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	<title>fdi Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Abruzzo al voto col disastro Marco Marsilio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2024 20:58:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di certo non sapete che Giorgia Meloni, per un certo periodo ha fatto da badante a una signora anziana. Era la mamma di Marco Marsilio, primo governatore meloniano eletto 5 anni fa in Abruzzo, e ricandidato per le elezioni che vanno in scena tra una settimana. Sì perché Marco Marsilio, soprannominato il Lungo, non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/7jt0hdhgXHs?si=9szU2a0IOEy7CsTZ" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe><br />
Di certo non sapete che Giorgia Meloni, per un certo periodo ha fatto da badante a una signora anziana.<br />
Era la mamma di Marco Marsilio, primo governatore meloniano eletto 5 anni fa in Abruzzo, e ricandidato per le elezioni che vanno in scena tra una settimana.<br />
Sì perché Marco Marsilio, soprannominato il Lungo, non è abruzzese. E’ romano, proprio della Garbatella, il quartiere della Meloni.<br />
Sono amici da molti anni, da quando Marsilio capeggiava il Fronte della Gioventù capitolina. E infatti è stata proprio la Meloni a spedire Marsilio all’Aquila, collegio nel quale si è candidata capolista alla Camera alle ultime politiche, dove Marsilio vinse le elezioni regionali nel 2019 credendo che l’Abruzzo affacciato sull’Adriatico fosse bagnato addirittura da 3 mari. Manco fosse stato la Sicilia.<br />
Del resto Marsilio è un parente d’Italia come da peggiore patriottismo meloniano. Sua sorella Laura Marsilio è dirigente nazionale di Fratelli d’Italia assieme ad Arianna Meloni e fu consigliera e assessora a Roma nella giunta del condannato Gianni Alemanno.<br />
Il suo ex marito, Pierpaolo Terranova, ex cognato di Marsilio, è a sua volta dirigente di Fratelli d’Italia a Roma.<br />
Assieme al ministro Lollo, marito di Arianna, Marsilio è stato di recente a cena al consolato italiano di Barcellona non si sa bene per quale motivo, ovviamente a spese dei cittadini. Marsilio ama la tavola. Ce lo ricordiamo a cena in riva al mare qualche estate fa, mentre sui monti intorno all’Aquila andavano in fumo 700 ettari di bosco e decine di soccorritori rischiavano la vita per spegnere le fiamme, il governatore rimase imperturbabile al ristorante con molto appetito.<br />
Era il periodo nel quale doveva decidere chi mettere alla poltrona di direttore generale della Regione. Scelse Antonio Sorgi, imputato nel processo per la strage di Rigopiano, alla faccia dei parenti delle vittime.<br />
Insomma , oggi Marco Marsilio si ritrova al termine di un mandato nel quale i sondaggi lo danno in leggero vantaggio sullo sfidante Luciano D’Amico, candidato indipendente sostenuto da tutto il centrosinistra che va da Renzi ai 5 stelle.<br />
Parliamo di circa 2 punti percentuali, 50, 8 per Marsilio, contro il 49,2 per D&#8217;Amico<br />
Allora chiediamoci da cosa può derivare questo gradimento? Stando ai fatti sembra che a diversi abruzzesi Marsilio stia piacendo in questi giorni perché ha appena dato contributi a pioggia con l’ultima finanziaria concomitante con la campagna elettorale.<br />
Per dire, la corte dei conti indaga con l’ipotesi di violazione della legge che vieta il  finanziamento pubblico ai partiti sul destino di 12 milioni di euro erogati a fiere, sagre, circoli, bocciofile, a premi per scrittori di destra, e ad associazioni varie, tra cui alcune che hanno partecipato a competizioni elettorali. L’inchiesta ha preso il via dopo un esposto denuncia presentato dall’ex governatore Luciano D’Alfonso.<br />
Il gradimento potrebbe venire anche dai balneari, per i quali Marco Marsilio si è detto felice del fatto che la Cassazione abbia bocciato la decisione del Consiglio di Stato di aver escluso dalla discussione della Bolkestein i sindacati dei balneari.<br />
In questo modo resta inapplicata la norma approvata nel ddl Concorrenza dal governo Draghi, che avrebbe mandato a bando pubblico le spiagge e messo fine alle multe salate che l’Italia paga all’Europa da anni a causa delle continue deroghe.<br />
Quelle che piacciono a Meloni e quindi anche a Marsilio.<br />
