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	<title>giovani Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 10 Feb 2022 16:00:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I bulli di oggi? Noi forse peggio un tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 15:34:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non so voi, ma io della mia infanzia e della mia giovinezza ho un sacco di ricordi che oggi potrebbero dare linfa al giornalismo copia-incolla che s’indigna dei cosiddetti bulli. Una volta si giocava e si litigava in strada. C’erano le bande di quartiere, si familiarizzava con i ragazzi vicini e quelli che stavano nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non so voi, ma io della mia infanzia e della mia giovinezza ho un sacco di ricordi che oggi potrebbero dare linfa al giornalismo copia-incolla che s’indigna dei cosiddetti bulli. Una volta si giocava e si litigava in strada. C’erano le bande di quartiere, si familiarizzava con i ragazzi vicini e quelli che stavano nel palazzo di fronte solitamente erano nemici. Ci si sfotteva in ogni occasione e si cercava la grana per regolare i conti che avevano diverse modalità: o ci si menava un po’ a spintoni e talvolta con qualche ceffone. Oppure io ricordo anche le intifade: raffiche di sassate da lanciare e ricevere nascosti dietro agli angoli o sotto i muri di cinta dei condomini. Sì perché una volta non era raro disporre dei cortili in ghiaia.</p>
<p>Avrò avuto si e no 10 anni quella volta che con un mio cugino facemmo rotolare un masso da un pendio del Mortirolo, che una volta presa velocità rischiò di investire le persone a valle. Ricordo il panico che mi prese. Mio padre non lo seppe e fu meglio così perché menava per bravate meno gravi. Non sempre, ma spesso le meritavo, sia ben inteso.<br />
Una volta per giocare ci arrampicavamo sugli alberi o sui tetti dei pollai e dei garage. Scavalcavamo le recinzioni alte, facevamo le sfide di velocità o più semplicemente recuperavamo la palla. Poteva capitare di cadere, ci si sbucciava le gambe o nei casi peggiori ci si rompeva il polso. Stava al nostro senso del pericolo capire cos’era meglio fare e cosa no. Di certo imparavamo.</p>
<p>Le mamme stufe di chiamarci dal balcone capitava che scendessero in cortile con la scopa inferocite. Nessuno si indignava. Una volta gli adulti li temevamo perché se occorreva menavano. Io che ero il primo di tre figli, verso i 9-10 anni avevo la responsabilità di accudire i miei fratelli minori quando mamma usciva per le incombenze familiari. Non ero l’unico perché era così per tutti i primi figli. Ricordo qualche scappellotto e i rimbrotti per aver perso mio fratello più piccolo che a nemmeno 3 anni aveva il vizio di scappare all&#8217;incrocio semaforico della statale. Ricordo che in un’occasione ce lo riportò un automobilista in braccio. Era pestifero e veloce. </p>
<p>Alla scuola media ognuno aveva un soprannome o una scormagna quasi sempre denigrante. Il cognome storpiato e declinato a qualche animale era la norma. Non era divertente, soprattutto se si aveva voglia di seguire le lezioni indisturbati, ma non ci si poteva far niente. Le risse erano all’ordine del giorno. Soprattutto alla fine delle lezioni, quando ci si dava appuntamento in strada per regolare i conti. Io in particolare, non sapendo picchiare, che già allora ero il più alto e grosso della classe, ero il trofeo di alcuni compagni più smilzi che in classe o durante le ore di educazione fisica non disdegnavano di tirarmi pugni sulla schiena e sulle braccia per farsi belli. Si vendicavano del fatto che io li zittivo a parole. Ricordo che convivevo con i lividi, fintanto che mi dovetti decidere di reagire e di menare a mia volta. Servì perché da allora i compagni si calmarono. Ma a me menare non piaceva, temevo di far male davvero. </p>
<p>In auto andavamo senza cinture e col Ciao o col Garelli si iniziava a girare a 13 anni senza casco. Il massimo della trasgressione era fumacchiare qualche sigaretta. Ricordo una compagna che acquistava le Kim e che mi invitava a provare durante i nostri giri in bicicletta in campagna. Per fortuna non ebbi mai la tentazione di spingermi oltre, tipo spinelli o eroina. La droga girava alla grande, era una sorta di marchio per i metallari che odiavano i paninari. Sapete quante risse in metro e ai centri sociali. Ricordo quanto era pericoloso girare Milano la sera in certe zone tipo Lambrate o Città Studi. Capitava di imbattersi in bande di teppisti e di dover cambiare strada. Parlo di quando avevo 15-16 anni e che studiavo al Cpm in fondo a viale Monza. </p>
<p>Una volta si giocava a dottori tra amici del quartiere e ricordo che era molto divertente. Non c’era sesso carnale, ma tra maschi e femmine si imparava a conoscersi anche così. Memorabile quella volta in cui riuscii a “visitare” quattro amichette tutte insieme. Quelle che dovessero mai leggere si ricorderanno. Alle medie giravano le leggende del tale che le sverginava tutte. Ricordo nel ’76, alla colonia di Varazze, una suora che “cazziò” pesantemente due bimbetti ospiti della struttura, scoperti nudi nella pineta durante la ricreazione pomeridiana dove si giocava a un due tre stella. Le assistenti erano spesso giovanissime senza formazione specifica e trattavano il gruppo a seconda delle loro simpatie. Ricordo i pianti di Aldo, un bimbo down che appannava il vetro della finestra guardando il vuoto. Era a fianco del mio letto e ogni mattina, al risveglio chiedeva “ffffignorina quando fi va a cava?” Gisella rispondeva: “domani”. Ma non era vero perché il turno durava tre settimane. </p>
<p>A quei tempi non c’erano insegnanti di sostegno, non c’era chi chiamava i carabinieri nel vedere un bimbo a cavalcioni sul muraglione. Non c&#8217;era nessun coglione che mobilitava i pompieri per salvare il gattino sull&#8217;albero. Non c’erano gli smartphone e le telecamere che riprendevano tutto quel che accadeva. Quando uscivamo in bicicletta ci potevamo al massimo ricordare un appuntamento ma non ce n&#8217;era bisogno perché la città aveva i suoi luoghi di ritrovo, e a differenza di oggi, ci si guardava in faccia e ci si parlava. Non si procedeva ingobbiti sullo smartphone come si fa oggi. Ricordo che la prima cuffia attaccata a un registratore la vidi nel &#8217;78 a Milano 2, quando talvolta andavo ad aiutare al lavoro uno zio (avevo 9 anni).  </p>
