I leader politici e pure gli oppositori fingono lacrime su Gianluca Vialli per raccogliere like e commenti di coccodrillo. Utili solo alla suggestione dei vivi (perché i morti non ci sono più), per compiacere i parenti, che al contempo, come nel caso di calciatori e cantanti, sono sempre ricchi.

Intanto il 2023 s’è aperto con la scadenza di quasi 600 contratti di lavoro, non più in linea con l’andamento dell’inflazione.
Solo in Italia ci sono 6,8 milioni di lavoratori nel settore del commercio, del turismo e della ristorazione senza l’adeguamento minimo della paga oraria. I vigilanti percepiscono 4 euro e mezzo all’ora grazie a un contratto scaduto nel 2016.

Chiude il cerchio l’inflazione, che erode il potere d’acquisto, limita i consumi e impone rinunce. In tal senso l’Italia è prima in Europa con l’inflazione all’11,6% e aumenti dei prezzi doppi rispetto a Francia e Spagna (dati Eusostat).

Gli aumenti di gas e petrolio impoveriscono i salari già tra i più bassi della Ue. Paghe basse corrispondono a povertà e aziende sofferenti perché caricate da cuneo fiscale sproporzionato, spese e gabelle.

Non ci sono post e nemmeno iniziative a tutela dei lavoratori da parte del governo Meloni impegnato a bastonare i rave, men che meno della cosiddetta opposizione di Sinistra. Per non dire del post grillino Giuseppe Conte. Nessuno di loro che si stracci le vesti per portare i salari minimi in Italia ad almeno 2 mila euro. Nessuno che sfidi le banche, l’Ue e nessuno che metta in discussione il debito pubblico che strozza il nostro Paese.

Cercare lacrime facili sul Vialli è più semplice.

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