E comunque poiché anche per Marsilio i parenti e gli amici saltano la fila sui meritevoli e i competenti, ha pensato bene di nominare Commissario del post terremoto il senatore ed ex sindaco di Ascoli Piceno Giuliano Castelli, ovviamente fedelissimo patriota d’Italia, ma anche contestatissimo, persino dal vescovo di Norcia, visto che Castelli ha preso il posto dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l’unico che era riuscito ad ottenere un fondo per la ricostruzione.<br />
Ah, non va dimenticato che Marsilio, in Abruzzo, è l’unico governatore che permette alla sua giunta di fare riunioni da remoto in pantofole o dalla spiaggia al modico stipendio di oltre 100 mila euro l’anno. Tra gli assessori incompatibili è rimasto in carica per 4 anni anche Guido Liris, nella doppia veste di senatore a Roma, da cui fino all’anno scorso ha fatto la spola dall’Aquila.<br />
E non è finita. A differenza dei consiglieri, gli assessori di Marsilio hanno il privilegio di riscuotere l’indennità facendosi sostituire in aula al momento del voto da gente pescata tra i primi non eletti nelle liste elettorali.<br />
Tuttavia, se si tratta di favorire i palazzinari che portano voti, si può arrivare a votare anche in piena notte, alle 2 e mezza come è successo il 29 dicembre scorso, quando la giunta Marsilio, con un emendamento ha cancellato 1000 ettari di Riserva Naturale protetta del Borsacchio, nel comune di Roseto degli Abruzzi (Teramo) così da poter costruire.<br />
Il tutto senza confronti in aula e senza seguire l’iter delle leggi nazionali.<br />
Il WWF parla di ennesima vergogna e il sindaco di Roseto Mario Nugnes, si dice incredulo, mentre l’opposizione parla di porcata.<br />
Porcata a fine mandato. Porcata a inizio mandato, quando con la scusa dell’emergenza Covid la giunta Marsilio approvò un condono fiscale chiamato restando seri “pace legale” che comprendeva quella fiscale, edilizia e processuale. Con un ammanco milionario alle casse pubbliche e un incentivo a delinquere.<br />
In tema di sanità, la gestione Marsilio è un disastro. La mancata approvazione del piano sanitario regionale ha prodotto disservizi ai cittadini e accordi con i privati. Gli ultimi dati disponibili dicono che la giunta dell’Abruzzo paga 120 milioni alle Regioni confinanti per garantire le cure degli abruzzesi, mentre il disavanzo sulla sanità ammonta a 150 milioni di euro.<br />
Vabbè ma tanto mica paga Marsilio&#8230;<br />
Lui si ricandida speranzoso di continuare la sua gestione amicale e familistica di una Regione che dovrebbe avere al centro dei propri interessi i cittadini.<br />
Ai cittadini a questo punto non resta che aprire gli occhi e votare informati.<br />
Prima di ritrovarsi incornati, o peggio incu…</p>
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		<title>FDI &#8211; Lega, due nuove condanne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2023 19:05:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[alberto di rubba]]></category>
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		<category><![CDATA[peculato. mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sul fronte della cronaca giudiziaria ci sono 2 importanti aggiornamenti del tutto taciuti in televisione. Il primo riguarda il meloniano Roberto Rosso di cui vi avevo parlato nel video del 22 maggio scorso intitolato “pappa e ciccia con la ‘ndrangheta”. Ebbene, l’ex assessore del Piemonte, è stato condannato anche in Appello, stavolta a 4 anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/8T15hrVpyAE" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sul fronte della cronaca giudiziaria ci sono 2 importanti aggiornamenti del tutto taciuti in televisione.<br />
Il primo riguarda il meloniano Roberto Rosso di cui vi avevo parlato nel video del 22 maggio scorso intitolato “pappa e ciccia con la ‘ndrangheta”.<br />
Ebbene, l’ex assessore del Piemonte, è stato condannato anche in Appello, stavolta a 4 anni 4 mesi per voto di scambio con la ‘ndrangheta, per aver pagato 2 boss locali con 8 mila euro in cambio di voti alle urne. In primo grado prese 5 anni.<br />
Rosso dovrà risarcire anche il partito di Fratelli d’Italia, costituitosi parte civile. Oltre a Rosso, il giudice ha inflitto altre 20 condanne, la più alta a Salvatore Arone, con 17 anni di reclusione.<br />
Il secondo aggiornamento riguarda il leghista Alberto Di Rubba, di cui vi avevo parlato della condanna in primo grado in un video del 17 aprile scorso, in quanto nominato da Salvini amministratore federale della Lega in sostituzione di Giulio Centemero, a sua volta condannato a 8 mesi per finanziamento illecito.<br />
