Governo ladro! e corrotto

In Italia soffia il vento da clima del ’92. Si é tornati a parlare delle stragi di Falcone e Borsellino, delle trattative fra mafia e stato intorno al papello, il mistero più oscuro all’origine della Seconda Repubblica.
Le cronache si sono riempite di storiacce di appalti e tangenti, di sistemi politici criminali scoperchiati, di arresti eccellenti fra Napoli e Milano. Sembra che il muro di omertà  sulla corruzione sia in procinto di cadere rivelando l’eterna attualità  della questione morale.
La corruzione in Italia é l’eterna vera emergenza, un fattore che rovina la vita politica ed economica. Il circo mediatico ha trasformato l’era di Mani Pulite in una fabbrica di chiacchiere fondate sulla menzogna e il revisionismo. La realtà  ci dice tuttavia che oggi é peggio dell’epoca di Tangentopoli. Le collusioni, le condanne e le imputazioni di uomini delle istituzioni trasformano il dibattito politico in una farsa grottesca.

Il posto fisso é la politica mastelliana di Ceppaloni che accomuna consulenti milionari senza distinzioni fra laureati e somari in cambio di un voto al gigantesco ufficio di collocamento clientelare. Sandra Lonardo disse che le “é crollato il mondo addosso” quando ricevette l’ordine di lasciare la Campania. Non pervenuto sui giornali il mondo crollato in testa ai giovani meridionali convinti che occorrano studio, impegno, talento.

Ormai da decenni destra e sinistra discutono sul federalismo ma fanno gli gnorri di fronte alla federazione degli affari già  in atto nel settore della sanità , che da sola occupa i due terzi dei bilanci delle Regioni. Un’orgia di sprechi, tangenti, appalti truccati, affari sporchi conclusi sulla pelle dei cittadini. Dalla Puglia alla Lombardia, regni di trafficanti bipartisan come il Tarantini di Bari, che organizzava festini per il nano corruttore e dopocena per gli assessori della giunta di Vendola in cambio di ciò che dovranno dire i magistrati.

In Lombardia il potentato economico della sanità  che per anni ha avuto in Giancarlo Abelli la sua personificazione, distintosi per essere stato il consulente pagato a nero dal più grande truffatore (Poggi Longostrevi) che la sanità  lombarda ricordi, oggi é tornato alla ribalta al Pirellone nonostante l’nchiesta sulle bonifiche delle aree edificabili di Santa Giulia, dell’ex Falck di Sesto San Giovanni e di Pioltello abbia intaccato sua moglie Rosanna Gariboldi, già  uscita di galera dietro patteggiamento e restituzione di 1,2 milioni di euro. Tanto per controbilanciare i clan familisti del Mezzogiorno.

Non é il “ritorno della corruzione” come titola qualche notiziario. Perché la corruzione in Italia non se ne é mai andata. Ha continuato a far parte della vita quotidiana di milioni d’italiani dopo Tangentopoli e ora più di prima. La corruzione é clima sociale rafforzato dalla crisi economica. “Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s’indignano più facilmente” diceva anni fa uno dei protagonisti del pool milanese, Pier Camillo Davigo. Oggi, come allora, la crisi rende insostenibile per molti imprenditori la tassa della corruzione, che si erano rassegnati a pagare. Sono loro a sollevare il coperchio, gli esclusi dagli appalti di partito, i bocciati al concorso truccato. Corrono a chiedere giustizia a una magistratura senza mezzi e sotto minaccia, forte soltanto della propria indipendenza dal potere politico, garantita dalla Costituzione. Ancora per quanto, non si sa. Forse per pochi giorni. Governo ladro!

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