Movimento, il fattore Gri&Ca

grillo e casaleggio

E’ confortante sapere che il Movimento 5 stelle è in costante ascesa nei sondaggi. Gli eletti nelle istituzioni aumentano di tornata in tornata e le iniziative politiche a favore delle classi meno abbienti si moltiplicano (dalla strada in Sicilia ai  soldi per le piccole e medie imprese). Il Movimento è democrazia dal basso; il Movimento è quattro regolette che funzionano. O meglio, funzionerebbero se a forzare il tutto non ci fossero due signori, Grillo e Casaleggio, che in qualità di fondatori e garanti di una bella idea, ahime, continuano a rappresentare il vertice del potere assoluto in grado di condizionare il clima di cordiale convivenza tra gli eletti, che in gergo politico crea le cosiddette correnti. Non giriamoci intorno: chi sta simpatico al duo Gri&Ca, o GriCa (acronimo di nessuna relazione con cricca, per carità), viene difeso sul blog del comico e quindi idolatrato dai seguaci. Chi invece risulta antipatico viene mobbizzato con le frecciate (es. perché parli?), o peggio, con l’indifferenza (niente palco alle manifestazioni). Il fattore GriCa nel Movimento, che da un lato è garanzia di qualità reputazionale dei suoi militanti, dall’altro rappresenta tutto il ginepraio di contorsioni verbali a cui paiono sentirsi costretti gli eletti per assecondarne gli umori. Un ginepraio fastidioso che incrina la limpidezza degli stati d’animo e corrompe la sincerità delle scelte, rendendo così le bugie di circostanza del Movimento molto simili a quelle dei partiti, se non peggio. Un Luigi Di Maio in veste di replicante che se ne esce col “candidato naturale” a Bologna senza primarie, rappresenta, a mio avviso, la più grave degenerazione del Movimento forzatamente controllato dai due fondatori che hanno in Max Bugani uno dei cosiddetti fedelissimi yesmen. Spia altrettanto preoccupante è l’indifferenza degli altri componenti del direttorio sull’argomento (Ruocco, Fico, Di Battista e Sibilia), e preoccupanti sono le continue frasi riparatrici di circostanza che bravi sindaci come il livornese Nogarin, devono dare ai giornali su altri sindaci come Pizzarotti in tema di discriminazione da parte dei vertici. Argomenti che distolgono l’attenzione dal loro modo di aver rivoluzionato la politica e la gestione dei loro comuni. Insomma, a distanza di quasi tre anni dall’ingresso in parlamento, gli umori di Grillo e Casaleggio continuano a condizionare – e a frenare – l’evoluzione armonica di un Movimento divenuto autonomo e in grado di distinguere da solo i bravi dai furbi, al punto di farlo venir meno alle sue più elementari regole come le primarie. Io che come ossessione ho la chiarezza, ne ho piene le scatole dei partiti verticistici controllati dai leader e attorniati da corti di yesmen alla Di Maio. Vorrei che Grillo e Casaleggio passassero alla storia come gli Zuckerberg della politica italiana e, al pari del fondatore di Facebook, facessero davvero un’azione francescana: cedessero le azioni del Movimento senza più impicciarsi della sua vita politica e delle sue facce. Sono convinto che così funzionerebbe a meraviglia, con le primarie a Bologna che sarebbero state fatte senza nessun Bugani benedetto dalle curie di Milano e Genova. Per questi motivi io, per quanto poco possa contare, non mi riconosco più nel Movimento. Congelo il mio voto (mi asterrò in assenza di alternative credibili), finché davvero il Movimento non sarà libero dal virus dei vertici vecchia maniera. Il discorso vale anche e soprattutto per i nuovi Di Maio (perché parli? su Bugani non gliel’ha detto nessuno).

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