Qualche anno fa, era il 2015, l’attentato sanguinario al giornale francese di satira Charlie Hebdo che pubblicava vignette su Maometto, provocò la risposta unanime del monto politico in difesa del diritto di satira.
Sentite come si stracciava le vesti sul diritto alla satira l’attuale ministro del Turismo Daniela Santanchè.
Ecco, la pregiudicata per peculato Augusta Montaruli, collega di partito della Santanché, è colei che ieri si è scagliata contro la vignetta sairica del Fatto quotidiano…
E’ abbastanza satirico sentire una pregiudicata che anziché stare in carcere, pontifica contro i giornalisti dentro l’Aula sovrana del parlamento. Tuttavia il siparietto è continuato anche dopo, quando l’intervento del deputato Grimaldi è stato interrotto dagli insulti del meloniano Perissa.
Marco Perissa, ovviamente pure lui di Fratelli d’Italia, in veste di presidente di un ente di promozione sportiva affiliato al Coni, è finito in un esposto denuncia per malversazione depositata in Procura a Torino tempo fa, perché pare abbia emesso fatture con partita iva inesistente per prestazioni assai dubbie riscosse con soldi pubblici.
La denuncia proviene dall’organo di Vigilanza della Lega nazionale Dilettanti, di cui fa parte il Calcio a 5, che è nel mirino delle triangolazioni per le quali diversi esponenti meloniani hanno grossi interessi economici.
La vicenda risulta ancora in fase di indagine vedremo se porterà a sviluppi in futuro per Perissa.
Rimanendo sempre dentro la satira naturale del governo Meloni, va ricordato che ieri il presidente della Camera Lorenzo Fontana – terza carica dello Stato – ha salutato gli studenti dell’Istituto Bachelet di Ferrara con l’espressione Bakelet.
Lo strafalcione è passato sotto silenzio su tutte le tivù controllate dal governo.
Mica come quando mandava i congiuntivi di Di Battista o Di Maio.
E il voto in Aula di Giorgia Meloni e di La Russa Ruby nipote di Mubarak non è sempre satira?
Ecco, forse la Montaruli ha un po’ di gelosia dei giornali che provano a sbeffeggiare una classe politica di clown.
Eppure sarebbe bastato che qualcuno avesse ricordato dentro quell’aula: “Ma non eravamo tutti charlie hebdo?”

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