Ebbene, l’ex revisore dei Conti alla Camera del Carroccio, è stato anche lui condannato in Appello, per peculato, stavolta a 2 anni e 10 mesi. Pena ridotta grazie ai benefici del rito abbreviato.<br />
Per il coimputato Andrea Manzoni, anche lui condannato in primo grado, i tempi sono più lunghi perché ha scelto il rito ordinario assieme ad altri 4 imputati. Sono accusati di aver usato 800 mila euro pubblici della Lombardia Film Commission per comprare a prezzo stragonfiato un capannone abbandonato e senza agibilità a Cormano. Compravendita di cui hanno beneficiato altri leghisti a loro volta sotto processo.<br />
Ecco, se fossimo in un Paese normale queste notizie le sapreste.<br />
E invece siamo ridotti a dircere su Tiktok.<br />
Mettete un dito sul segui, perché se aspettate i telegiornali campa cavallo…</p>
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		<title>Il politico in arresto è in carica. Zitti i tg</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 16:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Allora, ennesima notizia di arresto di un politico del partito di Giorgia Meloni, poi passato alla Lega di Salvini e ora finito a Forza Italia. Mi riferisco ad Antonio Catalfamo, uomo dell’attuale ministro Nello Musumeci, eletto con Fratelli d’Italia all’assemblea regionale siciliana nel 2017, passato poi nel 2020 alla Lega in veste di coordinatore provinciale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/NrC1ZJGLOeI" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Allora, ennesima notizia di arresto di un politico del partito di Giorgia Meloni, poi passato alla Lega di Salvini e ora finito a Forza Italia.<br />
Mi riferisco ad Antonio Catalfamo, uomo dell’attuale ministro Nello Musumeci, eletto con Fratelli d’Italia all’assemblea regionale siciliana nel 2017, passato poi nel 2020 alla Lega in veste di coordinatore provinciale a Messina e di capogruppo in Regione Sicilia, di recente passato a Forza Italia e finito agli arresti domiciliari per concussione e corruzione.<br />
Interessato ai voti del consigliere berlusconiano Giovanni Bucalo, Catalfamo per fargli cambiare partito, gli offrì un’assunzione nella ditta delle pulizie che aveva vinto l’appalto all’ospedale Papardo di Messina.<br />
Infatti, Bucalo da Forza Italia è passato alla Lega in vista delle elezioni amministrative del giugno 2022 e delle regionali del settembre scorso.<br />
Senonché quando i vertici dell’ospedale si sono messi di traverso all’assunzione di Bucalo, Catalfamo – intercettato con il trojan inoculato nello smartphone dai finanzieri di Palermo – minacciava i dirigenti del Papardo con “pesanti ritorsioni politiche per piegarli ai suoi desiderata”, ha scritto la gip Tiziana Leanza nell’ordinanza di custodia cautelare. «Qualcuno me la deve risolvere altrimenti se loro mi creano problemi, io li comincio a caricare con un’interrogazione al giorno. E cominciamo a fare così»…<br />
E ancora «Se lui dà uno schiaffo a me, io a quattro a quattro gli rompo il culo».<br />
Ecco, alla fine Bucalo non è stato assunto perché non lo voleva nemmeno la ditta di pulizie, e Catalfamo è passato a Forza Italia.<br />
Intanto però l’inchiesta è partita e l’arresto di Catalfamo, avvenuto assieme a quello della dirigente medico Francesca Paratore,. ha posto fine a questo atteggiamento prepotente per non dire mafioso.<br />
Tenuto conto che Catalfamo dalle intercettazioni è emerso pure che avrebbe promesso un incarico anche a una consigliera comunale di Barcellona Pozzo di Gotto a patto che passasse nel suo partito..<br />
E allora sappiate che il governo Meloni col ministro Nordio, vuole vietare l’uso dei trojan, per fare in modo che questi comportamenti dei politici non vengano giudicati e anzi, arrivino all’obiettivo di corrompere i malcapitati e lasciare che vincano la prepotenza, l’illegalità e la sopraffazione.<br />
E così, nel totale silenzio delle tivù, Catalfamo – da arrestato &#8211; risulta tuttora in carica all’Ars con il lauto stipendio da 20 mila euro al mese.<br />
Ditemi voi in quale democrazia al mondo succede che nessun cittadino o quasi, sappia qualcosa di una storia di corruzione per un politico che milita in un partito di governo. Solo in Italia!</p>
