Rassegna dei “saggi” /2

il saggio

Ecco la seconda tranche del ritratto dei saggi nominati da Giorgio Napolitano.

Salvatore Rossi, direttore del centro studi di Bankitalia, è autore del libro “Controtempo. L’Italia nella crisi mondiale” (Edizioni Laterza) che in apertura riporta una massima di Ernesto Rossi «In Italia non vedo alcuna politica ragionevole che sia praticamente attuabile». Insomma, roba da saggi. Nella realtà, Rossi è un funzionario organico al sistema che tace e acconsente sui Monti-bond per tappare i buchi neri creatisi al Monte dei Paschi di Siena con la gestione Mussari & cricca.

Giancarlo Giorgetti, laureato in Bocconi, già presidente della Commissione Bilancio alla Camera, maroniano considerato traditore dei maroniani, è il cosiddetto economista della Lega che appena dopo un anno di legislatura dell’ultimo governo Berlusconi sembrava dovesse ripiazzare Tremonti al Minisero del Tesoro. E’ marito di Laura Ferrari, che nel 2008 ha patteggiato una pena al tribunale di  Busto Arsizio per truffa di fondi europei restituendo 20 mila euro alla regione Lombardia per 2 corsi di formazione senza iscritti, ma che erano stati avviati falsificando le firme e i registri di presenza. Giorgetti, “il piccolo Gianni Letta di Cazzago Brabbia“, è il plenipotenziario della Lega in Lombardia e segretario federale. Quello che media, che smorza, e che ha ingoiato i rospi dell’alleanza col Pdl di Formigoni e della sua truppa di indagati e arrestati. Giorgetti fa parte di quella Lega che per tanti anni non ha visto e non ha sentito l’avvicinarsi del crac del San Raffaele. Tantomeno si è mai chiesto a quale titolo decine di milioni di soldi pubblici sono stati regalati alle fondazioni oggetto di inchieste per le quali sono finiti in galera i Daccò e i Maugeri. Giorgetti è tra gli artefici del salvataggio dal fallimento della banca padana Credieuronord (grazie a Fiorani) al fine di coprire i buchi e le intermediazioni fittizie con le cooperative di allevatori create per nascondere la truffa delle quote latte rimaste inevase. Giorgetti è un “consuetudinario” di banchieri dell’establishment tipo Massimo Ponzellini, presidente della Popolare di Milano. Nel 2011 si schierò contro l’emendamento dell’Idv sui pagamenti dei crediti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione per «mancanza di copertura», creando la frattura col deputato Reguzzoni e col “cerchio magico” di Bossi. Va detto che la Lega, assieme a tutti i partiti, avrebbe potuto rinunciare ai rimborsi elettorali o mettere mano a quelli già incassati. Possiamo giurare che in quel caso, qualcosa per le imprese sarebbe saltato fuori. Fautore della tassa patrimoniale invisa al Pdl di Berlusconi, Giorgetti è citato anche tra i complici delle manovre dell’ex tesoriere leghista Belsito, finito in disgrazia per l’uso privato dei rimborsi che hanno sputtanato il partito. A scandali scoppiati, anche per la vicenda di Fiorito-Batman, Giorgetti con Donato Bruno, aveva scritto una lettera al premier Mario Monti in cui chiedeva di rinviare il termine del decreto legge governativo sul taglio dei fondi alle Regioni voluto dalla Commissione parlamentare bicamerale, in quanto «incompatibile coi tempi dell’esame del decreto da parte del Parlamento». In un’informativa del Noe dei Carabinieri su un’inchiesta per fondi illeciti alla Lega, Giorgetti è citato nelle intercettazioni tra i presenti a una cena a “Villa Baroni” con Maroni, Orsi e Dario Galli nell’ambito dell’inchiesta che riguarda Finmeccanica e l’affaire degli elicotteri Agusta, oggetto di intermediazioni tangentizie.  Insomma, un saggio granitico.

Filippo Bubbico, ex governatore della Basilicata ed ex sottosegretario di Scajola da ministro inconsapevole al ministero dello Sviluppo economico (suo personale), archiviato nell’inchiesta “Toghe lucane”, è stato il relatore degli emendamenti (2.400) presentati in Commissione Industria al decreto sulle Liberalizzazioni nei settori lobbistici delle farmacie, dei taxi e degli avvocati. Emendamenti che non hanno prodotto liberalizzazioni di nessun tipo, e dunque, garantito il perdurare delle lobby dell’era Monti.

Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Affari europei, è l’eurocrate italiano più in vista e anche apprezzato a Bruxelles. Città in cui ha ricoperto il ruolo di capo di Gabinetto di Mario Monti all’Antitrust, e poi segretario generale aggiunto della Commissione. Giudice della Corte di giustizia del Lussemburgo, già collaboratore di Ciampi e Amato, è l’eminenza grigia dell’esecutivo Monti. Dalle sue mani sono passati gli accordi per la riprogrammazione dei fondi comunitari con la riduzione della quota di cofinanziamento nazionale, i piani di sviluppo per la crescita e la stabilizzazione dell’economia. Sulla tenuta dell’euro come valuta unica, si è dichiarato «ottimista pragmatico, senza un piano B». Per ciò, assieme a Monti, Moavero ha potuto ricoprire il ruolo di garante della sacralità del rigore italiano nelle vesti di timido tessitore dei piani di riforme per la crescita (solo) annunciati ai partner europei negli incontri-trottola dell’ultimo anno e mezzo. Moavero è stato il rassicuratore italiano sulle strategie romane all’insegna della tassazione folle, del taglio dei servizi ai cittadini, dello sterminio delle piccole e medie imprese che hanno velocizzato l’avvitamento dell’economia reale, aumentato in maniera incontrollata la disoccupazione e la conseguente diffusione dell’attiuale clima da coprifuoco, col solo fine di rispettare i parametri di Bilancio per il rientro del debito pubblico. In tema di politiche interne, ha fatto una sola cosa buona Moavero: ha bocciato l’emendamento del leghista Pini che voleva istituire una legge sulla responsabilità dei giudici. Per il resto, i saggi hanno un’altra manina. E soprattutto non sono proprietari di otto fabbricati.

Luciano Violante, ex presidente della Camera e uomo che i per i democratici ha curato a più riprese le trattative sulla legge elettorale, è stato in parole povere l’eterno garante a sinistra del berlusconismo. Possibilista e anche sodale su buona parte delle leggi porcata che hanno annientato lo stato di diritto di questo Paese, Violante è una sorta di Massimo D’Alema un po’ più defilato. E’ uno di quelli che piace a tutto l’arco parlamentare, un po’ come il Crodino. Forse un po’ come un saggio. Ma non è il caso suo.

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2 Commenti a “Rassegna dei “saggi” /2”

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