<p>Oggi quel che ho scritto sarebbe impensabile. I giovani d&#8217;oggi vengono additati come dei pericolosi bulli perché sembra che con i video e i selfie siano i primi a fare ciò che facevamo peggio e di più noi una volta. Quelli sulla home dei giornali ripresi mentre sputano e fanno le flessioni sui binari del tram sembrano degli alieni, ma si faceva anche una volta. Con la differenza che nessun occhio elettronico immortalava le bravate. Le violenze c&#8217;erano purtroppo anche una volta, forse più di oggi, ma se ne veniva a conoscenza solo se accadevano in zona o in prossimità. Oggi con i social che spammano notizie da ogni dove, sembra che tutto sia nuovo e inedito.</p>
<p>Noi col nostro modo rude e spiccio siamo cresciuti, siamo diventati adulti e oggi affrontiamo la vita per come viene. Spesso abbiamo imparato a svolgere lavori manuali o artistici che ci hanno qualificato e arricchito. I giovani d&#8217;oggi se continuiamo a raccomandarli di non correre per non sudare, finirà che diventeranno adulti impauriti come frocetti. Nulla di male che oggi ci sia la libertà sessuale e siano cadute le barriere della tolleranza. Però la sensazione è che gli Emo, i griffati e le checchette senz&#8217;arte né parte siano aumentati a dismisura e non diano un contributo utile alla ricchezza della società. Ho la sensazione che i miliardi di minuti spesi su Tik Tok dalla generazione zeta odierna, tra un tot di anni saranno rimpianti da una generazione di adulti che rivaluteranno i boomer.</p>
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		<title>Luxuria in classe, sbagliato e inutile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 23:56:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vladimir Luxuria in classe davanti a dei ragazzini di scuola media per convincerli che essere transgender è naturale? Per quella &#8220;lezione&#8221; mio figlio l&#8217;avrei tenuto a casa. Non per pregiudizio. Ma perché l&#8217;educazione sessuale non passa di certo dalla forzata accettazione di una bruttura innaturale come Luxuria. Luxuria non rappresenta un campione significativo di società. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/VLADIMIR-LUXURIA.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15140" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/VLADIMIR-LUXURIA-443x325.jpg" alt="" width="443" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/VLADIMIR-LUXURIA-443x325.jpg 443w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/VLADIMIR-LUXURIA.jpg 700w" sizes="(max-width: 443px) 100vw, 443px" /></a></p>
<p>Vladimir Luxuria in classe davanti a dei ragazzini di scuola media per convincerli che essere transgender è naturale? Per quella &#8220;lezione&#8221; mio figlio l&#8217;avrei tenuto a casa. Non per pregiudizio. Ma perché l&#8217;educazione sessuale non passa di certo dalla forzata accettazione di una bruttura innaturale come Luxuria. Luxuria non rappresenta un campione significativo di società. Seni femminili e membro sullo stesso corpo sono una malformazione da tenere coperta ed esibire eventualmente a qualche pervertito appassionato del genere. Quelli come Luxuria sono quasi sempre relegati ai margini della società, e vivono di sessualità promiscua per mitigare il loro disagio. Rappresentano una minoranza umana problematica che per diventare o trasformarsi in ciò che non sono, passano da un medico all&#8217;altro in un&#8217;età consapevole. I bimbi di scuola non hanno bisogno di essere indottrinati sui transessuali. Non vanno disorientati e imbarazzati di fronte a un uomo che sembra travestito da pagliaccio. Hanno bisogno di educazione civica e disciplina per formarsi alla responsabilità e al rispetto dell&#8217;altro. L&#8217;educazione sessuale dovrebbe orientare i giovani a decifrare le proprie pulsioni e a controllarle per prevenire le malattie e/o comportamenti scorretti. Non li si può convincere che è normale diventare come Luxuria. Perché quelli come Luxuria non sono normali e magari farebbero miglior servizio presenziando a un corso universitario di psichiatria e/o di chirurgia plastica. Insomma, c&#8217;è ben altro a scuola da mostrare che non una travona acida in perenne ricerca di pubblicità. Perché a questa stregua dovremmo convincere i nostri rampolli che avere in classe un medico legale significa farli assistere pure a una &#8220;normale&#8221; autopsia.</p>
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		<title>Legalizzare la prostituzione (anche giovanile)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2014 12:26:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/04/baby-prostitute.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-12691" alt="baby prostitute" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/04/baby-prostitute-421x325.jpg" width="421" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/04/baby-prostitute-421x325.jpg 421w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/04/baby-prostitute.jpg 779w" sizes="(max-width: 421px) 100vw, 421px" /></a></p>
<p>Le cronache stanno dando molta enfasi allo scandalo delle &#8220;baby-escort&#8221;, ragazzine di 14-15 anni che si prostituiscono ai signorotti dell&#8217;età dei loro padri, se non addirittura dei loro nonni, per soldi. L&#8217;inchiesta romana che ha travolto il marito di Alessandra Mussolini tra i clienti delle adolescenti, fa emergere dettagli delle testimonianze delle minori coinvolte. Hanno sottolineato di prostituirsi perché &#8220;<em>la paghetta dei genitori non ci bastava più</em>&#8220;. Un fenomeno che fa scandalo come se fosse l&#8217;unico, mentre migliaia di giovani e giovanissimi si &#8220;vendono&#8221; nelle chat in rete con prestazioni di sesso virtuale, e in qualche caso carnale vero e proprio, senza che nessuno batta ciglio. Tralasciando l&#8217;aspetto sensazionalistico di una storia di baby-prostitute, partiamo dal dato sorprendente della recente indagine Ipsos: dice che un un adulto su tre reputa lecito il rapporto sessuale con un minore. Non abbiamo sondaggi Ipsos al contrario, cioè con la stessa domanda rivolta agli adolescenti nei confronti degli adulti, ma su questo argomento è opportuno fare alcune considerazioni senza tabù, alla luce dei fatti che accadono.</p>
