Matteo Salvini ha perso la causa contro il giornale che aveva querelato.
La Corte di Cassazione ha condannato definitivamente il leader della Lega a pagare circa 8 mila euro tra spese processuali e alla cassa delle ammende.
Salvini ha querelato Diego Minonzio, direttore del quotidiano della Provincia di Como, a causa di 3 articoli che documentavano una parentopoli e raccomandopoli a beneficio dell’ex compagna di Salvini Giulia Martinelli.
Il giornale ha scritto che Salvini l’aveva raccomandata per un incarico da 60 mila euro all’anno all’assessorato lombardo alla Famiglia della leghista Maria Cristina Cantù.
La donna ottenne in effetti la nomina fiduciaria, ma senza concorso pubblico e con uno stipendio doppio rispetto al precedente incarico all’Asl.
Salvini, per far ottenere l’incarico in Regione alla madre del suo primo figlio, aveva aggirato norme e tetti sulle assunzioni fiduciarie proprio per raccomandarla.
I 3 articoli nel mirino del leghista, raccontavano la verità dei fatti, ma Salvini ha tentato di intimidire i giornalisti con una querela per diffamazione, che alla fine ha miseramente perso in tutti e tre i gradi di giudizio.
Il giudice scrive che gli articoli riportavano “con esattezza i termini dello scontro politico scaturito a seguito della nomina di Martinelli in Regione Lombardia, senza eccedere nella forma e dando congruo spazio alle repliche di Salvini”.
Questa notizia è anche l’occasione per esprimere solidarietà al collega Diego Minonzio e a tutti quei giornalisti – e ce ne sono – che lavorano onestamente per informare i propri lettori spesso in condizioni di difficoltà, data la terribile crisi che da ormai diversi anni colpisce il mondo dell’editoria.
Le querele dei politici, sono spesso un’arma di intimidazione preventiva per tentare di zittire i giornalisti.
Di recente Salvini ha minacciato querele anche nei confronti di chi parla del papocchio russo che vi ho spiegato nel video di ieri, e che ha coinvolto il suo fido Savoini nel tentativo di ottenere 65 milioni di euro dalla compravendita di petrolio in Russia.
Una vicenda ben documentata e supportata da prove video e intercettazioni che lasciano poco spazio alle querele preventive.

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