Un calcio alla nostra (gloriosa) storia

Premetto che non sono un appassionato di calcio, e nemmeno un intenditore. Conosco tuttavia molto bene il mondo dello sport. Quello vero del sacrificio, della fatica e della costanza. Ho vissuto per anni nel mondo dell’atletica leggera a fianco di professionisti di livello: velocisti e fondisti. Ho visto la loro condotta di vita, i lunghi periodi di ritiro, ho assistito decine di volte alle loro sedute di allenamento possibili grazie alle loro doti innate. Allenarsi per correre una maratona ai campionati italiani, europei o ai mondiali é un impegno nervoso prima che fisico. Sia per il campione che per l’amatore pur avendo obiettivi cronometrici per forza diversi. Io stesso pratico la corsa da sempre. Per un certo periodo l’ho praticata a un discreto livello amatoriale, per raggiungere il quale ho dovuto faticare. Ho passato tutta la mia giovinezza lontano da vizi, ore piccole e cocaina pur non avendo mai vinto campionati. E’ stata comunque una fortuna perché oggi, alla vigilia dei 41 anni, posso permettermi di correre ancora a buon livello, meditando di portare a termine una maratona in meno di 3 ore entro un anno. Per fare ciò mi sto allenando nei ritagli di tempo (poco) che dispongo e spero, infortuni permettendo, di farcela. Quando ce l’avrò fatta il mio percorso di preparazione sarà  una delle migliaia di storie personali che riguardano anche altri atleti capaci di fare altrettanto. Con 2 ore e 50 minuti non si fa storia, come non la fanno quelli da 2 ore e 30 tanto quelli da 4 ore. Ma una cosa é certa: per tutti questi anonimi sportivi la condizione fisica é di gran lunga migliore del miglior bomber del calcio italiano.

Perdonatemi la presunzione ma l’esperienza mi ha insegnato che la corsa é in assoluto lo sport più faticoso e più vero che esista. E’ un termometro di vita. Perciò é lo sport base per tutte le altre discipline perché se hai fiato fai tutto il resto con meno fatica. Non c’é ciclismo o basket che tengano. Per non parlare del calcio! L’ho sempre osservato con occhio assai distante e con la consapevolezza che i calciatori sono anni luce dai sacrifici degli atleti di altre discipline: non solo della corsa, ma anche dell’atletica pesante, degli sport acrobatici e quelli di resistenza.
Ho sempre ritenuto che se i calciatori avessero fiato per correre non avrebbero la vista annebbiata nell’arco di una partita. E’ vero che il calcio richiede doti esplosive e di velocità  in corsa unite al coordinamento sulla palla, ma é altrettanto vero che la corsa e la velocità  li devi allenare in maniera tosta. Non bastano 10 scatti da 30 metri con partenza dai blocchi tra una chiacchiera e una battuta. Non basta abbozzare qualche allungo in diagonale sul campo per costruirsi un motore resistente. La resistenza alla velocità  la si costruisce miscelando sedute lattacide con un po’ di fondo. Correndo! La corsa dovrebbe essere quasi sempre presente nelle sedute dei calciatori. Coprire almeno 10 chilometri in 40 minuti dovrebbe essere normale per un calciatore professionista, non una follia. Almeno per un’ala un terzino e un difensore. Il resto della bravura del calciatore dovrebbe risiedere nelle sue doti innate di giocoliere, che coach e scuole di calcio non potrebbero mai insegnare.