<p>Quando si parla di adolescenti, si discetta di &#8220;<em>integrità psicofisica</em>&#8221; in relazione al loro rapporto col sesso e al fatto che qualche teenager scelga di prostituirsi per fare soldi. Diciamo subito che poiché nel nostro Paese ai giovani è stato rubato il futuro, la scelta di andare in cerca di fortuna all&#8217;estero può sembrare più dolorosa e meno accomodante di una sveltina casalinga col quarantenne tutto cash che ti permette di comprare lo smartphone e le scarpe firmate. Io ho qualche riserva nel legittimare il binomio prostituzione-diseducazione, soprattutto nei confronti dei giovani di oggi. Cresciuti in fretta a pane, tivù e internet, i teenager attuali non sono più quelli di trent&#8217;anni fa. Crescono prima e hanno meno remore con la fisicità. Basta girare le discoteche per rendersi conto cosa accade nei bagni tra giovanissime e giovanissimi in cambio di pochi euro o di una bevuta gratis. Mentre le cronache ci scandalizzano di fronte a due ragazzine che si prostituiscono, passa sottotraccia l&#8217;umiliazione dello sfruttamento giovanile nel (poco) lavoro con orari impossibili e paghe da fame, sia che sei commessa, sia che sei laureato. La morale comune continua a preferire il puritanesimo e la verginità da riservare a una vita matrimoniale quasi sempre anticamera di fatiche, rinunce e stenti.</p>
<p>Quando sento parlare di &#8220;corruzione di minore&#8221; in relazione all&#8217;offerta di soldi a una/un giovane in cambio di sesso, mi chiedo come mai questo reato non si configura quando un adulto offre certi cachet a pupe minorenni da esibire in immagine nelle fiere, manifestazioni o negli spot pubblicitari. Se la corruzione persegue un atto diseducativo e contrario al buon costume, perché mai dovremmo prendercela solo col sesso, e non con centinaia di altri esempi di dubbia moralità? E se la corruzione fosse perimetrata da un &#8220;tetto&#8221; economico oltre il quale non rischiare l&#8217;imputazione? Una bella 15enne su un palco viene più educata con un ingaggio da 50 euro piuttosto che con 500? Proviamo a pensare che la prostituzione giovanile di oggi sia soltanto uno degli effetti tristi della rovina sociale in cui ci ha fatto precipitare la cricca di politici-banchieri e industriali che detiene la totalità delle ricchezze. La magistratura, con inchieste come quella sulle baby-prostitute, persegue gli effetti della crisi, ma non le cause. Per intenderci, le manette per usura dovrebbero essere strette ai polsi di Monti, Prodi, Lagarde, Draghi, Rehn, Merkel e i loro compagni di merende per averci catapultato nell&#8217;euro. In condizioni normali di libertà, dove anche ai giovani fosse permesso l&#8217;ingresso nel mondo del lavoro giustamente retribuito, non vivremmo la piaga della prostituzione giovanile con partner più vecchi di una o due generazioni.</p>
<p>Noi quarantenni che siamo cresciuti a pane e Raffaella Carrà nei tempi d&#8217;oro, compresi quelli che di noi pagano quelle povere ragazzine, ricordiamo bene come stavamo una volta rispetto ad oggi. Sappiamo perfettamente che certi fenomeni di degrado sociale si sono diffusi con l&#8217;avvento della crisi economica. Una crisi di un mondo che ha cambiato i suoi riferimenti e ha smarrito il senso del limite. Fermo restando che la legge Merlin va abolita per rendere la prostituzione un&#8217;attività redditizia, dovremmo chiederci se sia il caso di abbassare l&#8217;età del consenso sessuale anche in Italia invece che assistere a orde di connazionali che vanno a Cuba o in Thailandia a caccia di giovanissime. Il consenso per legge a 16 o a 15 anni, è un compromesso al ribasso che troverebbe giustificazione agli squallidi approcci tra adulti e ragazzine per ragioni di sopravvivenza in un Paese di disperati come l&#8217;Italia. Sarebbe un modo per offrire maggiori garanzie di sicurezza alle giovani. Oltre che una facile opportunità di guadagno. O è immorale e proibito sognare pure i soldi facili? Parliamone con lucidità, in questi tempi bui.</p>
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		<title>L&#8217;appello di Jovanotti ai giovanotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 11:16:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Il mondo non è quello che hanno trovato gli uomini del Dopoguerra, va ripensato e reinventato. Ai ragazzi dico: dimenticatevi l&#8217;idea di un lavoro che dura tutta la vita e magari nella stessa città. Siate, per usare un termine del mondo della musica, impresari di voi stessi». Jovanotti ai giovani incontrati in Triennale a Milano, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Il mondo non è quello che hanno trovato gli uomini del Dopoguerra, va ripensato e reinventato. Ai ragazzi dico: dimenticatevi l&#8217;idea di un lavoro che dura tutta la vita e magari nella stessa città. Siate, per usare un termine del mondo della musica, impresari di voi stessi</em>». Jovanotti ai giovani incontrati in Triennale a Milano, 17 dicembre 2012.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2012/12/18/lappello-di-jovanotti-ai-giovanotti/">L&#8217;appello di Jovanotti ai giovanotti</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>S.r.l. offresi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2012 12:53:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«È finalmente possibile per i giovani fino a 35 anni costituire una Srl con solo un euro di capitale. Non ci sono spese notarili. Un’opportunità». Twit di Angonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>È finalmente possibile per i giovani fino a 35 anni costituire una Srl con solo un euro di capitale. Non ci sono spese notarili. Un’opportunità</em>». Twit di Angonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.</p>
