Processo Dell’Utri, i giudici: no a nuove intercettazioni

Proseguono con cadenza settimanale le udienze del processo d’appello al tribunale di Palermo per Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, per il quale nel dicembre del 2004 in primo grado é già  stato condannato a 9 anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Venerdì scorso il procuratore Antonino Gatto aveva depositato i verbali di 2 intercettazioni telefoniche distinte, nelle quali alcuni indagati per mafia dicevano che Dell’Utri era un nome da non pronunciare in nessuna occasione, era una figura chiave per ottenere appalti, e richiesto l’acquisizione delle bobine come materiale probatorio.

Ebbene, in questa udienza i giudici, dopo 2 ore di camera di consiglio, hanno rigettato le richieste del procuratore perché ritenute irrilevanti. Nell’ordinanza si legge che non c’é prova che quei colloqui abbiano portato a sviluppi ulteriori.

Questo significa che il processo continuerà  col materiale probatorio già  acquisito e che ha già  portato alla condanna in primo grado.
Alla prossima udienza, prevista il 10 luglio, se non si presenterà  in aula a sorpresa Marcello Dell’Utri per rilasciare dichiarazioni spontanee, ci sarà  la requisitoria del procuratore Antonino Gatto. Quindi pausa estiva fino all’udienza del 25 settembre, cui ne seguiranno almeno altre 10 già  calendarizzate fino a dicembre, sempre di venerdì.
La sentenza d’appello di questo processo potrebbe arrivare entro Natale.

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10 Commenti a “Processo Dell’Utri, i giudici: no a nuove intercettazioni”

  1. federico.e ha detto:

    Sullo scandalo della cena segreta l’opposizione tace. I giornali tacciono. Le televisioni tacciono. Di Pietro sul suo piccolo blog, unico nel panorama politico, ha chiesto le dimissioni delle due toghe, evidentemente rosse e antropologicamente diverse, ma che non disdegnano la compagnia privata del premier. Forse perché Di Pietro é stato da sempre l’unico a battersi per l’abolizione del Lodo Alfano. Fatto sta che non é certo per un post sul suo blog che Mazzella e Napolitano faranno un passo indietro. Cosa può fare un blog contro il silenzio di tutta la stampa? Niente, appunto.

    E’ possibile avere il legittimo sospetto che questi due giudici saranno tutt’altro che sereni nel giudicare il Lodo Alfano? E’ possibile avere il legittimo sospetto che, quando si tratterà  di giudicare le prossime leggi di riforma costituzionale che il governo ha già  annunciato di proporre, i due non saranno del tutto imparziali?

    So bene che la legge Cirami sul legittimo sospetto si applica solo ai procedimenti penali e non tocca i membri della Corte Costituzionale. Ma non dovrebbe essere automatico, secondo i più basilari dettami della deontologia professionale, che dei giudici si astengano dal dare giudizi su leggi fatte da e per coloro con cui si intrattengono in modo conviviale allo stesso tavolo? E non dovrebbe essere auspicabile che il governo rispetti, se non le leggi da lui stesso votate (sarebbe chiedere troppo), almeno i dettami che le hanno ispirate?

    E Napolitano non ha niente da dire in proposito? Napolitano Giorgio, intendo. Non Paolo Maria.

    http://verraungiorno.blogspot.com

  2. paolo ha detto:

    Di Pietro ha lanciato DIRETTAMENTE DAL SUO SITO una raccolta di firme per obbligare a dimettersi i due giudici della consulta che dovranno decidere sul lodo Alfano e che sono andati a cena (segreta) con “l’utilizzatore finale” FIRMIAMO TUTTIIIII.

  3. Alberto Gramaccini ha detto:

    Il sociologo Sabino Acquaviva dell’Università  di Padova:
    “Perché mai la mafia si é sviluppata così rigogliosamente anche al Nord? Gli incontri, le permanenze, gli invii, sono direi solo occasioni. La mafia, va ricordato, ha bisogno per vivere di un sottofondo sociale e culturale ben preciso, caratterizzati soprattutto dal parassitismo. Fino a qualche anno fa questa era una caratteristica propria del Sud, dovuta alla sua storia. Adesso, pian paino, tutto il paese si é andato borbonizzando: ha cominciato Roma con il suo clientelismo che si é diffuso a vista d’occhio. Per questo la mafia si estende e attecchisce anche al Nord. Ma più che per merito suo o per occasionali errori di qualcuno, per merito della società  che la esprime”.
    Da “NEMMENO I MORTI PARLANO, STORIA DELLA MAFIA”, Max Polo, 1974.

  4. Alberto Gramaccini ha detto:

    Un modesto contributo alla discussione.
    Dall’arringa dell’avvocato dell’imputato al processo di Palermo che ha assolto nel 1999 Andreotti dal reato ascrittogli perché il fatto non sussiste ex art. 530 II comma Cpp alla cui decisione sono arrivati dopo 250 udienze pubbliche dal 26 settembre 1995 al 22 ottobre 1999 con la presenza di 350 testimoni e 28 “pentiti” e dopo dieci giorni in camera di consiglio. Ottocentomila pagine di accusa e difesa.
    “Ma nella storia, Signori, non può entrare una sentenza che direbbe a tutto il mondo che l’Italia é stata governata per quasi mezzo secolo con il sostegno della mafia, con la complicità  della mafia, nell’interesse della mafia. E che il potere di uno dei suoi uomini più rappresentativi gronda ancora adesso di sangue, é stato alimentato dai delitti nefandi di Cosa Nostra”.
    Da “Un volto nel processo: Andreotti Giulio” di Rosario Minna.

  5. silvestro de marino ha detto:

    Il presidente Napolitano invita ad una tregua delle polemiche durante il g8?????
    tranquillo presidente (non il mio) ci pensiamo noi…..!!!

  6. freeman ha detto:

    http://www.confesercenti.it/notizia.php?id=3214
    spero di lasciare presto questo paese mafioso.

  7. fansss ha detto:

    se la mafia non esiste, i mafiosi che ci stanno a fà  nelle amministrazioni pubbliche?

  8. freeman ha detto:

    l’informazione esiste, per fortuna, ma non certo sui media di regime…

  9. Andrea X ha detto:

    L’informazione non esiste, é questo il vero problema.
    Comunque ha ragione Alberto “la mafia non esiste”… ma esistono i mafiosi e gli amici dei mafiosi, ed é di questo che dobbiamo parlare.

  10. Alberto Gramaccini ha detto:

    La mafia non esiste, dunque, di che cosa si parla?
    Assoluzione ci vuole.

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