La differenza tra i calciatori di nazioni evolute da quelli dei paesi emergenti si fa sempre più marcata perché la differenza la fa la cattiveria agonistica. Nei paesi evoluti la tendenza é quella di assistere a squadre impostate su schemi che puntano tutto sul bomber. Lavorano molto in campo con gli schemi di gioco ma senza sacrificio. Senza pathos. Le nazionali di questi paesi sono formate da ragazzotti presi dalla pubblicità , dalla Porsche, dai festini e viziati dai miliardi. Non glielo impone nessuno di farsi il culo in pista a correre. Tanto poi se perdono in campo qualche scusa ci sarà , e comunque il loro lauto ingaggio se lo saranno messi in cascina.
Nei paesi emergenti, invece, é tutto diverso. La nazionale del Camerun, per esempio, schiera una squadra di calciatori che tecnicamente non saranno sopraffini come gli argentini, ma quasi tutti hanno una base aerobica che li porta a correre i 5 mila metri in meno di 17 minuti. Crono impensabile per un calciatore italiano perché correre a 18 chilometri orari per 5 chilometri signfica essere atleti evoluti. Significa correre 12 giri e mezzo di pista a una media di 80 secondi a tornata. Dotarsi di un motore così potente significa giocare al risparmio quando si é in campo in 11 calciatori. La vista non si annebbia, la concentrazione e la fatica si gestiscono assai meglio, giungere sulla palla prima dell’avversario significa crearsi maggiori opportunità  di tirarla in rete. Infatti nazioni come il Camerun e altri paesi africani avanzano meritatamente verso la rosa delle squadre finaliste ai mondiali di calcio.

La nazionale italiana ha perso con la nazionale slovacca durante le qualificazioni dopo un sofferto pareggio col Paraguay perché i giovani del calcio italiano rappresentano la generazione di tanti loro connazionali svaporati che non conoscono il sacrificio. E’ così anche in atletica. Finiti i Cova, i Bordin, i Bettiol e i Baldini all’orizzonte c’é ben poco. Sotanto fino agli anni ’80 si é assistito agli ultimi scampoli di reclutemento sportivo scolastico. I giochi studenteschi erano la norma dove tutti partecipavano, dal primo all’ultimo senza mamme che correvano a denunciare gli insegnanti se il loro pargolo tornava a casa raffreddato da una sudata in campo. Non succedeva anche perché fino più o meno a quell’epoca si stava all’aria aperta senza troppi patemi.
Le nuove generazioni sono tutte play station, merendine, tivù e sovrappeso, salvo poche eccezioni. Troppo poche per essere indiviuate e sportivamente proiettate in una dimensione nazionale. Notorietà  e visibilità  che ne conseguono favoriscono soltanto pochi paraculi senza meriti. Soprattutto nel dorato mondo del calcio fatto di tante chiacchiere a differenza dell’atletica, che siccome é scienza non la puoi inventare. Vinci soltanto se corri davvero.

Ecco perché sono felice che la squadra italiana di calcio abbia fallito il mondiale. Perché ha fatto la fine che si merita una banda di paraculi viziosi senza pathos e senza meriti. Una banda di inaffidabili narcisi dove la dimensione rovesciata del lusso, cocaina e agi non vanno per niente d’accordo con la prestazione sportiva. Infatti nel mondiale proseguirà  meritatamente la Slovacchia e altri paesi in cui ci sono giocatori che cercano di dare il proprio meglio per essere dei veri campioni. L’Italia, il titolo mondiale del 2006, lo vinse per il rotto della cuffia dopo un estenuante finale a base di rigori. Fu una vittoria da paraculi dopo una serie di partite combinate con paesi senza campioni.
Oggi, dopo 4 anni, siamo ancora un paese più alla deriva. Rappresentiamo un’Italia ancora meno competitiva anche se ce la suoneremo e ce la canteremo. Col tempo ci racconteremo che non é stata colpa nostra. Meglio così. Intanto c’é più spazio per le notizie delle porcate di governo. Che a forza di tagliare cultura, scuola e competitività  per arricchirsi loro, hanno mandato affanculo un intero paese. Hanno dato un calcio alla nostra gloriosa storia calcistica e atletica. Trasformandoci in un paese finito.