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		<title>Giovani italiani: partite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 06:21:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«C’è il rischio che la disoccupazione diventi cronica, strutturale e dunque più difficile da sradicare. L’Italia, come il resto della zona euro, vede una mancanza di segnali di miglioramento sul fronte dell’occupazione che invece registriamo in altre zone del mondo, sia pur lievemente», Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>C’è il rischio che la disoccupazione diventi cronica, strutturale e dunque più difficile da sradicare. L’Italia, come il resto della zona euro, vede una mancanza di segnali di miglioramento sul fronte dell’occupazione che invece registriamo in altre zone del mondo, sia pur lievemente</em>», Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse.</p>
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		<title>Indignados, guerre urbane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 16:20:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo oggi è a ferro e fuoco per gli indignados. Roma si è incendiata con auto date alle fiamme, vetrine devastate, edifici danneggiati, scontri con la polizia, fumogeni dappertutto e un numero imprecisato di feriti anche gravi. I nodi della crisi economica stanno venendo al pettine. Un&#8217;intera generazione di giovani senza futuro chiede il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/qYxgULH3azg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il mondo oggi è a ferro e fuoco per gli indignados. Roma si è incendiata con auto date alle fiamme, vetrine devastate, edifici danneggiati, scontri con la polizia, fumogeni dappertutto e un numero imprecisato di feriti anche gravi. I nodi della crisi economica stanno venendo al pettine. Un&#8217;intera generazione di giovani senza futuro chiede il conto ai vecchi lestofanti che ancora ieri si sono parati il culo in aula salvando un vecchio avanzo impunito che fa il capo del governo. </p>
<p>Mentre scrivo pare che siano stati gli infiltrati dei black blok a fare casino. Ma a giudicare dalla portata dei danni che si intravedono nelle immagini che girano sul web, è difficile credere che in pochi siano stati capaci di tanto. Con questa giornata si chiude una settimana drammatica che ne lascia presagire altre peggiori. Aspettiamoci barricate istituzionali da parte del governo col varo di leggi e decreti che vieteranno ogni forma di aggregazione. Cercheranno di contrastare coi miliari addestrati le <a target="_blank" href="http://www.danielemartinelli.it/2011/02/02/verso-la-guerra-urbana/">guerre urbane</a>. Ma senza una classe dirigente credibile e onesta queste norme non faranno altro che aizzare violenza. Si salvi chi può. </p>
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		<title>Salvare i ricercatori? Meglio i ricercati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2010 20:27:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[andrea ricci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo sistema dissanguato non c&#8217;é speranza nemmeno per i giovani. La miriade di tagli per via della crisi e del default ormai prossimo dell&#8217;Italia, coinvolge tutti, tranne la casta. I ricercatori dell&#8217;Isfol e dell&#8217;Isae, invece, rientranto tra i lavoratori a rischio licenziamento. Come riferisce Andrea Ricci, giovane docente di econometria a Roma, che racconta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=m0D3e1PH3H4" target="_blank"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4752" title="RICCI ISFO" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2010/05/RICCI-ISFO-300x167.jpg" alt="" width="482" height="280" /></a></p>
<p>In questo sistema dissanguato non c&#8217;é speranza nemmeno per i giovani. La miriade di tagli per via della crisi e del default ormai prossimo dell&#8217;Italia, coinvolge tutti, tranne la casta.<br />
I ricercatori dell&#8217;<strong>Isfol</strong> e dell&#8217;<strong>Isae</strong>, invece, rientranto tra i lavoratori a rischio licenziamento. Come riferisce <strong>Andrea Ricci</strong>, giovane docente di econometria a Roma, che racconta del futuro (nero) di centinaia di ricercatori. Abbandonati da un governo che preferisce difendere i ricercati.</p>
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		<title>Gay a chi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 12:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si torna a parlare di gay e di etero, come se la qualifica fosse una scelta obbligata che vincola a certe frasi o a certi comportamenti, dimenticando che quando si analizzano i gusti sessuali di ognuno, ci si addentra in un labirinto di sfumature, spesso oggetto di errori e di interpretazioni poco azzeccate. Provo fare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-722" title="gay" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/09/gay-208x300.jpg" alt="" width="177" height="256" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/09/gay-208x300.jpg 208w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/09/gay.jpg 556w" sizes="(max-width: 177px) 100vw, 177px" /></p>
<p>Si torna a parlare di gay e di etero, come se la qualifica fosse una scelta obbligata che vincola a certe frasi o a certi comportamenti, dimenticando che quando si analizzano i gusti sessuali di ognuno, ci si addentra in un labirinto di sfumature, spesso oggetto di errori e di interpretazioni poco azzeccate.<br />
Provo fare un po&#8217; d&#8217;ordine: <strong>il gay</strong> (etichettato così per farmi capire) é una persona di sesso maschile adulta, attratta da una persona di sesso maschile adulta. Per adulta intendo sessualmente matura e in grado di scegliere (anche sotto i 18 anni).<br />
Solitamente il gay non é attratto dal maschio travestito, perché a quel punto punterebbe una donna e non sarebbe più esclusivamente gay, ma può succedere il contrario, poiché spesso, i gay, sono uomini belli e muscolosi per nulla effemminati. Ecco che i maschi travestiti da donna si incontrano in discoteche specifiche, normalmente frequentate da uomini sposati ufficialmente etero, in realtà  attratti da corpi innaturali che mostrano seni e protuberanze maschili. Non so come definirli preferisco astenermi dal giudicarli, certo é che qui dovremmo chiederci cosa intendiamo per &#8220;normale&#8221;.<br />
