Proposta al Movimento 5 stelle

donazione economica

Dopo aver analizzato e controanalizzato gli effetti mediatici dei tentativi di trattativa sulla legge elettorale tra il Pd e il Movimento 5 stelle, vorrei proporre qualcosa di più sostanzioso della diatriba sull’Italicum, che comunque andrà, sarà una porcata. La proposta che mi piacerebbe sottoporre ai ragazzi stellati del parlamento è quella di incassare i rimborsi elettorali destinati al M5s di 42 milioni di euro, da redistribuire alle famiglie bisognose e/o alle piccole medie imprese tramite criteri di priorità che dovrebbero tener conto del grado di indigenza. Questa proposta non mira a risolvere i problemi di chi non ha mezzi di sostentamento per la crisi economica o per la disoccupazione. Semplicemente mira ad aiutare concretamente almeno per una volta chi ha davvero bisogno. 42 milioni di euro non risolvono la crisi di milioni di famiglie, ma certamente lenirebbero i problemi a molte di loro per almeno un periodo. Un esempio banale? Se ad ogni famiglia fossero destinati 500 euro, con 42 milioni si aiuterebbero qualcosa come 84 mila nuclei familiari. Che moltiplicati per tre (tanto è la media dei componenti di una famiglia) equivarrebbero a circa 240 mila persone. Che non sono molte, ma che se moltiplichiamo per cinque, tanti quanti gli anni della durata del diritto ai rimborsi, diventerebbero circa 210 milioni di euro a disposizione di circa 420 mila famiglie per oltre un milione di italiani in povertà. Insomma, per quanto poco possa sembrare, un aiuto economico così varrebbe molto più di zero e molto più di un reddito di cittadinanza rimasto soltanto sulla carta perché i partiti non lo hanno voluto votare in aula nonostante le ripetute proposte del Movimento 5 stelle. Un provvedimento economico di questo tipo, con i rimborsi, costituirebbe una concretezza in più nei confronti degli italiani in crisi, oltre che un messaggio mediatico di rilevante importanza. A differenza degli 80 euro mensili di Renzi, qui non ci sarebbero trucchi del dare/togliere. Del resto quei 42 milioni che il Movimento attualmente non incassa perché rinuncia, non vanno a contribuire in bene alla causa del debito pubblico. Al contrario, finiscono nella gigantesca voragine di quello stesso debito che si alimenta da solo grazie al cumulo degli interessi che l’Italia non paga più. E visto che quel debito, noi elettori lo consideriamo immorale, potremmo già fare come se non ci fosse. Logisticamente parlando non credo sia un grosso problema individuare le famiglie indigenti e mettere a punto un metodo trasparente e veloce per far arrivare il contributo nel modo più netto ed economico possibile. Banca Etica potrebbe essere una delle soluzioni. Perché non provarci?

Quanto al fondo di garanzia istituito dal Movimento a disposizione delle piccole e medie imprese, è un’iniziativa lodevole ma che nei fatti non pare concretizzarsi a beneficio dei richiedenti. Diverse persone che mi hanno contattato, mi hanno detto che accedere a quel fondo è stato praticamente impossibile in quanto a garanzia del prestito, si sono sentiti chiedere dalle banche garanzie anche personali su proprietà o capitali. La domanda che mi sono sentito porre è stata: “A cosa serve il fondo di garanzia del Movimento se poi nei fatti non riesco ad ottenere un prestito per la mia impresa?” In effetti, la domanda posta così pare non lasciare spiragli di risposta. I fondi derivanti dal rimborso, invece, sono fondi del partito che potrebbero aiutare molti italiani dribblando le garanzie delle banche. Il che di questi tempi non sarebbe poco.

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