Avete saputo delle nuove assunzioni avvenute in Regione Lazio su richiesta del presidente di destra Francesco Rocca?
Ebbene, tra i 70 fortunati, perlopiù si tratta di candidati senza voti, ci sono addirittura imputati e pregiudicati.
Uno su tutti, l’ex terrorista nero Marcello De Angelis, che Rocca ha voluto come capo della comunicazione della Regione con un contratto da 110 mila euro l’anno.
De Angelis, a parte essersi distinto come cantore da palco delle melodie fasciste del Ventennio, ha scontato 5 anni e mezzo di carcere per associazione sovversiva e banda armata. Ed è pure cognato di Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva per la strage di Bologna del 1980.
Il Partito democratico sta raccogliendo le firme sul portale change.org per chiederne la rimozione.
Intanto nell’ufficio del personale della Regione, c’è la richiesta di assunzione di Giordano Tredicine, ex consigliere comunale di forza italia a Roma, condannato per corruzione a 2 anni e mezzo per “Mafia capitale”, e al risarcimento di 84.000 euro al Campidoglio su ordine della Corte dei conti, per l’«asservimento di interi settori dell’amministrazione comunale romana a interessi privati», che ha causato un danno erariale assieme ad altri 5 pregiudicati, che in totale devono risarcire un milione e 800 mila euro.
Giordano Tredicine, componente dell’omonimo casato che monopolizza da anni le bancarelle nella Capitale e che è stato al centro di molte inchieste, lo vuole come collaboratore in Regione il consigliere capogruppo di Forza Italia, Giorgio Simeoni, che quand’era vice del governatore Francesco Storace, fu accusato di intascare tangenti da «Lady Asl» Anna Iannuzzi in favore dei privati della sanità, oltre che di truffa nella gestione dei fondi europei per la formazione, ma poi – dopo 12 anni di processi – fu assolto.
Per il resto, l’elenco degli assunti in Lazio, è – come detto – un imbattersi in grandi sconfitti alle elezioni, politici di terza fila, simpatizzanti, amici e amici degli amici. Alcuni sono addirittura dipendenti di società pubbliche, e quindi in conflitto di interessi.
A tal proposito non sono servite le bacchettate della Corte dei Conti all’ex governatore del Lazio del Pd Nicola Zingaretti.
Ora che nel Lazio è tornata la destra, in Regione c’è posto per tutti.
Tranne che per i normali cittadini, magari incensurati.

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