Di male in peggio. Auguri

Rieccoci qua nel nuovo anno. Il 2010 pare acqua passata, i vecchi calendari sono ormai nei cestini e quelli giornalieri a foglio del 2011 si ripresentano belli spessi nel loro candore bianco con tutti i 365 giorni. L’anno vecchio sembra lasciarsi alle spalle tutto: cricche, rifiuti, mafia, P3, G8, malasanità , inquinamento, escort e quant’altro volete. Il presidente di nessuno Giorgio Napolitano ha suggellato in modo vecchio l’anno nuovo. A reti unificate ha espresso preoccupazione per il malessere dei giovani e per il loro futuro in mano a una cricca di affaristi dediti ai loro lerci guadagni. Lo ha fatto come al solito in chiusura d’annata perché l’obiettivo é tranquillizzare l’esercito di telecatodici che, intenti a festeggiare la nottata di San Silvestro sono mediamente meno depressi e più disposti a credere che l’anno vecchio si porterà  via tutte le macerie. Come un mantra masochistico collettivo, il discorso presidenziale l’indomani di Capodanno non lo ricorderà  più nessuno perché sarà  archiviato con l”anno vecchio. Sarà  associato a qualcosa di lontano e impercettibile. Si trasformerà  in uno sbiadito ricordo di un monito nero imbiancato dai foglietti del corposo nuovo calendario appeso al muro dell’ufficio o della cucina di casa.

Proviamo pensare che effetto avrebbe quello stesso discorso a reti unificate trasmesso in prima serata a Capodanno. Quando l’anno é tutto davanti e la notte di San Silvestro é alle spalle. Proviamo pensare che diversa percezione avrebbe l’esercito di telecatodici su ciò che li aspetta nel sentire un vecchio gufo con gli occhiali che si associa al malessere di quei giovani senza futuro. Del resto avrebbe più senso sentire il discorso degli italici presidenti di nessuno che per consolidata tradizione dedicano più parole agli auspici che non ai bilanci. Auspici che negli ultimi anni non si sono mai tradotti in benefici. Ebbene il 2011 sarà  il quarto anno di recessione economica e di crisi occupazionale. Sarà  peggiore del 2010 perché aumenteranno i senza lavoro, il debito pubblico ci sprofonderà  nel fallimento assieme a Grecia, Irlanda e Portogallo, finirà  l’era dell’euro unito, aumenteranno i suicidi di padri senza speranza, ci saranno più proteste di piazza, più manganellate, più fascismo e più diseguaglianze sociali. Insomma dovremmo aver capito tutti che il 2011 sarà  peggio del 2010, del 2009 e del 2008 messi insieme. Sarà  sempre peggio finché l’esercito di telecatodici non avrà  capito che senza sovranità  monetaria non si andrà  da nessuna parte. L’argomento soldi, unico collante che tiene assieme i regimi europei, é la preoccupazione di chi sta nelle segrete stanze del potere dove si teme per la tenuta stessa dell’intero sistema delle cosiddette democrazie. Anche se nessun partito politico lo ammette. Auguri.

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