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17 Commenti a “Un calcio alla nostra (gloriosa) storia”

  1. Demo ha detto:

    A mio parere (e non venitemi a dire di non leggere questo blog o di cambiare sito perché vedo che qui tutti esprimono pareri e critiche liberamente) questo intervento e la maggior parte di quelli che ho letto sinora sono scritti da una persona molto frustrata che non avendo di meglio da fare passa il suo tempo libero a criticare a destra e a manca tutto ciò che il convento italico passa ogni giorno; ho scelto questo intervento per esprimere il mio commento non a caso, in quanto leggendo la tua premessa ammetti tu stesso che non sei un grande intenditore di calcio (io aggiungerei che non ne capisci veramente nulla e che sarebbe meglio ti rimettessi a corricchiare nelle tue amate piste d’ atletica); a vedere il tuo blog sei infatti (scusa se mi permetto di darti del TU) la tipica espressione dell’ italiano medio, che ormai non é più quello che tu descrivi qui criticamente ma é divenuto ormai quello che critica tutto e tutti… il Ribelle… una figura tornata prepotentemente di moda nel nostro Belpaese e di cui sei l’ esempio lampante; niente di costruttivo, solo un lungo elenco di critiche che ovviamente non ti può negare nessuno visto che siamo in un paese civile e democratico (si fa per dire), ma che a mio modo di vedere ci serve quanto una moneta da 1 centesimo da Gucci.
    Non proponi nulla, ti limiti a criticare senza peraltro cognizione di causa (e non parlo solo di questo articolo), parlando dall’ alto di un’ innata sapienza che nemmeno tu sai di avere, e, acclamato dal tuo “popolo” di critici e repressi.
    I ruoli sembra si siano invertiti e lo sport nazionale in Italia é ormai diventato questo: la Critica, irrazionale e improduttiva; senza minimamente aiutare un Paese che va a rotoli in ogni campo.
    Scusa in questo caso la mia di presunzione ma credo che ponendo una persona come te a capo di tanti campi d’ applicazione e settori che tu offendi all’ interno di questo spazio le cose non potrebbero che peggiorare poiché la vostra indole é soltanto quella di “andare contro” senza che vi siate mai fermati a riflettere su possibili soluzioni ai nostri tanti ed evidenti problemi.
    un saluto, Andrea

  2. Tsunami ha detto:

    Condivido il tuo pensiero Daniele, ma in un Paese “drogato” dal calcio non cambierà  nulla purtroppo…

  3. Davide ha detto:

    E’ vero che la condizione fisica é molto, ma non é che se tiri un pallone a phelps o a bolt quelo fa una discesa con cross alla domenghini, ti fa il paso doble o il tiro al volo o il passaggio di prima alla totti. Non é che mennea poteva prendere il posto dell’abatino rivera e fare le stesse cose. Ma che baggianate sono. Nel 2006 si é vinto anche perché c’era un collettivo superiore, e sicuramente una condizione fisica migliore come nel 90 che si trovavano pure a occhi chiusi. E il senso della posizione? E fare la diagonale? E marcare a uomo? E a zona? E fare il passo a destra, giocare a ritmo lento, proteggere palla, avere la visione di gioco, calciare d’interno o d’esterno, saltare e torcersi per colpire di testa, dribblare, fare un tackle in scivolata  (sì magari scivola anche l’atleta ‘vero’ però produce un effetto peggio di gattuso prima maniera) e saper stare in porta? Troppe ce ne sono.
    Non é una cazzata saper giocare al pallone, non é solo fare la preparazione atletica alla zeman che poi faceva figure da cioccolataio. Lui e quelli che ‘allenava’. Idem sacchi che nel 94 é arrivato in finale perché allora c’erano i giocatori tipo baggio che vincevano da soli.
    Altro che culo nel 2006.
    Non si discute delle cose che non si conoscono bene. Lo dice anche travaglio ogni volta che gli chiedono cose sull’economia e sul diritto monetario.
    E per favore Martinelli. Quando fa del giornalismo si ricordi che deve fare domande per raccogliere informazioni senza commenti partigianeschi e prevenuti come spesso fa. Lei raccolga le informazioni e le ponga al pubblico  che l’idea se la fa da solo.
    (vedi intervista a giovanardi dove si fa la domanda si ottiene una risposta e se quella é evasiva si parte con il fervorino. Quella cosa lì la lasci fare ad altri barbuti figuri, che lei sa fare generalmente del giornalismo migliore)

  4. POLDO ha detto:

    L’italia del calcio ha perso, sono contento?
     
