Tutti in crisi tranne i ricchi

Recessione e crisi economica sarebbero scongiurate secondo Bernanke e Trichet, i 2 banchieri centrali più potenti dell’Occidente per i quali Pil e produzione industriale vengono rivisti al rialzo sia in Usa che in Eurolandia. Peccato che a Ferragostso Bernanke e Trichet prevedevano il contrario, ossia il rallentamento produttivo che li indusse a ribassare i tassi del Pil sulle 2 sponde dell’Atlantico segnalando con preoccupazione i debiti di molti paesi e gli effetti che avrebbero potuto avere sui mercati finanziari e monetari. Insomma dalla contradditorietà  dei 2 massimi banchieri centrali emerge la loro visione della realtà  confusa e fuori dal mondo, per non dire grottesca. Peccato che in Italia abbiamo davanti solo disoccupazione e crisi sociale al cospetto di una ripresa fiacca e disomogenea nonostante il menestrello Tremorti semini ottimismo tutti i giorni. Per lui siamo fuori dalla crisi soprattutto da quando l’Ecofin si é trasformato in una sorta di cervello economico europeo col compito di tutelare la stabilità  monetaria e avviare politiche di competitività  nei confronti di America, Cina e India. L’Italia col suo mastodontico debito pubblico viaggia in perfetta e (teorica) stabilità  trainata dalla locomotiva Germania, senza che mai un governo di destra e sinistra abbia varato una riforma fiscale in favore delle famiglie, il lavoro, le imprese col trasferimento del prelievo dalle persone alle cose.

Tuttavia, nonostante l’Ecofin, l’Europa rimane ancorata al blocco occidentale e alle sorti economiche degli Usa, dove l’enorme debito pubblico alimentato dal deficit fiscale, si somma alla liquidità  che la Fed sta incrementando con l’illusione di abbassarlo. Dopo la recente batosta elettorale subita da Obama, la Casa bianca é di fronte a scelte che non potranno prescindere dal rigore per tentare la via del rientro del debito, diminuzione del deficit con l’estero, dollaro debole per scoraggiare le importazioni e per allontanare lo spettro dell’inflazione. L’Europa, con o senza Ecofin, dovrà  affrontare le decisioni americane con potere decisionale conferito a tutti gli effetti alla Germania. Nella crisi economica di queste proporzioni, con milioni di posti di lavoro in bilico nell’area Ue, l’Italia vive la propria crisi con i giovani, i precari, stasi dei consumi, degli investimenti e mancanza di risorse disponibili. Il governo dei miracoli e del fare (niente) non si discosta dai precedenti: l’Italia non ha margini di manovra nonostante sia ancora tra le prime 10 potenze industriali al mondo.

Eppure le soluzioni esisterebbero se la classe politica che il ministro Tremorti rappresenta volesse attuarle. La prima sarebbe un efficace contrasto all’evasione fiscale e il mercato sommerso. I 9 miliardi recuperati grazie alla stretta dell’ex ministro Vincenzo Visco, rimangono una goccia d’acqua nel mare di un’evasione nuova e aggiuntiva.
La seconda strada sarebbe una lotta agli sprechi verso gli impieghi improduttivi nella spesa pubblica, senza l’infelice metodo adottato dalle ultime 2 finanziarie, quello dei tagli lineari ai ministeri che hanno penalizzato anche le spese necessarie e i tagli al personale pubblico, in particolare agli insegnanti, che non sortirà  gli effetti di limitare gli sprechi. Senza contare i tagli dei trasferimenti ai Comuni e alle Regioni, con conseguenze sulle tasse locali e sulla qualità  dei servizi che non stanno dando efficaci risposte al contrasto del debito.
La terza soluzione sarebbe quella di sgravare dal carico tributario le fasce deboli e gravare chi guadagna tanto. Ma da questo punto di vista la casta non ci sente. Preferiscono lasciar stare le corporazioni potenti e le clientele più spregiudicate, fascia di elettori preziosa per l’attuale maggioranza.

Ecco che la politica fiscale continua ad avere connotati classisti. Colpisce in basso e non in alto, trasformando la progressività  fiscale in una vera e propria regressività  con tanti saluti al principio costituzionale. Eppure una modifica fiscale nel senso d’un ritorno al principio della progressività  contribuirebbe fortemente al rilancio della domanda e della crescita. Contribuirebbe al taglio degli sprechi e all’aumento della competitività . Peccato non stia scritta nelle tabelle di questo governo, che finché non cambierà , finanza e fiscalità  classiste resteranno inalterate, con buona pace per chi sostiene che la lotta di classe non esiste più.

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