più leggero di una corruzione, ma che indusse Repubblica a scrivere “che non si dimette”.<br />
Ecco, nessuna traccia di Monica Lucarelli, di quella presunta sinistra di cui Repubblica è serva.</p>
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		<title>La barzelletta della sostituzione etnica di Lollobrigida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2023 22:29:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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<p>Il ministro Lollobrigida paventa il pericolo della “sostituzione etnica”. Ecco l’ultima barzelletta che serve a spostare l’attenzione sulle promesse mancate che questo governo ogni giorno si ritrova a dover nascondere. Sia ben inteso. Lo può fare perché tanto l’opposizione lo segue. Elly Schlein è la perfetta utile idiota in questo giochino delle finte parti. Per non dire di Conte, che non è pervenuto. Vengo al dunque.</p>
<p>L’immigrazione da record verso l’Italia che si sta verificando in questi mesi, è il frutto dell’incapacità non di solo questo governo, ma anche dei precedenti, di fronteggiare problemi che vanno oltre la semplice e comoda questione razziale. Questione che in Europa non esiste visto che gli immigrati sono sempre stati accolti, e mi pare che la gran parte si sia integrata in pacifica convivenza.</p>
<p>Ebbene, il ministro dell’Interno della Tunisia – intervistato di recente da Repubblica – ha fatto capire che il suo governo farà qualcosa contro le partenze dei barconi se l’Italia finanzierà la Tunisia con almeno un miliardo e mezzo di euro, come è già stato fatto con i 5 o 6 miliardi in passato promessi alla Libia per costruire infrastrutture tipo le autostrade. Parliamo dei tempi di Berlusconi e di Gianni Letta.</p>
<p>Ma, vedete, quando parliamo di immigrazione dall’Africa, parliamo di uno sterminato continente dove la crescita della popolazione è esponenziale e continua. Parliamo di un continente sfruttato dall’Occidente che non offre prospettive alla gente locale. Vi faccio un esempio. Il governo nigeriano ha fatto ricorso in Cassazione in Italia per chiedere un risarcimento civile dopo che un giudice a Milano ha assolto i vertici di Eni e di Shell dall’accusa di corruzione, benché abbiano pagato oltre un miliardo di euro in tangenti ai politici nigeriani per avere accesso alle piattaforme petrolifere.</p>
<p>Tangenti pagate, per le quali il ricorso in Appello da parte della Procura non c’è stato forse perché è impossibile imputare di corruzione i politici in Nigeria. Ebbene in Nigeria vivono 230 milioni di persone gravate dalla carestia.</p>
<p>Lì c’è lo zampino di aziende occidentali, tra cui l’italianissima Eni che sfrutta i giacimenti dei quali la gente locale non trae nessun vantaggio. Ecco perché scappano in Europa. Scappano perché l’Africa è tutta così. E’ rimasta una colonia sfruttata dai paesi avanzati che costringe i giovani ad andarsene.</p>
<p>Bene, se aggiungiamo che in Europa non facciamo più figli, è normale pensare che il travaso di giovani dall’Africa sarà sempre più massiccio e inarrestabile. E allora, la polemica sulla supremazia bianca di Lollobrigida, capite che è una battuta da bar. Visto che in mancanza di giovani, l’immigrazione dà il suo apporto all’economia europea.</p>
<p>Il problema, semmai, è cercare di regolamentare gli ingressi e di limitarli solo perché in più si è, peggio si sta. E’ una questione di numeri. Per limitare gli ingressi bisogna rivedere i trattati europei, tra cui quello di Dublino come ha ricordato Mattarella nella sua visita in Ungheria.</p>
<p>Rivedere i trattati significa coinvolgere l’Europa, che come sapete, se ne sbatte dell’Italia e degli immigrati che arrivano sulle nostre coste. Quindi il governo Meloni, che ai tempi di Conte lo accusava di non controllare le coste, è l’ennesimo inutile contro questo fenomeno degli arrivi.</p>
<p>Le Ong hanno i loro interessi a cercare i barconi, e gli scafisti hanno i complici in Italia che fanno dell’immigrazione un pozzo di affari senza fondo.<br />
Il problema immigrazione è talmente complesso che né Meloni né Schlein hanno la statura e la capacità di affrontare.<br />
Preferiscono buttarla in caciara e intanto la politica italiana vive di chiacchiere.</p>
