L’antidoto? Una rivoluzione violenta

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Il sistema italiano potrà  avere una radicale trasformazione solo con una rivoluzione popolare violenta. Lo insegnano sia la storia che il presente.
I popoli di qualunque etnia si adeguano alle leggi imposte dai loro governi o dittatori fin quando vengono ridotti alla fame. Sono popoli solitamente sudditi di un sistema di potere corrotto e autoreferenziale che vende fumo negli occhi per controllare le opinioni, ma allo stesso tempo popoli consapevoli della lontananza dai loro governanti, coscienti di essere incastrati in un grande ingranaggio che li vessa e li tiene schiacciati nella povertà . Nella realtà  quotidiana i poveri manifestano i loro disagi additando le cause dei loro mali ai governanti, per i quali maturano odio e voglia di vendetta.
In questo quadro ai popoli non rimane altro che lottare alla sopravvivenza fin quando ridotti alla fame, si procureranno il cibo con le cattive: ed é proprio allora che arrivano le rivoluzioni forti, dolorose e cruente perché partorite dal basso, da quei ceti poveri e vessati che non hanno più nulla da perdere, famiglie stufe di grattare il fondo del barile.
Quando i poveri diventano molti di più della casta ricca e privilegiata, arrabbiati e accomunati dagli stessi problemi e quindi stimolati alla rivolta, posseggono l’unica possibile arma per colpire al cuore il sistema che li controlla.
In Italia sono convinto che questo stadio lo stiamo avvicinando, stiamo seguendo un copione già  visto: con l’esercito dei 1000 euro al mese (e anche meno, senza distinzioni, come in un regime comunista) la casta corrotta sta annientanto definitivamente il ceto medio per affossarlo alla povertà  più assoluta.
E’ un processo lento ed inesorabile ma già  a buon punto perché alimentato dalla precarietà , dal fatto che sempre più famiglie attingono dai risparmi per far fronte a spese e spesucce spesso frutto di un tenore di vita troppo alto, da un numero sempre maggiore di italiani in coda alle Caritas per un pasto caldo, dalle famiglie sfrattate perché non riescono a pagare il mutuo e dagli stranieri ancora più poveri, che arrivano in Italia ad assaltare le ville, rapinare le banche, borseggiare i cittadini e violentare le donne.
Sono segnali papabili in tutti gli angoli del nostro tessuto sociale, cosciente di avere a che fare con un sistema corrotto e autoreferenziale come quello italiano per il quale non c’é cura democratica o etica che tenga.
La casta dei ricchissimi governanti italiani si é barricata nei luoghi di potere a tempo indeterminato guardinga e con le antenne alzate, moltissimi sono i deputati che quando escono da Camera e Senato si camuffano sperando di non essere riconosciuti perché intimoriti dalle spernacchiate o da aggressioni fisiche.
Questa distanza ha innescato un processo senza ritorno col quale dobbiamo fare i conti ma con un problema in più rispetto ai potenti dei secoli passati: oggi il potente é tale perché possiede capitali e valuta. L’unico modo per togliersi di mezzo i Berlusconi e i berluschini é permettere alla giustizia di agire nei loro confronti perché se pagassero tanto quanto hanno rubato diventerebbero cittadini meno dannosi per tutta la società .
Ma per arrivare a ciò la storia insegna che ci vuole una rivoluzione violenta per poter ripartire da capo, applicando i codici della Costituzione e riportare in auge i valori del senso etico per il bene del vivere comune. Se l’Italia é ridotta così é anche grazie a quella maggioranza di cittadini che finora ha badato solo al proprio orticello e ai propri affari tralasciando i valori della responsabilità  collettiva che, scoraggiando la logica delle tangenti e dei favori, avrebbe creato un sistema più meritocratico e all’altezza di un paese che si definisce civile.
L’italiano medio causa del suo male, lo si vede anche dalle piccole cose: gettare la carta dal finestrino dell’auto é già  segno di menefreghismo e mancanza di rispetto verso gli altri.
Se l’Italia non é la Svezia o la Germania mi chiedo che ci stiamo a fare in Europa! Ci dobbiamo proprio far cacciare da Strasburgo?
Per ora non ci rimane altro che salvaguardare il nostro orticello fin che non ci verrà  fame. E’ solo questione di tempo.

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2 Commenti a “L’antidoto? Una rivoluzione violenta”

  1. Anonimo ha detto:

    Finanziate Marcello Suppo e la farà  lui la Rivoluzione in Italia. Ha sia i mezzi pratici che quelli intellettuali.

    Saluti

  2. matteo maratea ha detto:

    Caro Daniele,
    come sono veritiere le tue parole!
    Lo so, andra’ a finire proprio cosi..mia moglie vuole lasciare l’italia perché ha un brutto presentimento…c’é elettricità  in aria.
    Ma possibile che questa sia l’unica soluzione?
    Come fanno a non capire?
    OK. sono disoccupato;
    OK. non riesco a comperare una casa;
    OK. se sto male Il SSN mi lascerà  morire;
    OK. non so che futuro erediterà  mio figlio;
    Allora facciamo la rivoluzione!!!!
    RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!RIVOLUZIONE!!!
    E poi???
    Cosa ci insegna la storia???
    La vera rivoluzione deve esplodere dentro di noi,
    nel nostro modo di pensare/fare le cose, nel quotidiano,
    altrimenti LA RIVOLUZIONE peggiorerà  solo la situazione.
    Questo é quel che penso e questo é quel che faccio.
    Ciao Daniele
    e si salvi chi puo’!!

    Matteo Maratea

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