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		<title>Sommergibile? La tragedia è la giustizia in mano a Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 19:32:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[abuso d'ufficio]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/FNDQeo8JCRw" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>I giornali e le tivù distraggono gli italiani con la tragedia di 5 buontemponi nel sommergibile come se fosse una cosa alla portata di tutti. Ma la vera tragedia sono le chicche che giungono dal pianeta giustizia ogni giorno che passa. Come già sapete l’abolizione del reato di abuso d’ufficio approvato dal governo meloni e dal guardasigilli Carlo Nordio, è criticato da tutti. Non solo dai magistrati italiani, ma anche dall’Europa. Che giudica la mossa un modo per rendere più opaco il destino delle rate Pnrr, al punto che potrebbero saltare.</p>
<p>Ma il disastro giustizia non riguarda solo questo. Il disastro riguarda gli organici dentro i tribunali. A Milano i gip e i gup denunciano in una lettera indirizzata al Consiglio giudiziario che la situazione è insostenibile. Sono in 30 anziché 39, il minimo per garantire una giustizia più celere. Se consideriamo i giudici in toto, ne mancano almeno 50. Sono 250 anziché 300. E quelli operativi sono sono soggetti a turni pesantissimi. Intanto Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e persino il duo Calenda-Renzi, puntano con alcuni emendamenti a vietare l’utilizzo del trojan nei telefonini che così diventano microspie ambientali che portano alla luce i reati dei politici e non solo contro la Pubblica amministrazione, tra cui la corruzione. </p>
<p>Il trojan è un sistema infallibile che porta alla luce la corruzione tra i pubblici ufficiali, politici e talvolta imprenditori.<br />
Fu l’ex ministro Bonafede ad ampliarne l’impiego non solo per i reati associativi, ma anche appunto per la corruzione. È proprio per effetto della riforma Bonafede che la Procura di Perugia potè installare il trojan nel cellulare dell’ex pm Luca Palamara, che per le trame delle nomine delle procure era inizialmente indagato per corruzione. Accusa poi riqualificata in traffico di influenze (rimediata con un patteggiamento a un anno, pena sospesa). </p>
<p>Secondo la presidente della commissione Giustizia della Lega, Giulia Bongiorno, che ha scritto la relazione dell’indagine conoscitiva sulle intercettazioni che sarà votato la prossima settimana, il trojan sarebbe in grado di manipolare i dati nei telefoni degli intercettati. E dunque, a suo dire, servirebbe un certificato di garanzia di un ente terzo. Un modo per complicare le indagini ai pm.</p>
<p>Sempre in tema di intercettazioni il governo Meloni vuole mettere un tetto alla spesa per le intercettazioni per ogni procura.<br />
Altro modo per complicare le indagini. E forza Italia, nel nome di Berlusconi chiede proprio di escludere dall’utilizzo del trojan i reati contro la Pubblica amministrazione. Una follia che vede contraria persino la Lega di Salvini. Non è finita. Io governo Meloni col ministro Nordio hanno sospeso i fondi per la desecretazione e digitalizzazione degli atti legati alle stragi» di Ustica. Questo alla vigilia del 43esimo anniversario della strage avvenuta il 27 giugno 1980. </p>
<p>Chiudo con una testimonianza che mi è giunta e che chiede anonimato. E’ di un perito forense. Dice che le procure generali, per effetto della riforma Cartabila approvata dal governo Draghi e mantenuta in toto dal governo Meloni, stanno complicando ulteriormente i processi col blocco del riversamento dell’audio delle intercettazioni, rendendo complicata la trascrizione per l’utilizzo nelle udienze.<br />
Allungano i tempi della consegna perché obbligano la lavorazione degli audio dai programmi del tribunale e non da quelli in uso dei periti, necessari per la corretta trascrizione.</p>
<p>Insomma, costringono a riversare i testi delle intercettazioni su supporti diversi. Queste notizie dovrebbero preoccuparci tutti perché dovremmo augurarci di non aver bisogno della giustizia. Ma soprattutto perché chi delinque, in questo modo, è più tutelato grazie alla burocrazia e all’inefficienza che gli ultimi governi, tranne quelli a trazione 5 stelle, hanno creato per trasformare il processo in un Calvario infinito. Altro che il sommergibile!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/06/23/sommergibile-la-tragedia-e-la-giustizia-in-mano-a-meloni/">Sommergibile? La tragedia è la giustizia in mano a Meloni</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Quei sindaci rieletti nonostante i guai con la giustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2023 21:46:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel totale silenzio delle televisioni, nessuno dice che le elezioni comunali appena andate in scena, hanno prodotto l’elezione di alcuni sindaci che hanno guai con la giustizia., I casi più eclatanti sono 3, tutti in Sicilia. Il primo riguarda Giovanni Di Giacinto, ex sodale di Crocetta e ultimamente diventato fan di Salvini, rieletto per la [&#8230;]</p>