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		<title>Il governo taglia le pensioni ma dà il vitalizio ai condannati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2023 12:39:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta nella storia di questo Paese, un capo di governo, in questo caso Giorgia Meloni non indice la conferenza stampa sull’approvazione del Documento di Economia e finanza per evitare l’imbarazzo delle domande dei giornalisti. Non sa come giustificare il taglio delle pensioni balbettato dal ministro Giorgetti. Non sa come coprire il taglio [&#8230;]</p>
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<p>Per la prima volta nella storia di questo Paese, un capo di governo, in questo caso Giorgia Meloni non indice la conferenza stampa sull’approvazione del Documento di Economia e finanza per evitare l’imbarazzo delle domande dei giornalisti.<br />
Non sa come giustificare il taglio delle pensioni balbettato dal ministro Giorgetti.<br />
Non sa come coprire il taglio del cuneo fiscale senza dar fondo al debito pubblico. Inoltre non sa come giustificare i vitalizi ai parlamentari, che restano scandalosamente alti, mai intaccati da nessun taglio (se si esclude quello applicato quando governavano i 5 stelle), col risultato che oggi vi propongo un breve elenco di ex parlamentari di cui nessuno o quasi si ricorda più, che percepiscono il vitalizio per ragioni di casta e per le bizzarrie delle leggi a loro favore.<br />
Eccoli: Irene Pivetti, ex presidente della Camera ai tempi della Lega lombarda, a processo per evasione e auto riciclaggio nell’inchiesta sulla compravendita delle Ferrari, prossima ai 60 anni, è felicissima di non dover più fare la cuoca in una mensa di Monza per mille euro al mese, perché presto percepirà il suo vitalizio da oltre 2 mila euro mensili.<br />
Antonio D’Ali, ex senatore, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa che l’ha portato direttamente in carcere, prende 9 mila euro al mese.<br />
Roberto Formigoni, condannato a 5 anni e 10 mesi per corruzione scontati solo in minima parte a Bollate e poi scarcerato, prende 7 mila euro lordi al mese.<br />
Piero Craveri fece solo mezza giornata al Senato della Prima repubblica. Correva l’anno 1987. Si dimise dopo poche ore dai radicali di Marco Pannella. Oggi prende 2.159 euro al mese e se ne è pure vantato di recente in un’intervista rilasciata alla Zanzara su Radio 24.<br />
Il torinese Angelo Pezzana, altro radicale, fece il deputato a Montecitorio per una sola settimana nel 1979. Ebbene, sono ormai 23 anni, da quando nel 2000 compì 60 anni, che riscuote 1.200 euro mensili. E menomale, perché se non ci fosse stato un ritocco al ribasso operato dall’ex presidente della Camera Roberto Fico, l’importo sarebbe stato di 3.160 euro.<br />
Anche Gerry Scotti figura nell’elenco dei miracolati del parlamento. Fece un anno di deputato Socialista, nel partito di Bettino Craxi, nel 1987, dopodiché si assentò pu restando in carica fino al 1992 e iniziò a fare tivù dopo essere stato voce di radio dj. Ebbene, Scotti incassa 1.400 euro mensili benché in passato abbia cercato di rinunciarci senza successo, perché il vitalizio del parlamento è per sempre ed eventualmente può solo devolverlo.<br />
E’ vero che attualmente per maturare il vitalizio a 60 anni, gli onorevoli devono fare almeno 4 anni e 6 mesi di legislatura.<br />
Ma è pur vero che tra loro e i cittadini resta una sproporzione di contributi e di resa finale che grida vendetta.<br />
L’ultima sentenza della Camera rivela che dal 1981 a oggi i soldi dell’assegno superano di gran lunga le trattenute: secondo un calcolo pubblicato dal Fatto quotidiano i vitalizi ai politici sono costati 4 miliardi e mezzo di euro a fronte di soli 320 milioni di contributi riscossi<br />
Numeri che gridano vendetta di fronte alla tracotanza di un governo del tutto inadeguatoa far fronte allle emergenze di un Paese in crisi di lavoro, e con un rapporto guadagni-costo della vita che non trova eguali in Europa.<br />
Paese dal quale chi può se ne va.<br />
E chi resta deve pure sorbirsi la propaganda dei telegiornali che parlano d’altro, o addomesticano la realtà.</p>
