Corriere, Paolo Mieli imputato di diffamazione a Milano

Un giudice che lavora in una città  incompatibile, Brescia. Più incompatibile di quella in cui avrebbe potuto lavorare, Parma.
Un articolo di falsità  pubblicato dal Corriere, valido come pretesto per trasferire da Parma quel giudice che aveva promesso tempestività  se fosse stato eletto presidente della corte giudicante nel processo crac Parmalat.
Tra gli imputati in quel processo c’é l’azionista di riferimento del Corriere: Cesare Geronzi.
Il giudice torna a Brescia. Il Csm accoglie le tesi del presidente della camera penale del tribunale di Parma, che vede incompatibilità .
Il presidente di quel tribunale, che al contrario era disponibile ad assegnare a quel giudice il processo del più grande scandalo di aggiotaggio europeo di tutti i tempi, viene a sua volta rimosso e trasferito.

Intanto il processo sul crac Parmalat si frammenta in mille rivoli senza quel giudice trasferito che poteva condurlo in un troncone unico. Attualmente ci sono richieste di patteggiamento e processi brevi in vista, che potrebbero trasformarsi in vie di fuga per gli eventuali truffatori di tante migliaia di risparmiatori.

Verità  che questo processo, in cui sono imputati per diffamazione a mezzo stampa l’ex direttore del Corriere Paolo Mieli e il suo sottoposto Marco Imarisio (autore dell’articolo galeotto), non potrà  svelare.

Di seguito il testo del servizio.

Tribunale di Milano, mi trovo nell’aula dell’ottava sezione penale si é svolta l’udienza dibattimentale del processo a carico dell’ex direttore del Corriere della sera Paolo Mieli e del giornalista Marco Imarisio. Entrambi sono imputati di diffamazione aggravata a mezzo stampa su richiesta del Pubblico ministero Dottoressa Vimercati.
Parte offesa é Roberto Spanò, giudice penale in esercizio al tribunale di Brescia, che ha citato i due giornalisti in merito ad un articolo sul crac Parmalat, apparso sul quotidiano milanese il 6 dicembre del 2007.

Al centro dell’analisi di Marco Imarisio il complicato avvio del troncone principale del maxi processo al tribunale di Parma, il più grande scandalo di aggiotaggio e bancarotta fraudolenta da parte di una società  privata che la storia giudiziaria europea ricordi. Al processo Parmalat sono 29 le persone imputate tutte di associazione a delinquere. Fra di loro il patron di Parmalat Calisto Tanzi e il numero uno di Capitalia Cesare Geronzi, azionista di riferimento del Corriere.

Veniamo ai dettagli e ai contorni di questa vicenda giudiziaria
Il giudice Roberto Spanò si sposa a Brescia con una ragazza che lavora al tribunale come pubblico Ministero. Per il timore di incompatibilità  Spanò chiede di essere trasferito proprio a Parma, sua città  natale.
La richiesta viene accolta. Spanò comincia la sua attività  di giudice applicato a Parma un giorno a settimana, dove a partire dal 2007 presiede il collegio di Eurolat, uno dei filoni del crac Parmalat.
Garantisce che se diverrà  presidente del collegio giudicente del filone principale del Crac Parmalat arriverà  a sentenza entro un anno e mezzo.

Il presidente del tribubale Stellario Bruno, nel dichiarato intento – come ha riferito in aula in qualità  di testimone – di rendere giustizia a mialiaia di piccoli risparmiatori truffati, accoglie la disponibilità  di Spanò e invia gli atti al Csm per la pronuncia.

Nel frattempo, é il 7 dicembre del 2007, esce l’articolo galeotto sul Corriere a firma di Marco Imarisio, nel quale il giornalista scrive che Roberto Spanò é inccompatibile al tribunale di Parma perché nello stesso edificio opererebbero il fratello Giuseppe e il papà  Aristide Spanò in qualità  di avvocati difensori di alcuni imputati nel processo.
La notizia é falsa perché Giuseppe e Aristide Spanò sono sì avvocati, ma civilisti, e non penalisti come richiesto nel processo Parmalat, ma soprattutto non difendono nessuno degli imputati. Ultimo particolare, Roberto Spanò non ha rapporti coi familiari da molti anni.

Ma intanto la bufala del Corriere innesca i suoi effetti.
Il presidente della camera penale del tribunale di Parma, Antonino Tùccari, chiede un nuovo trasferimento di Spanò a Brescia per incompatibilità , dove opera la Pm che nel frattempo é diventata sua moglie.
Contemporaneamente é lo stesso Spanò che chiede revoca del mandato al tribunale di Parma. Ma ci rimarrà  in qualità  di Gup fino ad aprile del 2008, per concludere il filone Eurolat.

Il plenum del Csm accoglie la richiesta di incompatibilità  a Parma senza battere ciglio sull’incompatibilità  a Brescia.
Roberto Spanò torna nella città  lombarda e non diventerà  mai presidente del collegio giudicante del maxi processo Parmalat, che, anzi, nel frattempo si spezza in filoni ancora più numerosi

In aula qui a Milano, davanti al giiudice monocratico Paola Pendino sono sfilati diversi teste, a cominciare dall’ormai ex presidente del tribunale di Parma Stellario Bruno, ma anche
Giuseppe Spanò, che ha confermato la sua attività  di civilista e nessun rapporto diretto col fratello giudice penalista Roberto. In aula non si sono parlati, tantomeno salutati.

