Panenuovo l’anatomopatologo


Angelo Panebianco “il liberale”

Dopo la quaglia Pigi Battista, anche il “liberale” Angelo Panebianco scarica il Cainano ormai avviato alla disfatta dei ballottaggi sulla prima pagina del “Palliere”. Da leader di una ”formidabile concentrazione di potere personale (sempre contrastata dal fortissimo contropotere giudiziario)” che spinse questo ‘pruritologo’ a formulare “Una proposta al Cavaliere” (5 dicembre 2010), attraverso il monito della “rivoluzione liberale fallita” apparsa in prima pagina il 5 gennaio 2011, eccolo oggi, l’editorialista tanto al chilo camuffato da anatomopatologo del declino, ammettere anzitempo che “c’é una parte di elettorato che non crede più in Berlusconi che ha smesso di votarlo”.

Un brutto colpo per chi come Panebianco vedeva “il premier con molti motivi per sorridere” alle regionali (31 marzo 2010) e riteneva il lodo Alfano “un ombrello utile per garantire la stabilità  dei vertici istituzionali contro chi usa le risorse giudiziarie per costruttrici sopra carriere politiche” (6 ottobre 2009). Ecco spiegato perché non c’é stato spazio nemmeno per un rigo su De Magistris impegnato al ballottaggio di Napoli in prima pagina oggi. Panebianco, convinto teorico “dell’anarchia giudiziaria” (15 marzo 2010) si chiede piuttosto “Perché?” l’elettore berlusconiano non vota più Berlusconi. Si risponde da solo dando colpa alla “società  corporativa” mai smantellata in 17 anni nonostante le promesse liberali di “meno Stato”. Ecco spiegata, secondo Panebianco, la debacle berluscoide che paga “un elettorato stanco che non crede più alle sue promesse”.

Eppure fu profetico Panebianco il 22 ottobre 2009, quando scrisse che “non é dai partiti ma dalla società  che dovrebbe partire la bonifica” pensando probabilmente che la sorte avversa toccasse alla famigerata Sinistra. Invece, con la Moratti e Lettieri in difficoltà , alle nari di Panebianco é proprio Berlusconi con la sua claque a odorare di spazzatura in questo soleggiato week-end di maggio. Altro che “ha dimostrato capacità  col terremoto dell’Abruzzo, al G8, con la gestione della crisi economica e con l’immondizia in Campania” come vergava il 18 novembre 2009, salvo poi ritrattare il 26 ottobre 2010 con ”Di nuovo l’immondizia, governo, Napoli, politici incapaci di cercare soluzioni e rimedi…”

Per l’odierno Panebianco in salsa antiberlusconiana, il piduista rimane un “eccezionale funambolo leader fra 2 mondi contrapposti che non poteva durare in eterno.” Ecco dunque spiegato il motivo di questo cambio di rotta (tranne che per la riforma scolastica della Gelmini) “ambizioso tentativo di ridare slancio all’istruzione superiore frutto di uno sforzo encomiabile” (26 ottobre 2010) rilanciata nel rapporto anatomopatologico di oggi “decisamente migliore delle pessime riforme della sinistra”.

Per il resto sembra una Candid camera leggere il timore di Panebianco per una Sinistra che urlasse alla “deriva autoritaria” qualora fosse passata la norma di Violante sul rafforzamento dei poteri del capo del governo. E’ archeologia partigiana leggere Panebianco incantato da quella visita di Berlusconi in Israele bollata “un successo personale e dell’italia schierata a fianco del più grande esempio di democrazia e libertà  del Medio Oriente” (5 febbraio 2010) tralasciando di scrivere un solo rigo di come il presidente Olmert si sia dimesso non appena fu indagato per corruzione. Sembra satira ribaltata leggere Panebianco a difesa di Nicola Cosentino “indagato per presunte relazioni con la camorra” mentre gli raccomandava di “tenersi abbarbicato alla sua presunzione di non colpevolezza per salvaguardare un minimo di civiltà â€ omettendo il no all’arresto posto dalla Camera nonostante la richiesta dei magistrati di Napoli impegnati a processare i Casalesi. Fa quasi tenerezza leggere Panebianco dalla parte dei “partiti che soddisfino la richiesta di clientelismo” (22 ottobre 2009) affinché non cadano nella trappola di “quei mezzi di informazione che campano sull’antiberlusconismo radicale” (30 diecembre 2009).

Ora Panebianco pare diventato Panenuovo. Le “campane a morto” del Pdl tradottesi nella sorprendente “Anatomia del declino” sbattuta in prima pagina, gli hanno fatto rimangiare quelle teorie sul “casus belli del Pdl legato al federalismo” (17 agosto 2010). Panebianco sta scorgendo “Berlusconi uscire di scena” (27 settembre 2010) grazie ai ballottaggi, e magari vedrà  il Paese uscire “dal cul del sac” (5 dicembre 2010) con le istituzioni non più ostaggio per leggi impudiche. Chissà  se Panebianco sarà  disposto a rimangiarsi pure il perenne rimprovero a Veltroni “colpevole del fatale errore di allearsi con Di Pietro”. Scommettiamo sull’esito di questi ballottaggi?

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