    La risposta da italiano tifoso é NO, la risposta da italiano é SI.
     
    Perché quando ti trovi rappresentato da una squadra di perdenti forse provi quasi imbarazzo ad andare avanti in una competizione, per le più disparate trasposizioni forse come non mai questa Nazionale rappresenta L’Italia “fallita” di oggi. Ne ho sentite di tutti i tipi, dire anche che questo é un problema del calcio italiano, come se si parlasse di un’entita con volontà  propria salvo non considerare poi chi logestsca questo benedetto calcio italiano.
    L’Italia dei mondiali c’era, ma si é preferito non convocarla pilotando scelte che di tecnico avevano ben poco, molto più di altre esigenze.
    Nello sport nazionale per eccellenza l’Italia si é dismostrata perdente, lo ha dimostrato non solo nel mondiale ma anche nello scudetto, vinto da una squadra che di italiano non ha nulla, neanche il nome.
    La FIGC non é diversa dalle istuzioni di governo, girano sempre i soliti e la pappa é sempre la stessa. Da anni si parla di moviola ma é come la peste, tutti la evitano. Un Paese marcio non risparmia nulla che lo rappresenti perché il Sistema-Paese é questo, non sono compartimenti stagni ma vagoni uniti, se deraglia uno gli altri gli vanno dietro.
     
    I mondiali 2006 vinti da Paraculi, no, non direi proprio. La fortuna é stata dalla nostra parte quello sì ma non siamo ipocriti, ci vuole anche quella nelle competizioni mondiali, ma per il resto c’é stato cuore e convinzione tanto che in tutto il mondiale l’Italia subì solo 2 goal, non proprio da tutti.
    Nel 2006 l’Italia degli azzurri c’era e c’era tutta, disposta a lottare sino all’ultimo prima di mollare e veramente motivata ed é stata questa la sua forza che ha fatto la differenza. Nel 2010 si é assistito ad 11 assenti.
     
    Probabilmente é vero che così ci saranno meno distrazioni sulle puttanate che il governo perseguisce ma é anche vero che siamo in estate, tra clado e ferie la gente ha bisogno di staccare la spina.

  5. simone ha detto:

    ciao Daniele, condivido in pieno quello che dici.
    Il calcio non é più uno sport, ma puro business, e neanche pulito.
    Mi interessava sapere la tua opinione su Denise Carbon…
     
    saluti
     

  6. ACIDDREAM ha detto:

    ABOLIAMO LO SPORT PROFESSIONISTICO!!! CHE SENSO HA ARRICCHIRE UN CALCIATORE, UN PILOTA, UN TENNISTA O UN CESTISTA…..CHE LO SPORT RIMANGA UN HOBBY!!!! E CHI HA SOLDI DA SPERPERARE IN STIPENDI D’ORO A SPORTIVI SOCIALMENTE INUTILI CHE VENGA OBBLIGATO PER LEGGE A DONARLI ALLA RICERCA!!!!!

  7. massimo ha detto:

    Eppure il milan di sacchi aveva reclutato un preparatore che veniva dall’ atletica, e non ricordo in quale intervista diceva che faceva fare ai vari Gullit, rijakard, le ripetute, anche quelle sui 400, ed erano pure corse su buoni riscontri cronometrici…: ed infatti i risultati si sono visti per anni !
    Poche balle ! i 5000 metri servono, eccome !
    provate a correre gia’ sotto i 4′ al km ! e poi fate quasiasi atro sport di impegno cardio-circolatorio, i risultati si vedono….
    mi viene da ridere quando qualche ex calciatore partecipa a quache corsa podistica…..
    e poi penso che ci sono podisti che a 60 anni corrono ancora a 3′ 40” a Km !