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		<title>La menzogna di Lollobrigida sul Rdc per celare il Pnrr</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 12:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2020 gli operai agricoli assunti furono 1.049.000 contro il milione e 57.000 del 2019, 8.000 in meno. Nel 2021, il calo è proseguito fino a un milione e 23.000. L’unico report Inps disponibile sui percettori del reddito impiegati nell’agricoltura dice che nel 2020 sono stati 43.800. Probabilmente in mancanza di questi candidati il calo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/EEMZFlJvQEA" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Nel 2020 gli operai agricoli assunti furono 1.049.000 contro il milione e 57.000 del 2019, 8.000 in meno. Nel 2021, il calo è proseguito fino a un milione e 23.000.  </p>
<p>L’unico report Inps disponibile sui percettori del reddito impiegati nell’agricoltura dice che nel 2020 sono stati 43.800. Probabilmente in mancanza di questi candidati il calo di occupati nel settore sarebbe stato molto di più di 8.000. E parliamo di un lavoro stagionale, sempre meno attrattivo. Anche per i giovani che cercano impieghi più stabili e remunerati.</p>
<p>Il reddito di cittadinanza, ricordiamolo, lo percepiscono circa 3 milioni di persone. I tre quarti sono famiglie con minori, anziani, disabili o comunque persone con gravi problemi di inserimento sociale. Gli occupabili – come li chiama il governo Meloni – attualmente, sono circa 400 mila e in continuo calo perché il reddito non viene più dato a fronte di un contratto a termine anche di soli 2 mesi.</p>
<p>Quindi il ministro Francesco Lollobrigida – A Vinitaly &#8211; dice una menzogna che serve a denigrare il Reddito di cittadinanza e soprattutto serve a spostare l’attenzione sui ritadi del governo che rischia di non incassare la terza rata da 19 miliardi del Pnrr. Esattamente come con La Russa su via Rasella. Esattamente come stanno facendo i telegiornali . Dicono che 209 miliardi assegnati all’Italia sono troppi. </p>
<p>Ecco, questo è il livello di malafede del governo in carica che non sa più come nascondere le proprie gravi pecche. </p>
<p>Senza pnrr salteranno un sacco di opere, tra cui la ferrovia che collega il Tirreno all’Adriatico e soprattutto saltano quasi tutti i 2.160 asili nido che dovevano essere gratuiti.</p>
<p>Questa è la realtà. Non la propaganda spiccia amplificata dalle televisioni &#8211; ancora nel 2023 &#8211; controllate da Berlusconi.</p>
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		<title>Meloni-Ue, la propaganda e la realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 08:19:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La propaganda del regime delle tivù punta a dare rilievo ad argomenti poco importanti come il riconoscimento dei figli delle coppie gay, e nasconde lo scarso feeling che la premier Giorgia Meloni sta avendo in Europa. I fronti sono 5: riguardano i miliardi del Pnrr, i migranti, il carburante, i balneari, e il Mes. Quanto [&#8230;]</p>
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<p>La propaganda del regime delle tivù punta a dare rilievo ad argomenti poco importanti come il riconoscimento dei figli delle coppie gay, e nasconde lo scarso feeling che la premier Giorgia Meloni sta avendo in Europa.<br />
I fronti sono 5: riguardano i miliardi del Pnrr, i migranti, il carburante, i balneari, e il Mes.</p>
<p>Quanto al Pnrr se l’Italia non avvierà i cantieri, come già purtroppo ammesso dal ministro Fitto, avrà vita dura a chiedere altri fondi dopo i 19 miliardi di euro attuali che il governo non riesce a spendere perché non ha saputo organizzarsi per tempo.</p>
<p>Quanto al Mes, il fondo europeo da usare solo in caso di contagi di fallimenti bancari, che se usato avrebbe interessi passivi altissimi, l’italia è l’unico Paese europeo a non averlo ratificato perché Giorgia Meloni vuole in cambio una revisione del Patto di stabilità che non otterrà mai, e men che meno la disponibilità di un fondo sovrano, perché il debito pubblico dell’Italia è già quasi 3 mila miliardi di euro. Quindi, anche qui, la Meloni dovrà ratificare il Mes a capo chino senza ottenere nulla di ciò che chiede.</p>
<p>Quanto ai migranti, la Meloni ha posto il tema della difesa dei confini europei ma senza ottenere nulla. Anzi, il governo dei partiti di destra in carica, che ai tempi del governo Letta faceva sorvolare su città come Bergamo i piper con gli striscioni con su scritto “basta clandestini”, è lo stesso che oggi tace sul record di sbarchi di disperati in arrivo dalla Tunisia, e fa figuracce con le tragedie come quella accaduta a Cutro, dove sono morti annegati decine di immigrati a poca distanza dalla spiaggia. </p>
