Carabinieri, censura, Meridione e selezione

Il post seguente che avevo pubblicato su Facebook, è stato dapprima rimosso, poi ripubblicato con tante scuse da parte di Facebook. Ma poi è sparito di nuovo. Per una settimana da oggi non potrò aggiornare sia il profilo che la pagina pubblica. Le segnalazioni di presunto razzismo da parte del “popolo di fb”, hanno prodotto la censura di un post che solleva una verità. Una verità che negli Usa dove hanno deciso la policy del social network non si conosce perché lì non esiste una legislazione contro la mafia. Non si conosce il metodo mafioso e anzi, i mafiosi, spesso, si rifugiano proprio negli States perché si sentono al sicuro dalla giustizia italiana.

Detto ciò, ripropongo qui il testo cancellato da Facebook relativo ai carabinieri arrestati a Piacenza, accusati di tortura, di spaccio, estorsione e altre amenità.

Ecco l’elenco dei 6 carabinieri arrestati a Piacenza:
Giuseppe Montella, napoletano, boss dello spaccio e delle botte
Angelo Esposito, napoletano
Giacomo Falanga, napoletano
Daniele Spagnolo, pugliese
Salvatore Cappellano, siciliano
Marco Orlando, siciliano, comandante della caserma di Piacenza ai domiciliari.
6 meridionali su 6. Ora qui nessuno dice che essere meridionale significa essere delinquente, ci mancherebbe.

Va però ribadito che la predisposizione a delinquere e a fare del male, è solitamente propria di chi nasce, cresce e si forma al Sud.
Del resto la camorra, la Sacra corona unita, la Ndrangheta o la mafia con i loro metodi di sangue e violenza, non sono propriamente associabili alle mentalità tipiche del Piemonte, della Lombardia o del Veneto. Nessun valtellinese ha mai sciolto un bimbo nell’acido. Il siciliano Spatuzza sì.

Ecco, sono questi i rudi metodi di un Sud arretrato dal quale proviene la stragrande maggioranza di delinquenti che sporcano il prestigio delle istituzioni e di quella maggioranza di gente per bene e onesta che indossa la divisa con onore.
Ecco, non è tollerabile che dopo i casi Cucchi, Rasman, Uva, Aldrovandi, Ros-Ganzer, G8 di Genova (2001), Marrazzo (2009), violenze sessuali a Firenze (2017), i 27 militari violenti delle caserme della Lunigiana, ci sia ancora chi dica “ne risponderanno personalmente”.

Va riformato il metodo di selezione dei candidati e inaspriti i controlli. Perché non è tollerabile che nessuno delle dirigenze intermedie fino ai vertici dell’Arma, non sappia o non abbia saputo. Non è tollerabile che inchieste così escano grazie a qualcuno che spiffera e che vince l’omertà. Guarda caso, anche questa brutta bestia tipica del Sud e che è l’humus di tutte le mafie e di tutte le sopraffazioni.

Aggiungo che appartenere all’Arma o indossare una divisa dovrebbe essere una mission ispirata esclusivamente da senso del dovere, di patriottismo, di onore e di senso della legalità. Il fatto che una divisa sia il miraggio (e anche la meta) di almeno l’80 per cento di cittadini del Meridione, fa sospettare che entrare nelle Forze dell’Ordine sia un modo per avere uno stipendio fisso a discapito di una ferrea moralità, che finisce per arruolare dei disgraziati come quelli arrestati a Piacenza a danno dei tanti militi onesti. Del Nord e del Sud.

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