Quisquiglie di un servo ricco (e felice?)

I lettori del “Giornale” sono pregati di non perdersi l’editoriale odierno del direttore Alessandro Sallusti che in prima pagina titola senza mezzi termini “Meglio liberi servi che veri voltagabbana” in cui il voltagabbana sarebbe Ernesto Galli Della Loggia per avere teorizzato sul Palliere “L’obbedienza che avvelena” in riferimento ai difensori incalliti del berlusconismo in declino. Dunque, anche se noi non avevamo dubbi, i lettori “liberali” di centrodestra da oggi non potranno più negare di che pasta “liberale” é fatto il direttore del Giornale. Un servo prezzolato per sua stessa ammissione. Felice di esserlo assieme al rinoceronte barbuto Giuliano Ferrara in quanto “funziona così. Lo insegna la storia di tutte le corti e i dei cortigiani” in questo paese dove “disubbidire al capo é un lusso“. Soprattutto se il capo é quello che ti arricchisce con centinaia di migliaia di euro all’anno per difenderlo tout curt, e ti paga pure le querele che perdi diffamando gli avversari politici. Sallusti ne sa qualcosa assieme a Sgarbi, Ferrara, Feltri, Belpietro e cricca bella.

Qualora Galli Della Loggia si decidesse a ricordarlo in prima pagina, sposeremo pure noi la teoria di Sallusti. Pure noi gli daremo del voltagabbana senza doverci calare nell’imbarazzante parte di suoi avvocati difensori, giacché in tempi non sospetti il “professore” del Palliere, nei suoi minestroni di teorie un po’ confuse e ‘sallustiane’, qualche titolo veritiero lo ha pur sempre dato. Qualche esempio? Già  nel 2009 Galli della Loggia firmava “Se il paese finisce in un vicolo cieco” con un attacco al governo Berlusconi salvo poi perdersi nel “radicalismo giustizialista di Di Pietro” annebbiato dalla “peculiare vulnerabilità  giudiziaria di Berlusconi che ha reso la magistratura un attore politico decisivo.” Di Galli della Loggia ricordiamo il “Dietro le ronde (fallite) le sorprese del paese reale” salvo poi leggere l’elogio a “Bersani per aver tenuto lontano il Pd dal ‘No B-day’ in quanto cortei e comizi non cambiano mai il quadro politico“. Il perché lo ha spiegato giusto alla vigilia della campagna delle comunali ne “La democrazia non é in rete” che nonostante “il carico delle gravi e oggettive «anomalie» di Berlusconi“, secondo il professore mai potevano lasciare speranze all’ «opposizionismo» massimalista che trascina fatalmente nell’abbraccio stritolante di Di Pietro.

A tal proposito il felice servo Sallusti avrà  notato che il presunto voltagabbana Galli Della Loggia non ha ancora scritto un solo rigo sul successo di De Magistris a Napoli e sull’influenza che la rete ha avuto nella vittoria di Pisapia a Milano. Con un decimo di spesa rispetto alla banda della Moratti che ha tappezzato Milano di manifesti abusivi. Dunque tra le “Parole vuote e un po’ ipocrite” di Galli della Loggia (riferite incautamente a ‘Natale a Beverly Hills’), va riconosciuto che in tempi non sospetti parlava di “patetico brancolare nel buio del governo Berlusconi” e di “Trama nascosta della corruzione” salvo poi non nominare nemmeno di striscio i processi nel merito che riguardano ancora oggi il presidente del consiglio dei piduisti (Mills, Mediatrade, Mediaset e corruzione sessuale di minore).

Per la felicità  servile di Sallusti, Galli della Loggia da tempi non sospetti si é speso sull’ “orecchino populista” di Nichi Vendola, benché soltanto un anno fa per il professor Ernesto “parlare di crisi finale di Berlusconi e del berlusconismo é senz’altro azzardato” in quanto “niente lascia credere che se tra 6 mesi ci fossero le elezioni politiche il Cavaliere non riuscirebbe per l’ennesima volta a riportare la vittoria“. Teoria smentita di un servo distaccato che, a differenza di Sallusti, sopravviverà  di fondi all’editoria pubblica per qualche altro anno anche senza Berlusconi. Ecco il senso dell’attacco di Sallusti a Galli della Loggia. Evidentemente é geloso di dover continuare a difendere a tutta faccia (ben visibile col capo pelato) il puttaniere plurimputato. Insomma, parliamo di qusquiglie di servi ricchi, più che felici.

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