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<p>Nel totale silenzio delle televisioni, nessuno dice che le elezioni comunali appena andate in scena, hanno prodotto l’elezione di alcuni sindaci che hanno guai con la giustizia.,</p>
<p>I casi più eclatanti sono 3, tutti in Sicilia. Il primo riguarda Giovanni Di Giacinto, ex sodale di Crocetta e ultimamente diventato fan di Salvini, rieletto per la quarta volta sindaco di Casteldaccia, vicino Bagheria, e appena condannato in primo grado dal Tribunale di Termini Imerese a 3 anni e 5 mesi per omicidio colposo. Oltre all’interdizione dai pubblici uffici.</p>
<p>La vicenda riguarda la morte di 9 persone, tra cui 2 bambini rimasti intrappolati in una villetta abusiva travolta dall’esondazione del fiume Milicia. Condanna che non farebbe scattare la legge Severino sull’interdizione. Di Giacinto è a processo anche per corruzione – dopo aver scontato gli arresti domiciliari – accusato di aver affidato il servizio raccolta rifiuti senza bando di gara a una srl alla quale il sindaco avrebbe chiesto 6 assunzioni in cambio di un sovrapprezzo sull&#8217;affidamento.</p>
<p>A Priolo, vicino Siracusa, è stato rieletto Pippo Gianni, leghista di Matteo Salvini, dimessosi a gennaio dopo 3 mesi di arresti domiciliari e ancora in attesa di sentenza con le accuse di istigazione alla corruzione, concussione, falsità materiale e ideologica in atti pubblici.</p>
<p>Gianni, avrebbe fatto pressioni sui dirigenti comunali per cancellare multe o indirizzare l&#8217;affidamento di servizi, oltre che di aver preteso tangenti da alcuni imprenditori, minacciato i manager del polo petrolchimico per ottenere assunzioni e finanziamenti a società sportive e assumere personale su richiesta per entrare nelle sue grazie. In caso di condanna, per Pippo Gianni scatterebbe la legge Severino, con la sospensione dalla carica di sindaco per 18 mesi.</p>
<p>Al ballottaggio ad Acireale c’è infine l’ex sindaco Roberto Barbagallo, in testa di 8 punti su un altro ex primo cittadino. Barbagallo è stato condannato in primo grado a un anno e 4 mesi con pena sospesa per “tentata induzione indebita a promettere utilità” ma durante la campagna elettorale è stato raggiunto da un nuovo avviso di garanzia per il reato di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio in veste di ingegnere in un’inchiesta sulla costruzione di alcuni campi di padel. L’udienza è attesa il prossimo 15 settembre.</p>
<p>Il lato più grottesco di queste elezioni, non è la faccia di tolla degli imputati o dei condannati che si ricandidano. La cosa sconvolgente è che questi sindaci con guai giudiziari vengono rieletti a furor di popolo.</p>
<p>Segno che la percezione della legalità di molti cittadini non esiste più.<br />
E allora non possiamo lamentarci con la classe politica se ci ritroviamo una classe dirigente così compromessa anche a Roma.<br />
Questo perché i politici, spesso e volentieri, rappresentano proprio il popolo che governano.</p>
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		<title>In Lazio il collaboratore cacciato dall&#8217;assessore per razzismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 21:23:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[francesco rocca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so se l’avete saputo,. Ma l’ultimo acquisto in Regione Lazio, o meglio dell’assessore all’Agricoltura e al Bilancio, Giancarlo Righini, è Andrea Ruspandini. Un ritwittatore seriale di Simone Di Stefano, ex leader di CasaPound approdato poi nel partito Exit e di Roberto Fiore fondatore di Forza Nuova. Quando Paola Egonu e Karima Moual denunciavano il [&#8230;]</p>
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<p>Non so se l’avete saputo,. Ma l’ultimo acquisto in Regione Lazio, o meglio dell’assessore all’Agricoltura e al Bilancio, Giancarlo Righini, è Andrea Ruspandini. </p>
<p>Un ritwittatore seriale di Simone Di Stefano, ex leader di CasaPound approdato poi nel partito Exit e di Roberto Fiore fondatore di Forza Nuova. Quando Paola Egonu e Karima Moual denunciavano il razzismo in Italia, Ruspandini era d’accordo con chi le insultava con frasi del tipo «Tornate nei vostri paesi». </p>
