Pillole di crisi

La metà  della ricchezza nazionale é in mano al 10% degli italiani, che mediamente hanno un reddito 12 volte superiore a quello dei più poveri. La Lazio detiene il primato di regione più diseguale d’Italia.
La crisi economica ha aumentato le distanze sociali e la classe media é ormai frantumata. Peggio di noi, tra le nazioni sviluppate, soltanto il Messico, la Turchia, il Portogallo, gli Usa e la Polonia.
Da inizio anno a Milano hanno chiuso oltre 800 negozi e in tutta la Lombardia entro fine 2010 saranno 30 mila le famiglie sfrattate perché insolventi col mutuo. Ce ne sono state 3.100 anche a Torino nell’ultimo anno e oltre il migliaio di sfratti andranno a termine entro Natale pure a Bologna.

Secondo il Fondo monetario internazionale i posti di lavoro a rischio nell’occidente sono 30 milioni. A fronte di ciò abbiamo le istituzioni italiane che sono foriere di corsi professionali. Hanno intuito l’affare visto che sono 2,3 milioni gli italiani in cerca di lavoro. In realtà  gli unici a guadagnare sono gli organizzatori dei corsi grazie ai fondi: una torta da 20 miliardi in mano a partiti e sindacati in un settore in cui negli ultimi anni i casi di raggiro si sono quintuplicati. Centinaia di iniziative che non danno reali sbocchi professionali, per non parlare dell’inutile perdita di tempo per chi ha già  superato i 40 anni.

Intanto in Europa due dirigenti aziendali su tre sono over 65 e in Italia ci sono 908 mila giovani invisibili per la scuola, l’Inps, il fisco e gli uffici di collocamento. Hanno tra i 15 e i 29 anni. Non studiano, non lavorano ma nemmeno lo cercano. Il dato emerge da uno studio di Confartigianato pubblicato qualche giorno fa da Sergio Rizzo sul Corriere. Mi incuriosisce sapere se tra di loro c’é qualche lettore del blog. Questo é il post numero 1.001 del diario che state leggendo. Se saprete essere brevi e chiari vi pubblicherò.

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