Solitamente do’ notizie che i tg non danno. Oggi, invece, vi racconto una notizia che hanno dato tutti i tg Rai, ma con tono di propaganda in favore del governo in carica.
Manco fossimo in Korea del Nord, la premier Giorgia Meloni ha realizzato un video marchetta dentro Palazzo Chigi per fare propaganda sulle trionfalistiche decisioni del governo in merito al taglio del cuneo fiscale e altre amenità, per le quali di sostanza non ce n’è.
Nel video, la presidente del Consiglio si fa inquadrare in piano americano e avanza di passo, nell’intento di trasmettere sicurezza e decisione, per poi accedere nel salone del consiglio dei ministri – tutti muti prestati a coreografia al video promozionale di propaganda istituzionale..
Il tutto, come è già accaduto nel recente passato, senza conferenza stampa per evitare le domande dei giornalisti.
Ma quel che più colpisce è il resoconto che dà di questa marchetta il primo telegiornale italiano nell’edizione più vista. Il Tg1 delle 20, quello della Rai per la quale paghiamo il canone obbligatorio.
Ebbene, il tg ripete a pappagallo le frasi di propaganda della Meloni:

“E’ il più importante taglio delle tasse sul lavoro degli ultimi decenni”.

Falsissimo. Eppure il tg1 non solo lo dice. Ma non smentisce con una verifica dei numeri riferiti al passato, con i quali smaschererebbe in pochi secondi le frasi di propaganda della premier.
Niente, sono stati oltre 7 minuti di tg dedicati al decreto lavoro
Non solo. Nel primo servizio appare la madre di Lorenzo Parelli, lo studente morto l’anno scorso durante uno stage sul lavoro. Ebbene, il tg1 ha usato le parole di cordoglio di quella madre disperata per agganciare con tono di propaganda l’istituzione di un fondo di risarcimento…

Capite in che stato versa l’informazione in questo Paese?
Vi dico solo che sul Tg2 i giornalisti sono stati ancora più sdraiati sul governo: “Meloni: noi celebriamo il primo maggio con i fatti”. E ancora: “Col nuovo decreto buste paga più pesanti, aumenti fino a 100 euro al mese per il taglio del cuneo da 4 miliardi. Via il reddito di cittadinanza, arriva il reddito d’inclusione”.
Senza contare che su Rete4 – però lì siamo su una tivù privata – ci ha pensato il compagno di Meloni Andrea Giambruno a condurre una striscia di propaganda sul governo.
Ecco, un’informazione di questo spessore in un Paese che non legge, di certo non contribuisce alla causa del diritto dei cittadini di essere correttamente informati.
Semplicemente siamo a un giornalismo da riporto, che in ginocchio amplifica la propaganda col solo intento di sopravvivere alla crisi dell’editoria e di tirare a campare.
Con effetti disastrosi sulla consapevolezza pubblica della realtà politica italiana.

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