Belpietro “Libero”

La sicurezza intorno a Maurizio Belpietro é tornata a livelli di guardia standard a soli 8 giorni dal fallito (e certamente inventato) attentato avvenuto nella sua abitazione nel centro di Milano. Della scorta del direttore di Libero non fa più parte Alessandro M., l’agente che sventò il misterioso agguato a Belpietro sparando 3 colpi a vuoto lungo le scale del palazzo. Il poliziotto, rientrato dopo una settimana di riposo, é stato assegnato ad altro incarico. Sarà  sentito nei prossimi giorni come parte lesa.

Nessun riscontro é finora emerso dall’inchiesta del procuratore aggiunto Armando Spataro che indaga sulle sembianze dell’attentatore “di sinistra”. Dopo l’incidente probatorio con alcuni attori che nel set allestito sul ballatoio di casa Belpietro hanno ricostruito i momenti concitati dell’incontro tra l’agente e il misterioso attentatore di sinistra fan di Travaglio, rimane l’attesa dell’esito di alcune verifiche affidate alla Digos. Il fascicolo di tentato omicidio rimane a carico di ignoti.

Il 4 ottobre scorso Alessandro M. raccontò di essere stato affrontato da un uomo alto e atletico armato di pistola che non sarebbe riuscito a sparare per l’inceppamento dell’arma. Nessun riscontro dall’identikit del presunto attentatore “fan di Travaglio e della sinistra dell’odio“, nessun inquilino di Belpietro che in quel palazzo ha visto qualcuno, nessuno che abbia notato presenze strane nelle scale su cui non é stata rilevata nessuna orma sospetta, nemmeno nessun capello svolazzato dall’ormai famoso ciuffo dell’identikit, nessuna telecamera che abbia immortalato chicchessia fuggire armato, nessuno che sia uscito dal portone del palazzo di Belpietro dove sostava l’auto con a bordo il secondo agente della scorta, nessuno che abbia mosso una foglia della siepe del cortile adiacente la casa di Belpietro, unica via alternativa di fuga. Nessuna rivendicazione. Nessuna arma pervenuta.

Ultima chance per identificare l’attentatore di sinistra fan di Travaglio é che si tratti di un inquilino del palazzo di Belpietro del quarto o del terzo piano. Perché scenderne 5 a perdifiato e a tempo zero in stile Lupin terzo per poi dileguarsi nel nulla, vuol dire essersi nascosto dentro qualche bidone della spazzatura piuttosto che in qualche tombino. Ma quanto resiste in apnea un atleta in affanno dopo aver corso in discesa a perdifiato per ben 5 piani?. E’ forse morto asfissiato dalle esalazioni? oppure ha usato come mascherina una copia del Fatto quotidiano?

Se la destra non ha ancora ritenuto attendibili i miracoli o la paranormalità , questo fan di Travaglio che attenta alla vita di Belpietro si sta rivelando (come anticipato) una bufala montata male. O se preferite una porcata. In tal caso l’agente Alessandro M. dovrebbe risarcire di tasca propria l’aggravio di spese che ha comportato l’aumeno della scorta a Belpietro per 8 giorni. Senza contare il dispiego di uomini e mezzi che hanno passato l’intera notte a setacciare inutilmente e senza il benché minimo riscontro il palazzo e il cortile dove vive Belpietro. Insomma, un caso che scotta buono per farci un libro per la collana Harmony. Sempre che non ne abbia a male Mondadori e sempre che il quotidiano Libero si decida una buona volta a smettere i panni del megafono di Berlusconi per fare un minimo di corretta informazione. Del resto piglia 7 milioni di euro l’anno per essere un giornale fondato su un partito fasullo come quello Monarchico non é vero?

Magari! Libero di seminare odio il 5 ottobre, giorno successivo al l’attentato bufala a Belpietro, scrive in prima pagina La lotta continua di Travaglio a noi moderati a firma naturalmente di Belpietro.

Il 7 ottobre sotto “Il clima d’odio” si legge una marchetta di Filippo Facci dal titolo “Il poliziotto é eroe se salva D’Ambrosio ma se difende noi… capovolgendo quello che D’Ambrosio ha effettivamente detto di quell’agente, ossia di non avergli mai creduto quando nel ’95 raccontò di aver sventato un attentato ai suoi danni.

L’8 ottobre il replay al clima d’odio con titolone: “Scusate se sono vivo” Libero processa “Santoro che processa l’informazione di destra e sparge dubbi sull’attentato a Belpietro con una velenosa ricostruzione. Smentita in diretta dalla vittima” (il solito e solo Belpietro).

Il 9 ottobre per Libero “I pm sono impazziti”. Non l’agente di Belpietro che ha sparato 3 colpi a vuoto contro nessuno. Bensì quelli che “convocano Maroni per nulla e trasformano la Marcegaglia in nuova eroina”.

Ieri Libero svelava “chi fabbrica dossier” ossia “i professionisti del fango” della solita sinistra che non si capisce dove stia in Italia.

Oggi Libero, si guarda bene dallo scrivere che la scorta torna ad essere “standard” per il suo direttore con la precisazione che l’agente sparatore “ é stato spedito ad altro incarico non si sa bene dove”, e che insomma manca soltanto il timbro del tribunale per ufficializzare l’immensa bufala montata male. Libero preferisce prendere “Più culi che poltrone” vendendo l’ammucchiata d’odio contro la verità  dei fatti camuffata contro Silvio.

L’unica verità  finora certa é che Libero ci costa 7 milioni di contributi pubblici l’anno per pagare le meches a Facci e l’ospizio a Pansa, paghiamo la scorta a Belpietro e a Emilio Fede, paghiamo pure i militari armati che presidiano gli ingressi del quotidiano Libero. De ché?

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