Infatti il transessuale ha ben poco a spartire col gay. E&#8217; un essere umano con cuore e cervello di donna prigionieri di un corpo maschile, operato o no che sia. L&#8217;aspetto curioso é che il partner tipico di questi soggetti é proprio il padre di famiglia, spesso cattolico.</p>
<p>Tornando ai gay, ci sono quelli che si innamorano, quelli attratti dagli effemminati non travestiti o da quelli insospettabili, c&#8217;é chi predilige i pelosi, chi predilige gli efebici. Ci sono gli attivi, i passivi, gli ambivalenti e quelli che amano solo i rapporti orali. Ci sono gli amanti dei baci e i sottomessi. Ci sono moltissimi gay fidanzati, sposati, e bisessuali single. Ci sono i gay indecisi, gli occasionali, gli inconsapevoli e quelli che non si accettano. Ci sono i bisessuali perfetti e quelli che propendono maggiormente per il maschio o per la femmina. Ci sono gli etero mammoni, i feticisti, e gli etero violenti. Ci sono gli impotenti e gli asessuati, oltre che i guardoni, i pedofili, i coprofili, i necrofili e un&#8217;ampia gamma di soggetti che danno lavoro a psicanalisti e psichiatri, questi ultimi responsabili del discutibile compito di catalogare un &#8220;malato&#8221; per alzata di mano. Oltre, ovviamente, alle lesbiche, con tutte le loro sfaccettature e i loro modi di intendere come meglio credono la loro vita sentimentale e sessuale. Insomma un mondo abbastanza variegato per nulla omologato come L&#8217;Arcigay vuol far credere.</p>
<p>Del resto lo dovremmo sapere tutti che la sostanziale differenza fra il mondo gay e lesbico sta nell&#8217;approccio. Gli uomini, etero o gay che siano, hanno maggiore esigenza di &#8220;consumare&#8221;, spinti dall&#8217;eccitazione di ciò che vedono e desiderano. Quelli più calienti, se gay, passano il loro tempo nelle saune, in prossimità  dei bagni delle stazioni, negli spiazzi dei cimiteri o nei locali in cerca d&#8217;avventura. A questa categoria di promiscui portati a vivere il sesso come attività  da cui trarre il massimo piacere fisico, non importa nulla dei matrimoni e dei diritti civili fra gay. Sono persone che si svagano così piuttosto che al bar a giocare al biliardo o a casa a guardare la tv. Non ci vedo nulla di patologico.<br />
Le donne sono per natura più cerebrali, meno &#8220;fisiologiche&#8221;, anche se altrettanto amanti del sesso.<br />
Quindi, se da un lato é impossibile e riduttivo tracciare confini e recinti in questo campo, devo constatare che il modo in cui siamo abituati sentir parlare e trattare l&#8217;argomento dei gay, sia limitato, denigratorio e sbagliato.</p>
<p>La televisione ci ha abituato a una visione <strong>parziale e distorta</strong> del mondo gay. Ci propina i Gaypride che sono sfilate di Carnevale, le Luxuria e le Platinette, figure che c&#8217;entrano come i cavoli a merenda. Lo dico con cognizione perché conosco bene il mondo gay. A Milano nei primi anni &#8217;90 fu inaugurata la prima gaystreet d&#8217;Italia, via Sammartini, io che lavoravo in radio ero tra i presenti a fare interviste durante il taglio del nastro. Fu, a mio avviso, il primo grande sbaglio degli attivisti del mondo gay, che trasformarono inconsapevolmente la strada in un ghetto in cui per anni sono rimasti rifugiati. Fortunatamente le cose negli anni sono cambiate. I locali gay si sono moltiplicati in varie parti della città , e anche in tanti piccoli centri della Lombardia disperdendo i ghetti, tanto che ormai si usa frequentare i cosiddetti locali misti, dove nessuno ti chiede chi sei, cosa preferisci e se hai la tessera. Ognuno é ciò che preferisce, senza etichette e segue ciò che più gli garba.<br />
Oltre che conoscere decine di ragazzi gay, io ho pure un parente che vive col suo uomo da oltre 10 anni in una media città  di provincia. Hanno condiviso per qualche anno l&#8217;affitto poi hanno comprato casa insieme. Pagano il mutuo, le tasse, svolgono entrambi professioni di responsabilità , uno dei 2 é titolare di cattedra all&#8217;università , frequentano amici e coppie etero con figli, senza essere mai scesi in strada come pagliacci. Sono persone integrate, colte, (molto più sensibili di tanti duri) che vivono la loro vita come tutti, con la differenza che il mio parente vorrebbe crescere ed educare un figlio. Anche adottivo. Ma sa che qui non siamo in Svezia, dove é normale incrociare coppie gay con i passeggini. Sono certo che sarebbe un padre comprensivo, affettuoso e responsabile, molto più di <strong>certi</strong> padri etero violenti, ignoranti, poco affettivi che sbraitano giorno e notte, prigionieri della smania di mostrare la loro virilità  che serve soltanto all&#8217;ego e a nessun altro. Nemmeno alle loro compagne e ai loro figli che non coccolano mai. Uomini conformi ai <strong>dettami familiari di santa romana chiesa</strong>.</p>
<p>Viviamo in un sistema invasato dal pregiudizio religioso viziato dai tabù e dalla vergogna di mostrarci per ciò che siamo. I politici sono solo espressione di quegli italiani sodomizzati dal timore che li spinge a peregrinare e venerare i luoghi di culto per purificarsi il fondo schiena. Spesso genitori di figli gay, che nei casi peggiori trovano solo nel seminario il loro ideale rifugio. Sono tesoro di un&#8217;economia che non conosce crisi fra reliquie, santini e fenomeni da baraccone alla San Giovanni Rotondo. Santuari di suggestione collettiva dove si venerano corpi marci, cui viene negato pure il diritto di degna sepoltura. Mi chiedo dove sia la normalità !</p>