<p>Per non dire quando sui social ha persino dileggiato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.<br />
Insomma, si tratta di un vero e proprio fratello d’Italia. Nel senso che Andrea Ruspandini è fratello di Massimo, ex missino e deputato di FdI che nel 2006, da consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Ceccano, si bruciò Il Codice da Vinci di Dan Brown perchè lo riteneva blasfemo. Questo mentre la folla gli urlava: «Fascista, leggiteli i libri». </p>
<p>Ecco, giusto il tempo che uscisse la notizia nascosta tra le pieghe delle brevissime dei quotidiani locali, ed ecco che dopo appena 5 giorni dalla firma del contratto, l’interessato si è già anche dimesso dall’incarico.</p>
<p>L’assessore Righini si è giustificato che non sapeva delle esternazioni razziste del suo dipendente.<br />
Idem il governatore del Lazio Francesco Rocca.</p>
<p>Nessuna rinuncia invece da parte dell’ex terrorista nero Marcello De Angelis, cognato di Luigi Ciavardini.<br />
Per lui il posto di capo ufficio stampa alla regione per 110 mila euro resta ben saldo. Senza nessuna remora.</p>
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		<title>Meloni, Commissione antimafia di imputati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 12:50:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[commissione]]></category>
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		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>23 maggio 2023, 31esimo anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone, ecco nominata la nuova Commissione Antimafia del governo Meloni. Presidente è Chiara Colosimo, sodale in una fotografia con Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna e anche per l’omicidio del magistrato Mario Amato (che indagava sui [&#8230;]</p>
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<p>23 maggio 2023, 31esimo anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone, ecco nominata la nuova Commissione Antimafia del governo Meloni.<br />
Presidente è Chiara Colosimo, sodale in una fotografia con Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna e anche per l’omicidio del magistrato Mario Amato (che indagava sui legami tra destra eversiva, Loggia P2 e apparati dello Stato, oltre che per la strage di Bologna.</p>
<p>La Colosimo è stata scelta nonostante il niet di tutte le associazioni dei parenti delle vittime delle stragi, oltre che dei 5 stelle e della Sinistra. Una nomina quantomeno inopportuna che però sta passando sotto silenzio sui telegiornali, o comunque laddove se ne parla, i toni sono celebrativi. Vicepresidente è Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale Antimafia, ora deputato del M5S.</p>
<p>Ma poi fa specie che in Commissione ci siano ben 3 imputati.<br />
Uno è Giuseppe Castiglione, deputato di Calenda, a processo per corruzione per la promessa di “assunzioni al Centro di accoglienza richiedenti asilo di Mineo” in cambio di voti. Vicenda che riguarda appalti</p>
<p>Poi c’è il berlusconiano Francesco Silvestro, imputato di tentata concussione quand’era presidente del consiglio comunale di Arzano, vicino Napoli, poi sciolto per infiltrazioni camorristiche. Silvestro l’ha spuntata col governo Meloni ma fu già dichiarato impresentabile alla precedente Commissione antimafia dell’epoca grillina.</p>
<p>Poi c’è il deputato della Lega Anastasio Carrà, vicesegretario della Carroccio in Sicilia e sindaco di Motta Sant’Anastasia, imputato per delitto colposo contro la salute pubblica nel suo comune. I magistrati di Catanila lo accusano di aver favorito l’uso di un bypass non autorizzato in cui sarebbero confluiti scarichi abusivi delle acque reflue, contenenti percentuali di elementi chimici e batterici superiori ai limiti previsti, che avrebbero compromesso il fosso acquifero e il suolo. Sempre per reati ambientali è sotto inchiesta la senatrice Dafne Musolino, eletta con Sud chiama Nord, il partito di Cateno De Luca, che risponde della mancata bonifica dell’ex discarica di Portella Arena.</p>
<p>Questa è la situazione paradossale e indegna di un Paese civile. Con un governo che spadroneggia come vuole, visto che l’opposizione è inerme e poco incisiva. Sono ormai lontani i tempi in cui i 5 stelle esibivano striscioni e protestavano sui tetti del Palazzo.</p>
