La parata dei buffoni

All’indomani dei tagli delle province e dei comuni annunciati, ecco in massa il rigurgito di indignazione locale. Un po’ tutti, dai presidentini di provincia ai sindacini di condo(mìni) municipali da 70 abitanti come Blello, si sentono indispensabili. Rivendicano storia, gloria, territorialità  e operatività . Tutti a dire che costano poco: 12 mila euro l’anno al tal comune, 3 mila miseri euro appena per il presidenticchio della tal provincina e via di questo schifo a difendere lo stipendio. Clemente Mastella é pronto a spendersi per inglobare la provincia di Benevento al “Molisannio” purché quella fetta di Campania rimanga come il resto d’Italia sul groppone pubblico ormai senza più spina dorsale. Tutti pronti a scendere (o a salire) coi pullman a Roma per consegnare bandiere e vessilli nelle mani del puttaniere e di tutta quella cricca di buffoni di governo che sbraitano “non abbiamo previsto una crisi di questa portata“.

Altro che le puttane da 30 euro che il partito dei padani voleva abolire assieme ai clienti da verbalizzare con tanto di multa. Ce ne vuole per avere i connotati da faccia di tolla come quella del leader della Sega nord Umberto Bossi, che rivolto a uno dei soliti stolti uditorii di provincia (Avio TN), ha rimosso dal comizio i 2 mila sbarchi giornalieri di  Lampedusa e l’imminente aumento dell’imposta provinciale di trascrizione dell’acquisto auto da regalare alle province (tanto care ai ladroni padani) per tirare in ballo la massoneria. Non sa più cosa dire pur di pararsi il culo di fronte all’apocalisse del default dell’Italia. “C’é poco da stare allegri, la crisi ci fa correre il serio rischio di trovarci tutti, dalla sera alla mattina, nella povertà  assoluta… La massoneria vuol mettere la mani sui soldi della nostra gente, vuole vendere le nostre banche alla Germania e alla FranciaBuffone! gli avrebbe gridato un uditorio consapevole. Quello della Lega Sord che si é mostrata sorda per 3 lustri agli allarmi della crisi con i dati della decrescita, i licenziamenti in Padania, delle aziende fallite o espatriate, degli appelli dell’Ue, dell’Ocse, del Fondo monetario e degli inviti ignorati a contrastare la corruzione col recepimento di norme più europee.

Niente. La recita istituzionale dell’ultim’ora ha inscenato un Ferragosto ferrefuoco con 4 cialtroni seduti qualche giorno fa a semicerchio dentro il Quirinale per parlare del nulla. Sembrava un ospizio di dementi senili col capriccio di nascondere la caramella ai pronipoti: da Letta a Napolitano, da Berlusconi al ministro Tramonti, faceva rabbrividire quel silenzio in stile Vittorio Mangano sui contenuti della lettera della Bce che il premier “Cesare” capo della P2 e della P3 nasconde come nella miglior tradizione mafiosa. Già , quella P3 che “aveva come unica finalità  di finanziare il Pdl” dicono le carte sulla loggia, di “componenti che non ne hanno mai fatto mistero coi loro referenti. Un baratto sfrontato: in cambio di tanti soldi, milioni di euro, c’era la garanzia di un posto nelle fila del partito“. Buffoni! gli avrebbe gridato un uditorio consapevole.

Un Ferragosto “Tuttifrutti” era un anno fa per Renato Brunetta, che rispondendo al passato prossimo alle domande del Palliere sulle previsioni dell’economia italiana intonava serafico: “Finalmente l’economia comincia a tirare. Produzione industriale in crescita tumultuosa, export a 2 cifre, disoccupazione in calo. Tutto é avvenuto senza crisi sociale e del sistema bancario, senza la temuta desertificazione imprenditoriale; anzi, con una buona tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e una perfetta tenuta del welfaree un Pil del 2010 che viaggia verso l’1,5%, mentre quello del 2011 sarà  tra l’1,5 e il 2%“. Oggi, come un anno fa, sappiamo come stanno andando la ripresa economica, le aziende, le famiglie e il Pil italiano. Buffone! avrebbe gridato un uditorio consapevole al ministrino della Pubblica Distruzione.

E’ dal 2007, da quando il precipizio del baratro italiano si é fatto ripido che Berlusconi e Bossi si sono occupati della Tulliani, dell’ Afghanistan, di parare il culo a Cosentino, a Brancher, a Caliendo, di burqa, minareti, dialetti, intercettazioni e di inesistenti complotti internazionali. Come una cricca di banditi, ora che le vacche sono uscite dal recinto, (tutte, pure le escort), la maggioranza di governo rimane asserragliata nei palazzi conscia che per strada qualcuno li possa decapitare. Altro che provincia di Sondrio in Svizzera come ivoca il legaiolo presidente Sertori. I Treconti si dovranno fare qui, tutti nei confini dello stesso minestrone a bollire nell’Apocalisse economica. L’anarchia violenta é la tappa imminente. La vendetta fisica verso chi ci ha portato alla rovina sarà  soltanto l’epilogo naturale di un orribile capitolo storico fatto di tette e culi, di un manipolo di clown al servizio di mafia e massoneria.  Finirà .

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