<p>Il discorso non vale solo per i cattolici, vale per tutti i fedeli di qualunque credo, <strong>mussulmani</strong> compresi. Anche durante il ramadhan. Me ne son reso conto un paio d&#8217;anni fa in Tunisia, durante un minitour di 6 giorni. Sembrava di stare a Mikhonos. Da Medenin a Tozeur, da Nefta a Gabes, sono centinaia i ragazzi che strizzano l&#8217;occhio al turista, lo seguono, gli sorridono e ci provano. I pochi soldi che chiedono sono solo il mezzo che giustifica il fine. Sono spesso giovani, li trovi dappertutto: alle pompe di benzina, lungo i marciapiedi, fra coloro che ti conducono col calesse nei palmeti, ma anche tra le bancarelle dei suk. Molto meno inibiti degli italiani a patto che non si dica e non si sappia. Perché nel gruppo di gay nessuno osa ostentare il minimo sospetto. Del resto l&#8217;omosessualità  vietata in tutti i paesi arabi, in alcuni casi si paga al patibolo. In Italia é sufficiente girare le stazioni ferroviarie o i soliti locali gay per imbattersi in marocchini, tunisini, algerini ed egiziani. Tutti potenziali prostituti gay, ormai più numerosi dei sudamericani. </p>
<p>Ergo: <strong>di cosa ci dobbiamo meravigliare</strong>? Del fatto che lo steward gay morto nel tragico decollo di Madrid non sia stato trattato coi guanti da tutti i giornali? Trovo la polemica dell&#8217;Arcigay davvero inutile e strumentale. Il Corriere, quotidiano fra i più letti, ha correttamente scritto &#8220;compagno&#8221; senza aggiungere altro. Cosa dovreva scrivere che era marito? Non lo era. E allora? Vogliamo a tutti i costi risollevare il vespaio delle discussioni inutili coi soliti moralisti che non portano da nessuna parte?<br />
Mi chiedo che senso ha istituire una sorta di piccolo sindacato di gay in divisa a Bologna il prossimo 26 settembre! Un modo per ghettizzarsi e differenziarsi dalla massa? Trovo tutto ciò insensato e controproducente per il mondo gay. Come trovo insensata l&#8217;elezione di mister gay e del mister in divisa com&#8217;é accaduto a New York pochi giorni fa, in cui é risultato vincitore un vigile urbano di Milano che ora rischia la sanzione disiplinare. Stranamente mi trovo quasi d&#8217;accordo col comandante Bezzon perché ritengo che i gusti sessuali siano un qualcosa di intimo che non serve ostentare. Un qualcosa che vada <strong>scisso dalla dimensione professionale</strong> e dal ruolo che si ha in pubblico. Il silenzio dell&#8217;Arcigay, una volta tanto sull&#8217;argomento, sarebbe stata buona occasione per dare maggiore dignità  alla variegata categoria di persone che l&#8217;associazione pretende di rappresentare. Peccato invece che questa ennesima polemica sul &#8220;compagno&#8221;, possa essere miglior occasione per l&#8217;Arcigay di scomparire e smettere di lucrare sulle tessere degli affiliati, costretti a nascondersi nei locali ghetto di periferia.<br />
Personalmente trovo che il miglior modo per farsi accettare e far valere qualche diritto, sia quello di <strong>sfidare il pregiudizio</strong> cominciando sempre più spesso a girare mano nella mano senza paura, senza vergogna e senza comportarsi da pagliacci.</p>
<p>Rimango convinto che siano i cittadini a dettare la politica. Ben vengano quindi i ragazzi fieri di se stessi mano nella mano a contrastare il solito eterone sposato con figli, uso alla mano morta con le ragazzine sul metrò, che tampona la sua frustrazione in cerca di certi orribili e innaturali transessuali senza Condom.<br />
Chi é più normale?</p>
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		<title>Spicchi e spaccati di vita italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 17:24:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sto per lasciarmi alle spalle il Gargano con Vieste, Rodi e la grande foresta umbra (il nome deriva da ombra). Un polmone verde che é un paradiso, a tratti deturpato dai rifiuti, souvenir lasciati dalle famiglie venute per il pic nic. Tra le morbide tinte dell&#8217;immensa pineta fioriscono sacchetti di plastica gonfi di posate sporche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/g9aS1MVEt20"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/g9aS1MVEt20" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350"></embed></object></p>
<p>Sto per lasciarmi alle spalle il Gargano con Vieste, Rodi e la grande foresta umbra (il nome deriva da ombra). Un polmone verde che é un paradiso, a tratti deturpato dai rifiuti, souvenir lasciati dalle famiglie venute per il pic nic. Tra le morbide tinte dell&#8217;immensa pineta fioriscono sacchetti di plastica gonfi di posate sporche di sugo, piattini, ossi di pollo, tovaglioli sgualciti, resti di lasagne, cartacce, sedie da giardino spezzate e bottiglie in plastica, che talvolta si mimetizzano col fondo erboso. Uno scempio che mi ricorda una zona boschiva in cui mi ero imbattutto l&#8217;anno scorso in riva al Po, in Piemonte, nei pressi di Trino Vercellese, ahime senza videocamera. Segni di inciviltà  che si ripercuotono come boomerang sulla salute di tutti. In una terra dove senza raccolta differenziata si buttano i <strong>pannolini assieme alle bucce di banana</strong>, senza pensare, affiora il lato più triste di questa Italia del Sud, abitata da troppa ignoranza, arroganza, supponenza, indifferenza e da troppi luoghi comuni. Un po&#8217; come il Nord di 40 anni fa.<br />
Negli ultimi 10 anni, durante i quali, per brevi periodi, ho vissuto il Sud Italia per motivi di lavoro, é cambiato poco nulla. Qui si continua a vivere alla giornata, si lavora a nero col miraggio del posto fisso che possa mandare a quel paese tutto e tutti (che si ottiene solo per raccomandazione politica) si tace e si gira la testa dall&#8217;altra parte, si agisce con superstizione, si soccombe alle usanze, si mangia come maiali per non offendere chi ti ha invitato, si frequentano le processioni, si venerano le statue religiose, si ostenta il lusso con la bigiotteria, ci si indebita per i vestiti, per la bella macchina e si foraggiano i preti per salvare l&#8217;anima del congiunto passato a miglior vita. Il trigesimo, la messa dedicata al trentesimo giorno dalla morte che poi si protrarrà  negli anniversari, fa rivoltare nella tomba Martin Lutero e tutti i cristiani protestanti, allergici alle prezzolate indulgenze di suffragio. So che al Nord si usa assai poco, e solo per gli anniversari.</p>
