Io felice evasore del canone Rai

Ieri ho detto chiaro e tondo in tivù che mai in vita mia ho pagato il canone Rai. Ebbene sì. Sono un evasore da sempre. Felice e fiero di esserlo pur avendo in casa mia più di un computer capace di captare le dirette Rai su internet. Che per le regole attuali basterebbe a estorcere il pizzo di teleabbonato. Ma io il canone Rai non l’ho mai pagato nemmeno negli anni in cui la tivù la guardavo perché l’ho sempre ritenuto una tangente data ai partiti dell’esibizione catodica che ho sempre rifiutato di finanziare. Il motivo? Perché il canone Rai lede i principi di mercato e di libera concorrenza che impedirebbe a me, cittadino pensante, di decidere autonomamente se, e a chi pagare il mio abbonamento.

Io il canone Rai non l’ho mai pagato perché nella sua illegale obbligatorietà  é un furto, un ladrocinio, una prepotenza di potere, uno scippo con le fattezze di una quota consapevole che finanzia un carrozzone ridotto alla stregua di un ufficio di collocamento per i partiti. Pagare ancora oggi Minzolini, Sgarbi o il reattore nucleare che muove il tavolo di Giuliano Ferrara in coda al Tg1, é come accontentare un parcheggiatore abusivo che almeno non ti righerà  l’auto. Tradotto: non verranno spedite a casa le minacciose raccomandate in busta color atto giudiziario che preludono a chissà  quali guai per l’abbonato Rai sempre in prima fila per essere fottuto e spremuto.

Il canone Rai non l’ho mai pagato già  dai tempi della dirigenza Zaccaria, di Siciliano, della Moratti e di tutti quei fantocci di partito. A maggior ragione il canone Rai non lo pagherei oggi, quando nel valzer di poltrone viene premiato un incapace come Gianluigi Paragone alla direzione di Rai2, autore di un flop in seconda serata degno da TeleValleContadina. Mai e poi mai darei un solo centesimo a Lamberto Sposini o a Mara Venier. Mai e poi mai tollererei che uno come Michele Santoro se ne vada dalla Rai con 2,3 milioni di buonuscita da un’azienda pubblica solo perché ha collezionato il record di ascolti.

Già , perché il servizio pubblico televisivo é un’altra cosa rispetto alla Rai. Il servizio pubblico non dovrebbe cedere alle logiche di un mercato al rialzo. Un giornalista Rai dovrebbe essere assunto per le sue doti professionali e per la sua branca di specializzazione. Dovrebbe avvalersi di un contratto a tempo determinato per garantire turn over e percepire stipendi come da contratto nazionale dell’ordine professionale o di un organismo meno fascista al suo posto, a seconda della mansione. Che, numeri alla mano, non oltrepassa mai i 10 mila euro al mese tranne che per il ruolo di direttore che in tal caso é a discrezione dell’accordo con l’editore. Ma siccome l’editore del servizio pubblico sono i cittadini, (checché l’azionista Rai sia il ministero del Tesoro che appartiene comunque ai cittadini) ritengo che anche per un direttore Rai sarebbe bastato negli anni uno stipendio pari al valore degli attuali 10-15 mila euro.

Stesso discorso dovrebbe valere per il varietà . Il bravo conduttore, il bravo esperto o il bravo comico che rende servizio di pubblico intrattenimento dovrebbe accontentarsi di un discreto stipendio e arricchirsi con l’indotto derivante dalla notorietà  e dal prestigio conferitogli dal suo ruolo nel servizio pubblico. E’ sbagliato che la Rai a canone obbligatorio tratti dalla notte dei tempi con un solo pappone camuffato da manager di nome Lucio Presta, i soliti conduttori a peso d’oro che se non é zuppa Rai é pan bagnato Mediumset.

Una Rai da servizio pubblico avrebbe dovuto disporre, com’era all’inizio, di un ufficio casting continuo aperto a tutti, con una giuria varia e mai ingessata nei componenti (con contratto a termine), trasparente e con regole chiare per tutti i profili professionali: dal conduttore di prima serata al pulitore di cessi. Non che il contratto lo ottieni solo se conosci il direttore al quale telefoni decine di volte per leccargli il culo e magari gli spedisci pure il regalino di compleanno col pony express.

Ecco, siccome la Rai é da sempre una realtà  contraria al servizio pubblico, io non la pago. Le decine di avvisi in tono mafioso che ho ricevuto in questi anni dall’ufficio abbonamenti Rai dei partiti, sono tutti finiti nel cesso. Dunque, voglio rassicurare i teleabbonati perennemente a 90 gradi, che se siete stufi di regalare i vostri soldi a Bruno Vespa e anche a Santoro, non fate altro che scrivere 2 righe di raccomandata in cui dichiarate che la tivù l’avete rottamata. Sarà  poi la Rai, con un mandato di perquisizione emesso da un magistrato, a spedirvi a casa i poliziotti per vedere cosa avete sui mobili. Tradotto in numeri attuali significherebbe controllare almeno 15 milioni di italiani evasori come me. Vi pare possibile?

In questi giorni dove tutti i media di regime paiono essersi accorti di Facebook e dell’infulenza di Internet nei destini politici nazionali, é giunto il momento di chiudere i rubinetti del tutto con la Rai per accelerarne la fine attuale. Se vivrà  di pubblicità  sarà  meglio per (Lei), altrimenti chiuderà  o sarà  privatizzata. L’importante é che ognuno di noi prenda coscienza che é giunto il momento di  decidere autonomamente se scegliere chi pagare di tasca nostra un pizzo illegale e fuori dal tempo. Soprattutto ora che la Rete offre migliaia di opportunità  di intrattenimento, di informazione e di svago spesso gratuite.

Condividi!

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.