  8. FABIO ha detto:

    Premesso che ho tifato Italia, e con tutto il rispetto per il calcio, ritengo del tutto inutile e inopportuno che nel nostro paese ci si faccia tanto sovrastare dalla “rabbia” e dal “disonore” per l’eliminazione, quando tutto il resto (molto più importante) va a rotoli.
    Giustizia, sanità ,POLITICA.
    L’eliminazione dell’Italia alla fine non conta proprio nulla, se non che calciatori, staff e allenatore non credo siano andati gratis, visto che a Lippi comunque andranno 3.300.000 euro che, ovviamente, paghiamo noi.
    Anche se avessimo vinto il mondiale in Italia ci troveremmo nelle medesime condizioni nelle quali ci troviamo oggi

  9. pasquale ha detto:

    Che la preparazione atletica dei calciatori sia ridicola é evidente a chiunque abbia fatto un poco di sport sul serio. Il problema é che un professionista, viene pagato tanto perché sa fare bene o comunque meglio di altri il suo lavoro, nella fattispecie giocare a pallone. La prestazione mondiale ha evidenziato che questi presunti professionisti non sono tali, visto che una qualsiasi Slovacchia Neozelanda Paraguay ha dimostarto di valere molto di più. In una vera economia di mercato, questa gente sarebbe disoccupata o giocherebbe  in qualche squadretta di terza categoria, dato che sarebbe sostituita senza rimpianti da chiunque sia in possesso di un paio di gambe  e un po’ di volontà . Questo per dire che il Calcio, lungi dal premiare la meritocrazia, vende una MARCA, non un prodotto. La cui unica forma di sopravvivenza é creare elevatissime barriere di entrata (in questo caso economiche), per impedire l’avvento di eventuali concorrenti. Un meccanismo balordo per dare valore a qualcosa che non ce l’ha, e che sarebbe rimpiazzabile tranquillamente con pochi spiccioli.

  10. ab ha detto:

    Una banda di esaltati in mutande, tutto qua.

  11. antonio ha detto:

    Per favore non cogliamo l’occasione della sconfitta ai mondiali per gettare fango sul calcio e lodare uno sport qualsiasi, che magari piace a te e per questo ritieni sia migliore.Questo inutile parallelismo tra il calcio e l’atletica…mah… Discorsi del genere sono poco conclusivi,nel calcio non corri mica in linea retta? ci sono molti più fattori da considerare, quindi trovo davvere poco utile correre i 5000 metri, ok farà  fiato ma di certo non penso che loro, i calciatori… passino le giornate intere a farsi le seg.e….E poii commenti sulla vittoria del mondiale per il rotto della cuffia contro squadre senza campioni( Germania e Francia?!?!?! -.-). Mi chiedo ora, anzi vi chiedo…Il 9 luglio di quattro anni fa dov’eravate? No, perché se eravate a urlare la vostra gioia insieme a noi altri, allora meglio che corriate va, almeno avete meno tempo per parlare.

  12. Paolo 2.0 ha detto:

    la maratona in meno di tre ore? ellamadonna… ma te sei una bestia! 😀
     

  13. davide resto ha detto:

    Non capisco tutto questo accanimento contro i calciatori. Come se fossero gli uomini calciatori il problema.. mi fate ridere. Questa si chiama invidia.
    Che colpa ha un ragazzo a cui piace il calcio e lo pratica e magari é pure bravo e viene ingaggiato e assurdamente stipendiato? La colpa non é certo di quel ragazzo. Se nella nostra società  si pagano milioni di euro dei ragazzi che giocano a calcio il problema é della società . Non siate ipocriti!!
    sono certo che tutti voi andate al supermercato a comprare prodotti di marca, nei negozi scegliete la merce di marca, avete tutti una macchina ecc. così facendo non fate altro che alimentare gli sponsor che poi sono quelli che remunerano le varie società  di calcio.
    Capisco che siate frustrati dal fatto che il calcio sia lo sport più seguito e visto, e lo siete perché sicuramente a voi non piace, ma la vostra frustrazione non ha nulla a che vedere con i calciatori.
     