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		<title>Il politico meloniano pappa e ciccia con la &#8216;ndrangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 19:00:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo una condanna in primo grado a 5 anni per voto di scambio politico mafioso, il politico di Fratelli d’Italia Roberto Rosso tenta la sua rivincita con la giustizia al processo d’Appello iniziato a Torino. Fu arrestato a Natale del 2019. 3 anni e mezzo fa. Colpevole di aver acquistato per 50 mila euro un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/oo3kB6M2Rl8" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Dopo una condanna in primo grado a 5 anni per voto di scambio politico mafioso, il politico di Fratelli d’Italia Roberto Rosso tenta la sua rivincita con la giustizia al processo d’Appello iniziato a Torino. Fu arrestato a Natale del 2019. 3 anni e mezzo fa. Colpevole di aver acquistato per 50 mila euro un pacchetto di voti per entrare nel consiglio regionale del Piemonte, garantiti da Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, 2 esponenti della ‘ndrangheta che col rito abbreviato sono già stati condannati anche in Appello a 4 anni e 8 mesi e 7 anni e 7 mesi.</p>
<p>Le difese del politico meloniano, Giorgio Piazzese e Franco Coppi, hanno tentato di scagionare il loro cliente definendolo bipolare, un ingenuo piacione, non colluso. Versione alla quale i giudici non hanno creduto. Al contrario, lo hanno ritenuto un consapevole bugiardo nei confronti del Tribunale, che «ha volontariamente stretto un patto elettorale con la ‘ndrangheta» come ha scritto il magistrato nell’atto con cui aveva chiesto 11 anni di condanna, ottenendone –appunto – 5.</p>
<p>A giudizio sono tornati 21 dei 29 imputati del primo grado (tra loro anche Antonino Buono e Mario Burlò) coinvolti nei diversi rivoli della maxi inchiesta Carminius-Fenice sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo politico e imprenditoriale del Torinese e in particolare a Carmagnola, cittadina «dove le auto vanno in autocombustione più frequentemente che altrove», ha detto provocatoriamente il pm Toso.<br />
Ecco, se fossimo in un Paese normale, di un processo così potrebbe interessarsi Forum su Rete4. Quello condotto dalla Palombelli, Che invece intorta i telespettatori da anni con vicenduole familiari quasi sempre interpretate da attori.</p>
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		<title>Occhiuto, il senatore bancarottiere di cui nessuna tivù parla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 19:44:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[bancarotta]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tribunale di Cosenza ha condannato in primo grado a 3 anni e mezzo di carcere il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto, in maggioranza con Giorgia Meloni e fratello del governatore della Calabria, Roberto Occhiuto. Il reato è bancarotta fraudolenta della Ofin Srl, società di costruzioni fallita nel 2014. Secondo i giudici Occhiuto – [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/6CPfcmcEKTk" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il tribunale di Cosenza ha condannato in primo grado a 3 anni e mezzo di carcere il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto, in maggioranza con Giorgia Meloni e fratello del governatore della Calabria, Roberto Occhiuto.<br />
Il reato è bancarotta fraudolenta della Ofin Srl, società di costruzioni fallita nel 2014.<br />
Secondo i giudici Occhiuto – in veste di architetto &#8211; ha fatto sparire 3 milioni e mezzo dai conti della società, restituendone solo 500 mila.<br />
Soldi ottenuti dal ministero e usati “senza adeguata contropartita e senza valide garanzie”.<br />
In questo modo Occhiuto ha esposto la società “a un irreversibile stato di insolvenza” nei confronti dei creditori.<br />
Per la stessa vicenda era già stata condannata a un anno e 4 mesi anche Annunziata Occhiuto. sorella del senatore berlusconiano.<br />
Ebbene, nonostante i giudici lo abbiano interdetto dai pubblici uffici per i prossimi 5 anni,  Mario Occhiuto resta comunque ben saldo al suo scranno in Senato, senza che nessun telegiornale ne parli, oppure che ci sia qualche Iena di Italia 1 o qualche inviato di Striscia la notizia che gli consegni un tapiro, o qualche Gimmy Ghione che gli faccia le pulci come un qualunque barista che non emette scontrini.<br />
Insomma, qualcuno ne parlasse!<br />
