Il prezzo dell’informazione libera

I giornalisti del Corriere sono reduci da 2 giorni di sciopero. A La7 l’argomento di copertina dei dipendenti é il licenziamento. L’Eco di Bergamo, dopo 120 anni di bollettini cattocomunisti in formato maxi, da pochi giorni é diventato un piccolo tabloid. Il Giornale perde 30 milioni l’anno senza contare le querele che perde e che B. deve risarcire ai diffamati. I dipendenti di Telegenova non prendono lo stipendio da luglio. La Rai agonizza nei debiti. Se continua così nel 2012 toccherà  i 600 milioni di rosso comunista, 50 in più del valore del suo capitale sociale. Un rapporto mostrato al recente Forum del World Association of Newspapers tenuto ad Amburgo, indica per la prima volta il segno meno a livello mondiale di vendite di giornali. Il calo totale é dello 0,8% di cui Europa e Nord-America registrano il calo più vistoso: rispettivamente il 13,9 e il 4,9%.

In compenso Google Italia fattura pubblicità  per 600 milioni l’anno, più del gruppo Espresso e Mondadori messi assieme sfuggendo alla legge porcata Gasparri. L’Agcom gli fa i conti in tasca ma tra un po’ sarà  roba morta pure quella. Altro che “regolazione internazionale della Rete da farsi in sede Onu” come vorrebbe il decrepito Corrado Calabrò. Gli daremo l’estema unzione assieme a quei pirlacchiotti come il ministro Romani che voleva regolamentare le dirette web con un insulso e inutile decretino del governo. Romani-Berlusconi-Gasparri-Calabrò-Masi-minchiolini: aria fritta. Vogliono far pagare il canone Rai nelle bollette Enel. Mi sono già  preparato i ceri per quando taglierò i fili perché i network sono ormai social. La rete é social. E’ democrazia diretta. Partecipazione. Tutti siamo potenziali giornalisti corrispondenti o inviati dal luogo in cui ci troviamo. Il valore per sopravvivere in rete é la reputazione, non i paraculi. La visibilità  ce l’hai se la meriti, non se ti fai impalare dal produttore e dalla produttrice della tivù.

Blog e siti video hanno ormai soppiantato il miliardario mercato delle frequenze. L’informazione in rete non si paga. Questo é il vero problema di chi fa informazione qui. Mantenere un blog ogni giorno é un lavoro che non dà  introito economico. In compenso richiede tempo per il mantenimento, dedizione e fatica per rinfrescare la vetrina agli occhi del popolo di naviganti che esige libertà  libertà  libertà . Peccato che la libertà  abbia ancora un prezzo, che purtroppo può pagare soltanto chi se lo può permettere. Io non sono tra gli eletti della casta al soldo nonostante molti lettori mi abbiano aiutato nel momento del bisogno con le donazioni. Al contrario ci sono lestofanti della politica che con le loro stupide querele me ne chiedono di soldi. Ma tutto ciò é un passaggio che non so quanto durerà  e a cosa porterà . Certamente trasformerà  molto. Forse, un domani, quando i soldi saranno diventati carta straccia scompariranno i confini nazionali, le cortine di ferro, presidenti e sottosegretari saranno sopramobili. Tutti in rete ad aggiornare le pagine di Wikipedia sulla storia del giornalista, figura che sarà  vetusta in quanto superata dalla tecnologia della rete che ci trasforma tutti in testimoni del nostro tempo. Sempre in diretta.

Dopo 3 anni e mezzo di full immersion può darsi che mi prenda un po’ di riposo. Non garantisco altri post a breve. Spero di esservi stato (fin qui) utile. Nel bene e nel male.

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