Per Martini accanimento sul nulla

La morte del cardinal Carlo Maria Martini capeggia nelle prime pagine dei giornali per la sua rinuncia all”accanimento terapeutico“. Su questo aspetto la stampa di regime ha subito creato un inesistente “caso” che mira a falsare la realtà. Ossia che il potente prelato si sia lasciato morire con forme più o meno velate di eutanasia. La confusione, sul tema, nasce quasi spontanea quando si legge che Martini non ha voluto “accanimenti e sondini come fu invece per Eluana Englaro“. Il paragone con la povera ragazza di Lecco, rimasta in stato vegetativo per 17 anni, è una forzatura spudorata e priva di sensibilità umana, oltre che strumentale a creare un dibattito sul nulla.

Eluana Englaro rimase sotto sondini tutto quel tempo in conseguenza a un incidente stradale che subì a 17 anni di età, e dal quale non si riprese più. Fu il padre Beppino a volere che la figlia fosse lasciata morire senza accanimenti. La sua battaglia mirava a far accettare le presunte confidenze che Eluana gli avrebbe fatto prima dell’incidente stradale, quando la ragazza era ancora sana e cosciente. Beppino Englaro sosteneva che Eluana non avrebbe mai voluto rimanere attaccata a dei sondini. Vero o non vero che fosse, la differenza col cardinale Martini (malato di morbo di Parkinson, ma cosciente) sta proprio qui. La coscienza del malato che con ragione rifiuta le cosiddette cure accanite, a differenza di una testimonianza terza come potrebbe essere quella di un padre.

Del resto, il rifiuto delle cure, in Italia, è consentito a patto che a scegliere di rinunciare all’accanimento sia il malato, che in stato cosciente lo dichiara ai medici. Carlo Maria Martini, a differenza di una ragazza di 17 anni, malato di un morbo degenerativo, aveva avuto tutto il tempo per palesare le sue intenzioni. Intenzioni non nuove, del resto, giacché ancora di recente, sui giornali, scriveva che “evitando l’accanimento terapeutico non si vuole procurare la morte ma si accetta di non poterla impedire assumendo così i limiti della propria condizione umana mortale“. Ecco perché non esiste il “caso” con improbabili paragoni a Eluana, morta per un soffio prima che il parlamento varasse una legge talebana che condanna alla vita chi vorrebbe morire.

Paragone più proponibile, semmai, sarebbe da fare con Piergiorgio Welby, morto di distrofia muscolare nel 2006 dopo anni di campagne personali a favore dell’eutanasia. Il medico che gli staccò la spina, Mario Riccio, non ebbe conseguenze professionali nè penali per il suo gesto. L’ordine dei medici di Cremona chiuse la procedura aperta nei suoi confronti per omicidio, spiegando che “ha agito nella piena legittimità del comportamento etico e professionale“. Dunque, niente eroismi e niente casi per il cardinale Martini. E’ morto come uno dei tanti malati che rifiutano coscientemente accanimenti terapeutici. Per Martini c’è il clamore mediatico e l’esposizione del feretro in Duomo. Per le altre migliaia di esseri umani c’è solo mesto silenzio.

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