La sinistra italiana, in particolare il Partito democratico, si sono tristemente distinti in Europa per aver sdoganato le tangenti e la corruzione.

Nel video del 27 marzo scorso vi ho parlato dell’arresto dell’ex sindacalista Antonio Panzeri, e della sua singolare deposizione ai giudici, in cui ha dichiarato che le banconote ricevute da emissari del Qatar, erano così tante da essere arrivato al punto di buttarle nella spazzatura.

Ecco, a causa di questo scandalo ormai noto col nome di Qatargate, è arrivata la prima risposta della Commissione europea, che ha approvato il pacchetto anticorruzione.

Ebbene, sono previste pente fino a 7 anni di carcere, incandidabilità dei corrotti, eliminazione dell’immunità, tempi certi dei processi con prescrizione lunga, e supervisione pubblica dei funzionari delle Istituzioni europee.

L’obiettivo di Bruxelles è di uniformare le leggi di tutti i 27 Paesi membri per creare una «cultura dell’integrità» e di combattere la corruzione a «livello globale».

Il tutto per restituire credibilità e buona reputazione all’Unione europea.

E qui c’è da dire che la legislazione italiana ha fatto scuola al pacchetto anticorruzione europeo.

Insomma, siccome in Italia siamo purtroppo specialisti di lungo corso in corruzione e tangenti, le norme punitive approvate in Europa sono quasi tutte già previste qui da noi.

Tipo il traffico di influenze, o l’abuso d’ufficio, (che il governo Meloni vuole abolire).

Inoltre, se come accaduto con Panzeri, Cozzolino, Giorgi ed Eva Kaili le tangenti arrivano da un Paese terzo, tipo il Qatar o il Marocco, che con l’Europa non cozzano nulla, sono previste «aggravanti». Ossia, pene accessorie come multe, rimozione dai pubblici uffici, incandidabilità e interdizione all’utilizzo di fondi pubblici.

Unico neo di questo pacchetto, è che l’importo minimo della corruzione per finire nei guai dev’essere superiore a 10.000 euro.

Chiudo con un aggiornamento che riguarda sempre un politico del partito democratico, stavolta in Italia. Mi riferisco a Marco Monari, ex capogruppo in Regione Emilia-Romagna condannato a 4 anni e 5 mesi per peculato nell’inchiesta sulle spese pazze nel consiglio regionale. I fatti contestati, ossia spese ai ristoranti per 30 mila euro, weekend di lusso a Venezia e collaboratrice personale a 1.600 euro. risalgono al 2010 e 2011.

Monari è ricordato anche perché in una intercettazione diede della troia a Milena Gabanelli.

Queste notizie di personaggi delle nostre istituzioni, come al solito, in tivù vengono pressoché taciute. Per non dire del silenzio della nuova capa del Pd Elly Schlein.

Lascia un commento