Presente anche la presidente della commissione trasferimenti del Csm Fiorella Pilato, il già  nominato presidente della camera penale del tribunale parmense Antonino Tùccari, che ha parlato di criticità  del ruolo di Spanò dopo aver ricevuto ragione del dubbio dal presidente dei gip e dei gup di Parma Rogato durante una consultazione. Tùccari ha anche negato contatti successivi al 2004 con l’imputato Marco Imarisio.

L’udienza si é conclusa nel tardo pomeriggio con le audizioni di Celestina Tinelli e Cosimo Ferri, entrambi consiglieri del Csm e rimandata al primo marzo 2010, giornata in cui saranno attesi altri teste.

Qualunque sarà  l’esito di questo processo per diffamazione, rimane da capire il motivo che hanno indotto Imarisio a scrivere quelle bugie sul Corriere che hanno provocato l’allontanamento di Roberto Spanò dal maxi processo Parmalat.
Ma soprattutto rimane per ora un mistero la decisione del Csm, che ha ritenuto incompatibile Spanò a Parma nonostante fratello e papà  siano avvocati civilisti che nulla hanno a che vedere col processo Parmalat, tantomeno con Roberto, e nulla abbia avuto da dire sulla sua incompatibilità  più verosimile a Brescia, dove nello stesso tribunale lavora la moglie di Spanò in qualità  di Pm.
Misteri che questo processo, probabilmente, non chiarirà  mai.

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6 Commenti a “Corriere, Paolo Mieli imputato di diffamazione a Milano”

  1. luca71 ha detto:

    “Dal Meetup di Milano, la mattina del 9 ottobre 2009,in seguito all’approvazione dello Scudo Fiscale, passato con soli 20 voti di scarto
    ed all’abolizione dell’Immunità  Parlamentare,
    é partita l’iniziativa di organizzare (No Berlusconi Day Milano APARTITICO) una Manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi,
    per imporgli di presentarsi davanti ai giudici, affinché venga affermato il principio che tutti, in modo particolare chi governa, siano uguali davanti alla legge.

    La manifestazione é apartitica perché i cittadini hanno deciso di interessarsi maggiormente alla politica ed in maniera nuova e cioé senza delegare più le scelte, passivamente, ai politici.

    Noi cittadini riteniamo che, oltre i riprovevoli comportamenti del Premier, anche la classe politica tutta, debba recuperare quella tensione morale che la riconduca a comportamenti disciplinati da comportamenti etici e responsabili, improntati alla solidarietà  ed al rispetto degli altri esseri umani.

    Ci auguriamo che tutti i cittadini, a prescindere dalla loro appartenenza politica, scendano in piazza con noi come semplici cittadini esponendo una sola bandiera :
    quella della Giustizia e dell’Uguaglianza che in questo caso sarà  di colore viola per riunirci tutti sotto un unico colore.

    La manifestazione si terrà  il 5 dicembre, giornata del cosidetto No Berlusconi Day,
    alle h 14:00 in Piazza Fontana a Milano in concomitanza con quella su Roma”

    PS: vestitevi con qualcosa di viola e portate cartelloni dimostranti la vostra critica verso Berlusconi.

    A DOMANIIIIIIIIIIII

  2. giuseppe x ha detto:

    ANSA) – MILANO, 4 DIC – Il legittimo impedimento concesso a Berlusconi dai giudici del processo Mills riguarda il Cdm ma non l’inaugurazione di un’autostrada. In particolare, oggi Berlusconi avrebbe dovuto presenziare all’inaugurazione di una tratta della Salerno-Reggio Calabria. Critico uno dei difensori del premier, Ghedini: ‘Dal tribunale grave intromissione’. Sullo stesso piano i commenti degli esponenti del Pdl, che condannano tutti le decisioni dei magistrati. Cicchitto: serve una legge.

    A queste vergogne ribadisco la mia posizione:

    V A F F A N C U L O B U F F O N I !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. paolo papillo ha detto:

    IL GIORNALISTA DI RADIO24 CRUCIANI ,durante la trasmissione “la zanzara” OFFENDE TUTTI NOI ANDATE AL MIN 2.37 DI QUESTO VIDEO http://www.youtube.com/watch?v=Q7gqYNe5rC8

    questa sera la trasmissione in questione va in onda
    dalle 18.30 potete intervenire in diretta chiamando il n.verde 800240024 , mail lazanzara@radio24.it
    é in funzione un centralino filtro…quindi ponete questioni in stile PD poi una volta in diretta…liberatevi

  4. Marco B. ha detto:

    Daniele,

    di cosa ci meravigliamo? Leggiti questi nomi di fila: Cragnotti, Tanzi, Ciarrapico, Fiorani, Unipol, Fazio, Ricucci, Coppola .. Corriere della Sera, Mediobanca, Benetton, De Benedetti, Della Valle, Berlusconi, Generali .. ed infine Geronzi!! Adesso ti é più chiaro perché Mieli(in veste di direttore del giornale)o qualsiasi altro che abbia assunto quella sedia? Ma il Corsera NON era stato ANCHE nelle mani della P2 non tanto tempo fà  .. ?! Di cosa parliamo quindi ..

  5. a.russo ha detto:

    Di Paolo Mieli mi sono rimasti impressi la sua firma al vergognoso documento contro il commissario Luigi Calabresi, e diversi articoli e comparizioni televisive in cui mi é sembrato un giornalista assolutamente modesto e non degno della carriera che ha fatto.

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