A Madrid si spara nelle strade


EuroCoprifuoco a Madrid

La Spagna, passata la sbronza per il titolo europeo della nazionale di calcio, torna alla propria realtà nuda e cruda. Gli effetti della crisi economica e dell’euro stanno provocando tensione sociale. A Madrid si spara nelle strade. La polizia in assetto antisommossa cerca di contenere le rivolte di decine di migliaia di cittadini che stanno mettendo a ferro e fuoco la capitale. Oltre a Madrid si registrano manifestazioni anche in città minori come Granada, Valencia e Barcellona.
Oggi, intanto, è il giorno dell’ennesima riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles che varerà il finanziamento delle banche spagnole per altri 100 miliardi di euro. L’operazione si rivelerà chiaramente inutile all’economia reale iberica perché non abbasserà nemmeno di uno zero virgola l’altissimo tasso di disoccupazione, e tantomeno risolverà la bolla immobiliare dei mutui tossici. Dalla riunione pantomima di oggi, potrà provare a trarre qualche beneficio soltanto la Germania, magari avanzando proposte di controllo e di sovranità nei Paesi in default, in cambio di un timido compromesso sulla spalmatura dei debiti nazionali e dei titoli tossici, con eurobond o diavolerie simili. Andrà come andrà, ma non aspettiamoci buone notizie da questo incontro capestro tra capi di governo burattini dei banchieri. L’unica buona notizia che ci vorrebbe per la Spagna e per l’Italia, sarebbe l’uscita dall’euro col ritorno alle valute nazionali, ma sappiamo che per ottenere quel risultato dovremo fare la rivoluzione nelle strade, come sta già accadendo ai nostri cugini spagnoli. Del resto le economie europee rimaste con le loro monete come la Svezia, l’Inghilterra e l’Islanda non conoscono crisi.

Proprio l’isolotto nordico, tramortito dalla crisi del 2008, oggi che ha un governo nuovo con una premier lesbica dichiarata, ha un Pil che cresce del 2,4%, più di quello tedesco e una disoccupazione scesa al 6%, meno di quella tedesca. In mezzo c’è stata una svalutazione del 50% della valuta locale, il fallimento di varie banche e una contrazione dei movimenti di capitali. Tutte misure precluse all’Italia e alla Spagna, in quanto la loro appartenenza all’eurozona tedesca gli impedisce di stampare moneta.

Ebbene, in queste condizioni, l’unica altra strada per sopravvivere alla strozzatura degli spread e della mancanza di liquididtà, pare proprio essere la rivoluzione nelle strade. Del resto per recuperare competitività nell’euro, non rimane che la strada della svalutazione interna. Cioè una deflazione di tutti i costi nazionali: salari, tariffe, prezzi. Autoriducendo il proprio tenore di vita e il proprio potere d’acquisto, si può ottenere lo stesso risultato di una svalutazione: i prodotti nazionali tornano ad essere competitivi come fece la stessa Germania negli anni 90 per riassorbire i costi della riunificazione della Germania dell’Est. Il problema è che per Spagna e Italia, una deflazione realistica del 30%, provocherebbe un impoverimento tale da sfociare comunque in un una pericolosa tensione sociale insostenibile. O se preferite, in una guerra civile di cui stiamo assaporando un antipasto guardando Madrid.

Ed è questa la nota dolente che ci dovrebbe preoccupare in Italia. E’ questo il solco che sta percorrendo a ruota anche il Belpaese, perché Italia e Spagna hanno molti punti in comune per favorire il rapido contagio della crisi dell’euro. A parte la lingua latina e la collocazione geografica nell’area mediterranea d’Europa, Spagna e Italia hanno lo stesso tasso di disoccupazione giovanile di oltre il 40%. Hanno in comune i rendimenti dei titoli pubblici insostenibili tra il 6 e il 7%. Hanno in comune il crollo delle vendite al dettaglio di oltre il 10% nell’ultimo anno, a differenza di Olanda Germania e Finlandia che sono cresciuti del 3. Italia e Spagna vanno a braccetto col calo dei prezzi delle case, con la stagnazione dell’economia reale, con la precarietà nel lavoro, con l’inarrestabile fuga di capitali all’estero (più o meno tutti in Germania) o nei paradisi fiscali come insegna la notizia degli 11 milioni di Dell’Utri ai Caraibi. Entrambi i paesi perdono accesso ai mercati per il sovraccarico di titoli tossici, hanno lo spread alle stelle, il Pil negativo, sono il contraltare della germanica Bundesbank che ha accumulato enorme attivo di fronte alle banche nazionali d’Italia e di Spagna che registrano un boom di passivi. E ahime hanno pure le stesse identiche rassicurazioni fasulle sulle “azioni importanti intraprese” dai bagordi della Germania, della Bce, dell’Ocse chiamati amabilmente dalla stampa di regime “eurofalchi” alias EuroFalqui.

Insomma, i Pirenei e l’arco alpino rappresentano una linea di frattura dell’area euro sempre più profonda, che marca le differenze fra 2 versanti divisi da una cortina di ferro sempre più spessa. L’unica differenza tra l’Italia e la Spagna, a parte il caput nella finale europea di calcio in favore degli iberici con 4 gol a zero, è che l’italia ha un debito pubblico altissimo e irrecuperabile, mentre la Spagna è soffocata dalla propria edilizia fallita, affogata in un’economia drogata dalla bolla immobiliare grazie alla spregiudicatezza di un manipolo di banchieri irresponsabili e criminali. Per la guerra nelle strade, salvo miracoli, la differenza che ci separa dalla Spagna è soltano legata al tempo. Il default contagerà l’Italia. Prepariamoci al peggio.

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Un Commento a “A Madrid si spara nelle strade”

  1. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 20 luglio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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