<p>Per non dire lo “sbarco selettivo” che costrinse una ong a dirottare sulla Francia e beccarsi gli insulti da Macron, senza che Meloni abbia saputo rispondere a tono all’ipocrisia della Francia che chiude le frontiere di Ventimiglia costringendo migliaia di migranti a rimanere da anni stipati sotto i ponti della cittadina ligure.</p>
<p>Venendo all’ambiente, in Europa la Meloni ha fallito il tentativo di prolungare la fabbricazione delle auto a gasolio anche oltre il 2035. E col partito dei conservatori di Bruxelles si è beccata un altro no sulla proroga all’adeguamento dei parametri per le cosiddette case green in tema di efficienza energetica degli edifici.<br />
Quanto ai balneari, il Consiglio di Stato è stato chiaro: va applicata la direttiva Bolkestain che significa mandare a bando pubblico tutti i pontili a fine di quest’anno e non nel 2025.</p>
<p>Ecco allora l’Italia della Meloni che non conta niente in Europa, come non contava la sinistra. L’unico risultato tangibile degli ultimi anni è stato quello di aver ottenuto la promessa di 209 miliardi di euro di pnrr da parte di Giuseppe Conte.<br />
Che poi è stato sabotato da Renzi e ha toppato clamorosamente votando la fiducia a Draghi. Spalancando le porte alla Meloni che riesce a governare col solo 20% dei voti su un 60% di italiani che non è andato a votare.<br />
.<br />
Questa è la realtà nostrana. Non la propaganda delle tivù del regime controllate ancora dai partiti di Berlusconi. </p>
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		<title>Armi all&#8217;Ucraina, le balle di Giorgia Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 20:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giorgia Meloni in Aula: “Raccontare che l’Italia sta spendendo soldi per mandare armi in Ucraina” è solo “puerile propaganda”. Eh no! Purtroppo è vero che il governo nei 6 decreti emanati finora, ha speso almeno un miliardo di euro di soldi pubblici per finanziare la guerra in Ucraina. Lo ha detto chiaro il ministro degli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/QvQYw8SRxAM" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Giorgia Meloni in Aula: “Raccontare che l’Italia sta spendendo soldi per mandare armi in Ucraina” è solo “puerile propaganda”.</p>
<p>Eh no! Purtroppo è vero che il governo nei 6 decreti emanati finora, ha speso almeno un miliardo di euro di soldi pubblici per finanziare la guerra in Ucraina.<br />
Lo ha detto chiaro il ministro degli Esteri Antonio Tajani il 22 gennaio al Corriere: “L’Italia è pronta per il pacchetto di aiuti da un miliardo”.</p>
<p>Che significa: mandare le armi italiane stipate nei magazzini, ma poi quelle armi vanno ripristinate. Non lo invento io, lo ha detto il ministro della difesa Crosetto in audizione al Senato il 25 gennaio scorso</p>
<p>CROSETTO  “L’aiuto che abbiamo dato all’Ucraina ci impone di ripristinare le scorte che servono per la Difesa nazionale”</p>
<p>Ripristinare le armi significa ricomprarle ex novo. Cioè spendere almeno un altro miliardo.<br />
Lo dicono anche le stime dell’osservatorio sulle spese militari italiane.<br />
Il suo fondatore, Francesco Vignarca, dice che dopo l’ultimo decreto Armi (il sesto), siano almeno 800 i milioni di euro spesi dall’Italia finora.<br />
Tra il materiale inviato c’è “il Samp T, il nuovissimo sistema di difesa missilistico.</p>
<p>Non solo. Nei 3 miliardi e 600 milioni stanziati dall’Unione europea con un “fondo esterno al bilancio per gestire le spese in armamenti”, l’Italia ha contribuito per il 12%, ovvero 450 milioni di euro.<br />
Di questi soldi l’Europa rimborsa all’Italia al massimo il 40%, ossia circa 200 milioni. Che sottratti al miliardo sono circa 800 milioni di euro.</p>
<p>Col risultato che, dopo aver speso un miliardo in armamenti regalati all’Ucraina, (quindi già svalutati essendo nei magazzini), ci ritroviamo con l’onere di doverli riacquistare nuovi. Per almeno un altro miliardo.</p>
<p>Ma non è finita. Se consideriamo che l’Europa ha già deciso di stanziare altri 2 miliardi di euro del fondo esterno al bilancio, l’Italia dovrà emanare un settimo decreto per contribuire di un altro 12 per cento. Ossia circa 250 milioni di euro. Che sommati agli 800 precedenti, siamo già oltre il miliardo di euro.</p>
<p>Insomma, conti alla mano, non pare puerile propaganda come ha detto Meloni in aula.<br />
Appare al contrario una bugia colossale di una presidente del Consiglio che in un Paese normale – dopo una bugia così colossale – dovrebbe scusarsi con gli italiani e dimettersi. </p>
