Pd: partito distrutto

Chi vota noi non sa cosa vota” disse esattamente due anni fa l’allora segretario del Pd Dario Franceschini. Oggi sappiamo che i voti andati a Filippo Penati, uno dei caporioni del partito derelitto, potrebbero essere finiti a “un delinquente“. Un dubbio fondato che sembra non scomodare più di tanto le coscienze degli italiani, che anzi, avranno un motivo in più per dire che tutta la politica è uguale. Per convincersi che i politici rubano ed estorcono a destra e a sinistra. Confesso che provo vergogna all’idea di essermi candidato alle regionali lombarde del 2010. Non tanto per l’Idv, che è e rimane l’unico partito di opposizione italiano dentro le istituzioni che contano, ma perché anch’io con la mia buona fede concorrevo a sostenere la presidenza di Penati alla regione Lombardia: un candidato messo lì apposta per perdere come la quasi totalità degli esponenti del Pd. Che sono nè carne nè pesce, a parte qualche mosca bianca di buona levatura politica offuscata dai troppi corrotti, collusi, prescritti o sotto processo che albergano nel partito di Bersani. Da Tedesco a Crisafulli, da Frisullo a Del Turco, da De Luca a Bassolino, da Delbono a Caliendo e a Pronzato. E’ un elenco parziale che “addolora” Bersani senza che prenda mai una posizione decisa. Forse perché teme di tirarsi addosso la setta di Comunione e Lottizzazione, che con la Compagnia delle Opere porta voti di scambio per le assunzioni e le prebende negli appalti della sanità e delle infrastrutture? L’inchiesta che ha scoperchiato le tangenti rosse a Sesto San Giovanni accelera il declino del Pd di Bersani. Possiamo dire che se Berlusconi sta a Bossi, entrambi stanno a Bersani. Una P3 in in salsa B3 che accomuna 3 capi di partito della stessa pasta. Dello stesso modo di intendere la politica: vecchio e ancorato alle dichiarazioni ingessate che scatenano i mercati a portata di click.

Il Pd come il Pdl e la Lega (non so quanto l’Idv) sono aziende destinate a sparire assieme all’era capitalista e ai totem dei leader. La rete è ormai un fiume in piena che sparge le notizie e illumina sempre più cittadini sulla realtà delle istituzioni e dei loro dirigenti. La rete è quella che il Pd Walter Veltroni ha scoperto ieri l’altro in una lunga e penosa lettera riportata da Repubblica, in cui s’è accorto che “il mondo cambia e la politica arranca” con la Rete “nuova dimensione del sapere e del comunicare” che ha generato i movimenti del ‘no’ rassicurante e identitario.” Veltroni glissa la vicenda dell’amico Penati limitandosi ad ammettere che “anche a sinistra si è fatta strada la pericolosa malattia della confusione di mezzi e fini“, ma starnazza il “Riformismo che è bisogno di caos col coraggio di dire che i deboli devono avere qualcosa e i forti cedere“. Lui, sostenitore di Berlusconi che lamenta “l’Italia stremata da 15 anni di berlusconismo“, mantenuto da decenni da noi cittadini con migliaia di euro al mese, vuole “snellita l’elefantiaca macchina politico amministrativa” nonché “la fine delle scandalose retribuzioni e liquidazioni di manager pubblici e privati.” Solo quelli, no di certo gli stipendi da deputato. Veltroni che parla di “politica come più alta forma di missione civile e di sfida intellettuale” fa ridere di fronte a una come Paola Concia (Pd) che del suo partito ha detto “C’è chi non vuole un congresso davvero democratico si impedisce di accedere al nome degli iscritti” in riferimento alle primarie.

Alla luce di questa ipocrisia sfacciata che uomini del Pd ostentano senza valutare le conseguenze sul piano della considerazione personale e della reputazione, il Pd non può chiedere al Pdl “di uscire dall’ambiguità” sul caso Lassini se si limita al solo “dolore” per le mele marce al suo interno. Per “ridare al Paese stanco e sfiduciato il desiderio di ricominciare ad investire e a creare” bisogna che si tolga di mezzo il Pd, il Pdl e la Lega. Per “sprofessionalizzare la politica” bisogna che Veltroni si guadagni la giornata non più alle spalle degli italiani e si cerchi un lavoro onesto. Se non lo farà lui, glielo faranno fare gli eventi della crisi economica che ci ha proiettato in un periodo di lungo buio che pare il Medio Evo. Franceschini, Berlusconi, Bossi, Violante, Cicchitto tra un po’ saranno v(u)oti a perdere. Distrutti nel loro ego e nella loro falsità.

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