Rassegna dei “saggi” /1

saggi di napolitano

Benché il Parlamento ha tutti gli strumenti per legiferare, il presidente della Repubblica Napolitano, ha deciso di sostituire i 900 deputati con 10 saggi. Deciso a chiedere loro di trovare un fronte comune di obiettivi per formare un esecutivo di ministri a tempo, in vista di un nuovo voto anticipato. Poiché questa decisione in Italia è senza precedenti, ho ritenuto di passare in rassegna pillole di saggezza dei nominati “saggi”. In questo primo post ne passo in rassegna 5.

Mario Mauro, capogruppo al Senato di Scelta Civica, ex europarlamentare Pdl e soprattutto ispiratore dell’idea dei “saggi”, già silurato dalla presidenza dell’europarlamento, è colui che nell’ottobre 2009 chiese (inutilmente) all’aula di Bruxelles di cancellare dall’ordine del giorno la discussione sulla libertà di informazione in Italia, ritenendola “una farsa assurda“. Andava in pellegrinaggio nella cella di Rosanna Gariboldi in Abelli, che patteggiò 2 anni per riciclaggio avendo restituito 1 milione e 200 mila euro nascosti a Montecarlo nell’ambito dell’inchiesta milanese sulle bonifiche. Amico intimo di Formigoni con cui condivide il titolo di “illustre” di Comunione e Lottizzazione, e a capo di numerose e patetiche delegazioni targate Pdl in difesa di roba indifendibile, tipo lodo Alnano o tipo le dimissioni dello smemorato Scajola, è stato fiero oppositore delle dimissioni di Berlusconi da imputato nel processo Ruby, al quale raccomandò di coricarsi prima la sera. Mauro ha scaricato il Pdl in favore di Monti quando il Vaticano ha scaricato Berlusconi, diventando paladino del centrodestra del Ppe. Era in prima fila a spellarsi le mani per Stefania Craxi al Teatro Nuovo di Milano durante la presentazione del movimento “Riformisti italiani“. Le inchieste che coinvolgono Formigoni per corruzione, per Mauro sono “violente aggressioni” della magistratura. Oggi Mauro è un montiano per il quale usicre dall’euro “non è una bestemmia“. E’ reduce dal sostegno in Lombardia per il perdente Gabriele Albertini e per l’altro capopopolo Andrea Riccardi.

Gaetano Quagliariello, storico ambasciatore di Berlusconi sulle riforme e nel suo partito ritenuto un moderato, già vice di Gasparri alla presidenza del Senato, membro del Copasir e gradito oratore sul palco dell’Udeur di Mastella, è uno di quei saggi che ha votato in Aula “Ruby nipote di Mubarak” tentando di fermare il processo. La sentenza del Tar che bocciò l’accanimento idratante sui malati come Eluana Englaro, fu per Q. “il virus del totalitarismo”. Contro le rivelazioni di Gaspare Spatuzza su Berlusconi, assicurava che «Non ci piegheremo al tentativo di trasformare l’Italia in una Repubblica dei pentiti» tanto da invocare con Gasparri una Commissione d’inchiesta sui pentiti. Fan del legittimo impedimento, firmatario del processo breve (bocciato dal Csm), prescrizione breve e del lodo alnano bis “reiterabile” per congelare i processi a B. (i suoi sodali del Pdl volevano chiamarlo lodo Quagliariello), si è speso molto per cercare di fermare le intercettazioni con leggi porcata (patto del crodino alla bouvette per “trattare” col Pd). Tra le sue ultime chicche, va ricordato che Q. ha bollato la loggia P4 una “cortina fumogena”.

Enrico Giovannini presidente Istat e presidente della Commissione per il livellamento retributivo istituita dal governo Berlusconi che ben presto ha rinunciato all’obiettivo di adeguare gli stipendi e i privilegi dei parlamentari italiani a quelli della media europea, è colui che da tempo sottolinea la necessità di “ridurre al minimo l’uso del denaro in contante per restringere i confini dell’evasione” in favore di carte di credito e di tracciabilità bancaria di ogni spesa, anche per un pacchetto di sigarette, nel nome di un controllo da Stato di Polizia sulle entrate e le uscite di noi cittadini. Dev’essere anche grazie a Giovannini se oggi non si può più fare operazioni bancarie con dei contanti allo sportello, anche per importi di soli 100 euro. Ti rispondono che devi aprire il conto corrente. Ricordiamo il saggio Giovannini anche per quella mega figuraccia rimediata nel tentativo di fare il censimento 2011 tramite web sul sito dell’Istat. Diede “saggiamente” la colpa alla Telecom, dimostrando che gli “stress test” del sito effettuati alla vigilia dell’entrata a regime fatti su base statistica, non erano attendibili (sic!). I questionari del censimento, inviati per posta, hanno comportato una spesa di 590 milioni, 100 in più di quella del 2001. Tra le pillole di recente saggezza di Giovannini, ricordiamo quanto dichiarò al Fatto nel dicembre scorso: “Nel 2013 tornerà la crescita”.