<p>Ma già sappiamo che non succederà.</p>
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		<title>Brutta notizia per le vittime di stalking</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 16:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una cattiva notizia per tutte le vittime di stalking, soprattutto donne. Ieri i partiti di destra alla Camera hanno bocciato un emendamento a firma della grillina Stefania Ascari, che riguarda il fermo nei confronti di chi è indiziato di maltrattamenti e di atti persecutori. Nel dettaglio, questo emendamento che interviene sull’articolo 384 del Codice [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/XAjOOv5Y8Wc" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>C’è una cattiva notizia per tutte le vittime di stalking, soprattutto donne.</p>
<p>Ieri i partiti di destra alla Camera hanno bocciato un emendamento a firma della grillina Stefania Ascari, che riguarda il fermo nei confronti di chi è indiziato di maltrattamenti e di atti persecutori.</p>
<p>Nel dettaglio, questo emendamento che interviene sull’articolo 384 del Codice di procedura penale, proponeva di permettere al magistrato di imporre il fermo al sospettato di reato, o gravemente indiziato, anche senza flagranza.</p>
<p>Cioè senza necessariamente coglierlo sul fatto mentre perseguita la vittima.</p>
<p>Il caso in esame non riguarderebbe solo le donne. Spesso riguarda anche anziani e minori bersagli di intimidazioni e violenze.</p>
<p>Ecco, mentre l’8 marzo, nella giornata della festa delle donne, la premier Meloni e il ministro Salvini si prodigavano in messaggi di auguri dedicati a tutte le donne, ora dopo pochi giorni, il voltafaccia col voto contrario che ha cassato l’emendamento, col risultato di aver fatto un passo indietro al contrasto alla violenza di genere.</p>
<p>L’aspetto più crudo e ipocrita di questa bocciatura, riguarda Giulia Bongiorno, la senatrice leghista paladina anti-stalking,che con Michelle Hunziker ha fondato l’associazione Doppia difesa a tutela proprio delle donne vittime di violenze e abusi.</p>
<p>Ecco, lei e il suo partito, la Lega, lascia liberi gli stalker di poter infierire sulle loro vittime senza grossi rischi e magari di poterle ammazzare.</p>
<p>Il processo si farà dopo. Quando per la vittima sarà stato troppo tardi.</p>
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		<item>
		<title>Panzeri: &#8220;Avevo troppi soldi, li buttai nella spazzatura&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 00:22:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[antonio panzeri]]></category>
		<category><![CDATA[cash]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nel 2021 cambiai sistema perché avevo troppo contante e non sapevo cosa farne. Un giorno decisi di gettarne un po’ in un bidone della spazzatura mentre tornavo a casa. Altri 15.000 euro in contanti mi furono rubati dalla valigia su un treno tra Parigi e Bruxelles, nonostante avessi separato il denaro in 2 mazzette nascoste&#8221;. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/03/08/panzeri-avevo-troppi-soldi-li-buttai-nella-spazzatura/">Panzeri: &#8220;Avevo troppi soldi, li buttai nella spazzatura&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nel 2021 cambiai sistema perché avevo troppo contante e non sapevo cosa farne. Un giorno decisi di gettarne un po’ in un bidone della spazzatura mentre tornavo a casa. Altri 15.000 euro in contanti mi furono rubati dalla valigia su un treno tra Parigi e Bruxelles, nonostante avessi separato il denaro in 2 mazzette nascoste&#8221;.</p>
<p>Antonio Panzeri, Pd, arrestato a Bruxelles nell&#8217;ambito del Qatargate, nella sua deposizione ai giudici che lo indagano per corruzione. L&#8217;ex politico, sospeso dal Pd, ricevette col suo sodale Francesco Giorgi 2 pagamenti ciascuno, di 50.000 euro da diplomatici del Marocco e della Mauritania. L’accordo col Qatar prevedeva invece un compenso più alto: 1 milione di euro a testa per il 2018 e il 2019.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/03/08/panzeri-avevo-troppi-soldi-li-buttai-nella-spazzatura/">Panzeri: &#8220;Avevo troppi soldi, li buttai nella spazzatura&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Media appestati da Maledetto Primo</title>
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