Giovine Lega padrona… e un po’ terrona

Per i giudici padani di Torino 17 firme sulle 19 totali presentate per la lista “Pensionati per Cotasono false. Il consigliere regionale Michele Giovine, eletto con 27.000 preferenze decisive per la vittoria dell’attuale governatore padano, s’é preso 2 anni e 8 mesi di condanna, 2 mesi in più di papà  Carlo. Nella loro lista dei “Pensionati e invalidi” avevano inserito nomi di ultranovantenni di fuori regione e utilizzato alcuni familiari sotto falso nome come propri candidati. O se preferite, nomi invalidi. Dunque, il clan padano dei Giovine dovrà  risarcire con 70.000 euro l’ex governatrice piemontese Mercedes Bresso, i rappresentanti della sua lista, i Verdi padani, i Radicali padani e Luigina Polacco (dal cognome più nordico dei padani). La rimanenza del danno civile la quantificherà  un altro giudice padano di Torino. Dunque, se i voti dei Pensionati sono farlocchi come quelli lombardi della Lista Formigoni, il padano Cota é in minoranza. E il Piemonte deve tornare alle urne.

Sempre per i giudici padani di Torino l’europarlamentare leghista padano Giovanni Robusti era membro di un’associazione a delinquere che “faceva sparire ai danni della collettività  – padana – ettolitri di latte per una truffa di 200 milioni di euro grazie al ruolo di copertura della banca padana Credieuronord“. Sì, la banca salvata dal fallimento per intercessione del terù Antonio Fazio, l’ex governatore di Bankitalia di Roma ladrona. E pensare che Cota in dicembre aveva rinunciato a costituirsi parte civile nel processo “almeno fin quando é dimostrato che sono colpevoli“. Chissà  se in vista del processo d’appello ci ripenserà  per il bene dei padani che hanno firmato legalmente il sostegno di liste non padane. Sia mai che qualcuno gridi ai “Truffatori a casa nostra” dopo il famoso manifesto con la faccia di Bossi che scandiva serafico “Anche io sono socio fondatore di Credinord“, la banca che seppelliva le multe delle cooperative padane fondate proprio da Robusti, il leader dei Cobas Piemonte.

Per i giudici terù di Napoli, invece, il capo della squadra mobile partenopea Vittorio Pisani (il cognome che pare etrusco, per la Lega rimane terù) soffiava le indagini del suo stesso ufficio ai piquattristi sotto inchiesta, che intanto avevano il tempo di far sparire beni all’estero lontano pure dalla Padania. E depistare. Lo dice il terù pentito Salvatore Lo Russo al gip – terù pure lui – che ha firmato il provvedimento di divieto di dimora a Napoli con l’accusa di favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio a carico del superpoliziotto amico del terù Marco Iorio, imprenditore legato al clan terù dei Lo Russo. Il ministro padano Maroni ha subito espresso stima e fiducia al terù Pisano. E’ ormai divenuta abitudine padana esprimere solidarietà , stima e “personale fiducia” a indagati, rinviati a giudizio e pure a condannati come il generale Bruno Ganzer, il capo dei Ros che si é preso a 14 anni di galera per traffico internazionale di droga, rimasto a ruolo.

Dunque Maroni non avrà  problemi ad esprimere fiducia e stima pure a quei giudici terù del Tar Lazio, che proprio oggi hanno deciso che il terù Gaspare Spatuzza dev’essere ammesso al programma di protezione nonostante il suo parere contrario. Sì, quello che scioglieva i bimbi nell’acido che cita i Graviano Dell’Utri e Berlusconi. Compagno di merende da un ventennio dei leghisti, che ora gli rubano un po’ il mestiere con i raggiri e le triangolazioni come hanno spiegato i magistrati padani che hanno condannato il padano Robusti. Una furbata suddivisa in 3 registrazioni: la prima estingueva il debito nei confronti del fornitore del latte facendo sorgere contemporaneamente un debito per la multa. La seconda registrava un bonifico dalla banca dalle cooperative alla Credieuronord e la terza registrazione avveniva quando i soldi della Credieuronord tornavano agli allevatori in pochi giorni. Insomma, mentre i leghisti si riscoprono “terroni a casa nostra” grazie anche all’assessora Ferrero della giunta Cota, pizzicata dai giudici padani pappa e ciccia con ‘ndranghetisti operanti nella Padania piemontese, possono star tranquilli del vuoto dedicato ai loro argomenti sulle prime pagine di oggi. Il Palliere ha privilegiato Galli della Loggia ammiratore del pregiudicato piquattrista Luigi Bisignani che “non é la patologia, ma la normalità  del potere italiano” assieme al “ritorno in amore” di Maria Sharapova. Nessuna traccia delle chicche leghiste nemmeno sulla prima di Repubblica. Delle banane padane.


Torino, la condanna del consigliere piemontese Giovine

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