  14. Marco B. ha detto:

    Daniele,
    non perderti dietro a queste scemenze .. almeno tu .. per favore! Che la nazionale di calcio e TUTTA la Lega siano un branco di para.uli, scaldasedie e amici degli amici te l’hanno già  dimostrato con calciopoli. L’atletica sarà  come tu dici uno sport più vero e sicuramente di “fatica” rispetto al calcio, ma basta un mondiale o un olimpiade per attirare gli sponsors in cerca di corridori, saltatori e pure di sconosciuti lanciatori di martello o giavellotto che dopo aver conquistato una medaglia fanno ESATTAMENTE come i calciatori .. spot su spot per prodotti di igiene personale, cibo e altre amenità . Pertanto non facciamo che quelli si e gli altri no .. perché il fine ultimo di ogni atleta dovrebbe essere migliorarsi e ottenere medaglie .. mentre nella realtà  é quello di trovare l’ingaggio nel club giusto, guadagnare milioni nelle federazioni e grazie alla pubblicità  .. altro che sport!
     

  15. PaulKersey ha detto:

    Avevo un amico una volta, poi é diventato un calciatore professionista; ha giocato in Serie A e in Serie B.
    Dall’ anno dell’ esordio non si é fatto vedere per 20 anni.
    E’ riapparso a fine carriera ed ogni volta che si va a fare una partitella prende tutti per il culo.
    Ha preso la LICENZA MEDIA ad una scuola di recupero. Ha fatto il II superiore (Industriali) per 3 volte.
    Oggi é miliardario. Cammina a due metri da terra, quando lo incontri.
    Ho un altro amico, si chiama Sandro, abbiamo fatto insieme le Medie ed il triennio conclusivo delle Superiori, si é laureato in Giurisprudenza nei quattro anni previsti con 110, un anno prima del dovuto perché ha fatto la “primina”.
    Per 7 anni non ha lavorato ed andava in giro con la vecchia Panda della madre, sgangherata, a quattro marce.
    Questa non é una storia inventata, é la verità , sulla testa dei miei Genitori.
    Ma Noi vogliamo veramente che questa società  si basi su certe ASSURDITA’ ?! Ritardati mentali, pieni di soldi e laureati con le pezze al culo ?!
    C’é da chiedersi solo questo, “ragazzi” e cominciare a fare qualcosa per cambiare il NOSTRO mondo, il NOSTRO Paese, rifondandolo su dei veri Valori.

  16. helena f. ha detto:

    Caro Daniele, condivido la tua analisi.
    Intanto mi ero già  espressa la notte scorsa sulla nostra nazionale lasciando il mio commento sul post del 24 giugno che qui riporto. 
    Leggendo l’ ultima parte del presente post  noto che abbiamo avuto più o meno lo stesso pensiero  🙂

    helena f. scrive:
    26 giugno 2010 alle 00:02
    Sono contenta che l’Italia sia uscita fuori dal mondiale.
    Con tutte le porcate che ogni giorno attua questo governo, (per ultimo il vergognoso caso Brancher, che per fortuna una volta tanto solleva indignazione un pò dappertutto) il mondiale sarebbe stato solo un  ”ottimo” strumento di distrazione.

  17. adriano bianchi ha detto:

    “Ecco perché sono felice che la squadra italiana di calcio abbia fallito il mondiale.” CONDIVIDO IN PIENO

    “L’Italia, il titolo mondiale del 2006, lo vinse per il rotto della cuffia dopo un estenuante finale a base di rigori. Fu una vittoria da paraculi dopo una serie di partite combinate con paesi senza campioni” ESATTO,ABBIAMO VINTO COME DICO IO A “BU’ DI ‘ULO”

    “Meglio così. Intanto c’é più spazio per le notizie delle porcate di governo” ESATTO,AVRANNO MENO POSSIBILITA’ DI NASCONDERE PORCATE DIETRO L’AVVENTURA CALCISTICA

    GRANDE DANIELE!!
     

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