Giovanni Pitruzzella, presidente Antitrust per circa 300 mila euro lordi l’anno con tanto di endorsement da parte di Valerio Onida sul Corriere, avvocato e costituzionalista, è stato uno dei 300 consulenti legali al dipartimento ai Trasporti della regione Sicilia per 12.000 euro l’anno. Già Consulente anche della società di igiene ambientale dell’Amia, la municipalizzata del comune di Palermo, Pitruzzella è culo e camicia con l’ex presidente del Senato Renato Schifani (Pdl), del cui studio “Pinelli-Schifani” è stato ancora consulente “off consul“. Tanto che nel 2008 Schifani lo scelse come presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi e come avvocato nella sua causa per diffamazione contro Marco Travaglio (“un lombrico al Senato dopo Schifani“). Pitruzzella ha difeso anche la “Lopedil” dalla parte del clan dei Lo Sicco, costruttori di un palazzone abusivo nel centro di Palermo che tra gli inquilini aveva anche Giovanni Brusca, contro il quale avevano intentato causa le sorelle Pilliu. Pitruzzella è stato anche direttore esterno della banca dati “E-Diritto” costata alla regione Sicilia 4 milioni e 200 mila euro, oggetto di una sentenza da parte della Corte dei conti nei confronti del ragionier generale Enzo Emanuele, condannato a risarcire per danno erariale 292 mila euro. Emanuele, superburocrate dell’era Cuffaro prima, e Lombardo poi, per i giudici contabili era responsabile di una «mera duplicazione dei costi» grazie a un appalto da 3 milioni e mezzo assegnato senza bando alla società Dbi di Bagheria, incaricata di realizzare il database accessibile dal sito della Regione per consultare leggi, regolamenti e decreti, società di cui Petruzzella era già direttore. I costi moltiplicati di 780 mila euro, dovevano servire a formare 12 dipendenti regionali per la gestione del sito, ma quel corso di formazione non era mai stato fatto. Pitruzzella è un garante saggio, che mai avrebbe immaginato che tra i vincitori del concorso per 5 funzionari a tempo determinato (4 anni) bandito dall’Autorità garante della concorrenza, ci sia stato Marco Lo Bue, avvocato di 28 anni presentato su LinkedIn come «avvocato presso lo studio legale Pitruzzella». Saggia idea, quella di partecipare al bando.

Valerio Onida, presidente emerito della Consulta ha proposto l’insegnamento della Costituzione a scuola, Già in corsa alle primarie del centrosinistra con Boeri e Pisapia, tra i saggi presentati, è il più presentabile, anche se a sua volta presenta qualche neo. Il primo, la sua dichiarata contrarietà all’abolizione delle province. Il secondo neo, il suo sostegno alla fondatezza del conflitto di attribuzioni sollevato da Napolitano per la distruzione delle intercettazioni tra lui e Nicola Mancino finite agli atti del processo sulla trattativa Stato Mafia. Onida ha giudicato l’azione di Napolitano, “opportuna” perché “la legge prevede specifici poteri di coordinamento del Procuratore nazionale antimafia” (Grasso ndr), a sua volta soggetto alla “sorveglianza del Procuratore generale della Cassazione”, per evitare “conflitti di competenza fra Procure” e il “mancato coordinamento” delle indagini fra le 3 procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze. Onida ritiene che “l’inevitabile iniziativa di Napolitano serve a prevenire qualunque dubbio futuro” ma evita accuratamente di precisare che le indagini erano già coordinate fra quelle procure, (come ribadito da Grasso) senza che nessun conflitto di competenza fosse mai stato sollevato: insomma, Onidca s’era mosso così evidentemente su richiesta di Mancino, oggi imputato in quel processo con Riina. E al saggio Napolitano, Onida, ovviamente, piace.

Gli altri saggi, domani.

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