<p>Qui nel Sud Italia l&#8217;apparenza e la frase fatta da spiattellare per risultare omologati la fanno ancora da padroni. Qui la libertà  delle donne é ancora paragonabile a quella delle musulmane in burqa. Si finisce sulla graticola dei pettegolezzi se ci si siede in un bar per un caffé, si diventa &#8220;poco di buono&#8221; se si scelgono lavori tipicamente maschili come il geometra, niente bicicletta e spesso niente patente per le rappresentanti del gentil sesso. Le ragazze sveglie ed emancipate vengono bollate <strong>zoccole</strong>, le più audaci e allergiche ai ricatti della mentalità  retrograda ancora dilagante emigrano. Sono spesso belle e formose, molto più attraenti di certe anoressiche che circolano a zonzo per Milano armate di pianta stradale e book fotografico. Più genuine e con meno puzza sotto il naso, qui con le ragazze si può socializzare senza traumi a patto che si rimanga impassibili di fronte ai contenuti di certi discorsi a proposito di televisione, grande fratello e lezioni di vita.<br />
Correre sul lungomare può succedere di essere derisi e sfottuti da ragazzi obesi intenti a ingurgitare chili di focaccia oleosa, sdraiati sui cofani delle auto parcheggiate di sbieco o sui muretti. Ma anche da ragazze brille come quelle che a Torre a mare, vedendomi affannato su un ritmo sotto i 4 minuti per chilometro, mi hanno urlato &#8220;sfaccim de uagnon&#8221;. Non ho capito cosa intendessero, ma il tono usato non mi ha di certo rincuorato. Nella Puglia che ho visitato ho visto <strong>una sola pista ciclabile</strong> a Mola di Bari. Talmente bella, nuova e moderna da stridere con tutto il resto. Persino col bel mare che vomita sul bagnasciuga plastica, vetro e rottami.</p>
<p>Dormire la notte da queste parti é un terno al lotto. Dipende dalle intenzioni di chi starnazza per strada. Non é raro, infatti, imbattersi in gruppi di adolescenti randagi che scorrazzano sotto casa con gli scooter smarmittati dopo la mezzanotte. Possono urlare, sbraitare e lanciarsi sacchetti dell&#8217;immondizia fra l&#8217;indifferenza generale. Certi che il baccano amplificato che entra prepotente fin dentro i mobili di casa, non provoca reazioni sdegnate dai balconi. Tantomeno <strong>nessuno osa chiamare la Polizia</strong>. Il casco in moto non lo usa proprio nessuno qui, nemmeno le zucche pelate che non si possono spettinare.<br />
Un signore che ho conosciuto a Santo Spirito mi ha detto che la gente, qui é sfiduciata perché chiamare le forze dell&#8217;ordine può non servire se i vigili sono parenti, amici o vicini di casa dei trasgressori. Quel signore ama passeggiare con la moglie nella vicina <strong>Giovinazzo</strong> perché lì, a differenza di altre parti, i vigili sono onnipresenti. Contrastano i parcheggi pirata e i vandali a suon di verbali. Col risultato che a Giovinazzo é meno pericoloso camminare per strada e meno probabile inciampare fra le cartacce e le cacche dei cani sui marciapiedi. La cittadina disseminata di tanti localini accoglienti lungo i suggestivi budelli del centro storico in pietra bianca, é una chicca che val la pena visitare.</p>
<p>Per il resto il ritornello non cambia: &#8220;Tu sei del nord? Abiti vicino a Milano? Io ho il cognato che sta a Trezzano, il fratello che lavora a Dalmine, la cugina che convive a Brescia&#8230;&#8221; e via di questo andazzo. Il tormentone é sempre il solito:&#8221;Aah voi al Nord si che state bene, tuttavia voi avete il lavoro, noi il mare!&#8221;. &#8220;Qui al Sud c&#8217;é gente che sporca, siamo fessi perché non diciamo niente, abbiamo i delinquenti perché non c&#8217;é lavoro&#8221;. Chiaramente sono sempre gli altri che sporcano e delinquono.<br />
Da queste parti tutto é normale, se qualcosa non lo é si finge che lo sia. Non c&#8217;é stimolo, non c&#8217;é voglia di riscatto, non c&#8217;é coraggio, non c&#8217;é consapevolezza, non c&#8217;é abbastanza senso di <strong>responsabilità  collettiva</strong>. Forse non ci sono nemmeno i presupposti per crearla. Si vive molto di invidie, di piccole cose, spesso di espedienti e di vendette. Incendi, attentati e atti intimidatori sono all&#8217;ordine del giorno qui, tanto da non fare nemmeno più notizia sui giornali. L&#8217;Italia del Sud, Puglia compresa, é ancora disseminata di botteghe che al Nord sono scomparse da almeno 20 anni. Luoghi solitamente bui e mal tenuti, spenti come i loro gestori, spesso piegati sui banchi intenti ai cruci puzzle. Talmente demotivati da non riuscire a celare insofferenza verso il cliente che acquista. Difficile sentire un saluto o vedere una faccia sorridente al posto del broncio. Sarà  un caso che In dialetto barese il verbo lavorare si traduce con fadgà ?</p>
<p>Il Sud, mi spiace per chi non merita, é afflitto da overdose televisiva e da falsi miti. Molto più del Nord. Perciò Berlusconi continua a governare! Nonostante l&#8217;impegno di qualcuno, per ora, quest&#8217;area italiana rimane la palla al piede di quell&#8217;Italia attiva che lavora, che produce, che paga le tasse e che non ha sul suo territorio decine di caserme popolate da centinaia, migliaia di<strong> militari inutilizzati</strong>. Che potrebbero essere impiegati in borghese nelle campagne a controllare quella minoranza di incivili che lascia per strada di tutto.<br />
Ieri, in un&#8217;edicola di Bari Palese, mentre acquistavo Repubblica, il Giornale e L&#8217;Unità , il giornalaio, che avrà  avuto si e no mia età , <strong>mi voleva dissuadere dall&#8217;acquistare il quotidiano</strong> fondato da Antonio Gramsci. Non potevo credere ai miei orecchi! Gli ho chiesto se conoscesse Concita De Gregorio, il nuovo direttore succeduto ad Antonio Padellaro, e Marco Travaglio. Lui mi ha risposto: &#8220;No&#8230; bé abbiamo idee diverse, io preferisco Vittorio Feltri&#8221;. Gli ho chiesto se ricordasse qualche suo celebre articolo calunnioso e diffamatorio nei confronti di Antonio Di Pietro, e se sapesse della radiazione dall&#8217;albo dei giornalisti per aver, una volta tanto, pubblicato qualcosa di vero (una foto pedofila). Mi ha fatto segno con la mano che non era disposto a continuare la conversazione, congedandomi con un laconico &#8220;..forse lei ne saprà  più di me, legga ciò che vuole&#8221;.</p>
<p>Che volete che vi dica? Tanto é valso lasciar perdere e tuffarmi alla prima sagra del pesce fritto che ho incontrato risalendo la costa. Un&#8217;altra buona occasione per ingurgitare alici, polipetti e gustosissime cozze alla faccia di un santo di cui non ricordo il nome. Senza dimenticare di lasciarvi una cartolina che documenta cosa si può trovare tra i tanto decantati olivi di Bitonto. In cima al post. In onore alla verità . Uguale a quella che trovai <a href="http://it.youtube.com/watch?v=2-zDjOGdgqo" target="_blank">un anno fa</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2008/08/23/spicchi-e-spaccati-di-vita-italiana/">Spicchi e spaccati di vita italiana</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>L&#8217;antidoto é la rivoluzione violenta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2008 17:37:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia potrà  avere una radicale trasformazione soltanto con una rivoluzione popolare violenta. Lo insegna la storia. Il popolo si adegua alle leggi del proprio dittatore fin quando viene ridotto alla fame. Suddito del sistema di potere corrotto, auto referenziato e bugiardo in grado di controllare le opinioni, il popolo matura la consapevolezza della propria lontananza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2008/05/04/lantidoto-e-la-rivoluzione-violenta/">L&#8217;antidoto é la rivoluzione violenta</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://83.224.70.5/www.danielemartinelli.itt/wp-content/uploads/2007/11/rivoluzione.bmp" alt="rivoluzione.bmp"/> </p>
<p>L&#8217;Italia potrà  avere una radicale trasformazione soltanto con una rivoluzione popolare violenta. Lo insegna la storia.<br />
Il popolo si adegua alle leggi del proprio dittatore <strong>fin quando viene ridotto alla fame</strong>. Suddito del sistema di potere corrotto,  auto referenziato e bugiardo in grado di controllare le opinioni, il popolo matura la consapevolezza della propria lontananza dalla casta man mano viene depauperato da tutto, cosciente di costituire il tassello incastrato di un grande ingranaggio che lo opprime nella povertà . Nella realtà  quotidiana i poveri manifestano i loro disagi additando le cause dei loro mali ai governanti, per i quali <strong>maturano odio e voglia di vendetta</strong>.</p>
<p>In questo quadro i sudditi lottano per sopravvivere, fin quando ridotti alla fame, si procureranno il cibo con le cattive. E&#8217; allora che arrivano le rivoluzioni forti, dolorose e cruente perché partorite dal basso, da quei ceti poveri e vessati che non hanno più nemmeno il fondo del barile da grattare.<br />
Quando i poveri accomunati dagli stessi problemi diventano molto più numerosi della casta ricca e privilegiata, saranno stimolati alla rivolta consapevoli che quella é lâ€™unica via possibile rimasta per cercare di colpire al cuore il sistema che li controlla.<br />
In Italia <strong>questo stadio lo stiamo avvicinando</strong> come in un copione già  visto. Con lâ€™esercito dei 1000 euro al mese senza distinzioni di merito, di professionalità  e di grado, tipico dei peggiori regimi comunisti, la casta corrotta ha quasi annientato il ceto medio, affossato alla povertà  più assoluta con un processo lento ed inesorabile, giunto ormai a buon punto perché papabile con la precarietà , con l&#8217;utilizzo dei risparmi da parte delle famiglie che devono far fronte a spese spesso frutto di un tenore troppo alto, da un numero sempre maggiore di italiani in coda alle Caritas per un pasto caldo, dalle famiglie sfrattate perché non riescono a pagare il mutuo e dagli stranieri ancora più poveri, che arrivano in Italia ad assaltare le ville, rapinare le banche, borseggiare i cittadini e violentare le donne.</p>
<p><strong>Segnali inconfutabili in tutti gli strati del nostro tessuto sociale</strong>, cosciente di  dipendere da una classe dirigente alla deriva per la quale non c&#8217;é cura democratica o etica che tenga.<br />
La casta dei ricchissimi politici italiani si é barricata nei luoghi di potere a tempo indeterminato,  guardinga e con le antenne alzate. Moltissimi sono i deputati che quando escono da Camera e Senato si camuffano sperando di non essere riconosciuti perché intimoriti dalle spernacchiate o dalle aggressioni fisiche. Questa distanza dal popolo sovrano ha innescato <strong>un processo senza ritorno</strong> che sfocerà  in esiti cruenti perché a differenza di un tempo, il potente moderno é tale poiché possiede capitali, valuta e mezzi di informazione. Lâ€™unico antidoto al cancro dei Berlusconi e dei berluschini é <strong>una giustizia che funziona</strong> che restituirebbe il maltolto alla collettività  trasformando i cittadini della casta in soggetti meno dannosi per tutti.</p>
<p>Ma per arrivare a ciò la storia insegna che <strong>ci vuole una rivoluzione violenta</strong> per poter ripartire da capo, applicando i codici della Costituzione e riportare in auge i valori del senso etico per il bene del vivere comune. Se lâ€™Italia é ridotta così é anche grazie a quella maggioranza di <strong>cittadini che finora ha badato soltanto al proprio orticello</strong> e ai propri affari,  tralasciando i valori della responsabilità  collettiva che, scoraggiando la logica delle tangenti e dei favori, creerebbe un sistema più meritocratico e consono ad un paese civile.<br />
Lâ€™italiano medio causa del proprio male parte dal basso: da quello che <strong>getta la carta dal finestrino dellâ€™auto</strong> a quello che finge di non vedere perché si fa i fatti propri, mancano entrambi di rispetto a se stessi, ai propri figli e alla collettività  di cui fanno parte.<br />
L&#8217;Italia del â€œvolemose beneâ€ indebitata e ferma al palo é diventata lo zimbello dell&#8217;Unione europea che ci caccerà  presto fuori dal sistema abbandonandoci al nostro cruento destino.<br />
Noi intanto continuiamo a salvaguardare il nostro orticello e a sfamarci con la testa sotto la sabbia fin che non ci verrà  fame.<br />
Per la rivoluzione violenta <strong>é solo questione di tempo</strong>.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2008/05/04/lantidoto-e-la-rivoluzione-violenta/">L&#8217;antidoto é la rivoluzione violenta</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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