Niente. L’elenco dei condannati nel governo Meloni si allunga in un imbarazzante silenzio di regime.<br />
E ad essere sovraesposti nei programmi sono soltanto privati cittadini protagonisti di furtarelli, truffe di poco conto o di faide familiari.<br />
Di notizie importanti che riguardano chi ci governa, non ne passano.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;ex terrorista nero che Rocca ha assunto &#8220;voce&#8221; del Lazio</title>
		<link>https://www.danielemartinelli.it/2023/05/13/lex-terrorista-nero-che-rocca-ha-assunto-voce-del-lazio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lex-terrorista-nero-che-rocca-ha-assunto-voce-del-lazio</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2023 09:27:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[francesco rocca]]></category>
		<category><![CDATA[lazio]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete saputo delle nuove assunzioni avvenute in Regione Lazio su richiesta del presidente di destra Francesco Rocca? Ebbene, tra i 70 fortunati, perlopiù si tratta di candidati senza voti, ci sono addirittura imputati e pregiudicati. Uno su tutti, l’ex terrorista nero Marcello De Angelis, che Rocca ha voluto come capo della comunicazione della Regione con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/05/13/lex-terrorista-nero-che-rocca-ha-assunto-voce-del-lazio/">L&#8217;ex terrorista nero che Rocca ha assunto &#8220;voce&#8221; del Lazio</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/_2D_E9egFb4" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Avete saputo delle nuove assunzioni avvenute in Regione Lazio su richiesta del presidente di destra Francesco Rocca?<br />
Ebbene, tra i 70 fortunati, perlopiù si tratta di candidati senza voti, ci sono addirittura imputati e pregiudicati.<br />
Uno su tutti, l’ex terrorista nero Marcello De Angelis, che Rocca ha voluto come capo della comunicazione della Regione con un contratto da 110 mila euro l’anno.<br />
De Angelis, a parte essersi distinto come cantore da palco delle melodie fasciste del Ventennio, ha scontato 5 anni e mezzo di carcere per associazione sovversiva e banda armata. Ed è pure cognato di Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva per la strage di Bologna del 1980.<br />
Il Partito democratico sta raccogliendo le firme sul portale change.org per chiederne la rimozione.<br />
Intanto nell’ufficio del personale della Regione, c’è la richiesta di assunzione di Giordano Tredicine, ex consigliere comunale di forza italia a Roma, condannato per corruzione a 2 anni e mezzo per “Mafia capitale”, e al risarcimento di 84.000 euro al Campidoglio su ordine della Corte dei conti, per l’«asservimento di interi settori dell’amministrazione comunale romana a interessi privati», che ha causato un danno erariale assieme ad altri 5 pregiudicati, che in totale devono risarcire un milione e 800 mila euro.<br />
Giordano Tredicine, componente dell’omonimo casato che monopolizza da anni le bancarelle nella Capitale e che è stato al centro di molte inchieste, lo vuole come collaboratore in Regione il consigliere capogruppo di Forza Italia, Giorgio Simeoni, che quand’era vice del governatore Francesco Storace, fu accusato di intascare tangenti da «Lady Asl» Anna Iannuzzi in favore dei privati della sanità, oltre che di truffa nella gestione dei fondi europei per la formazione, ma poi – dopo 12 anni di processi &#8211; fu assolto.<br />
Per il resto, l’elenco degli assunti in Lazio, è &#8211; come detto &#8211; un imbattersi in grandi sconfitti alle elezioni, politici di terza fila, simpatizzanti, amici e amici degli amici. Alcuni sono addirittura dipendenti di società pubbliche, e quindi in conflitto di interessi.<br />
A tal proposito non sono servite le bacchettate della Corte dei Conti all’ex governatore del Lazio del Pd Nicola Zingaretti.<br />
Ora che nel Lazio è tornata la destra, in Regione c’è posto per tutti.<br />
Tranne che per i normali cittadini, magari incensurati.</p>
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		<title>Quegli arresti taciuti nel partito di Giorgia Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2023 12:08:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[fdi]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[indagine]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una notizia passata sotto silenzio dai telegiornali e soprattutto dalle prime pagine, riguarda i guai giudiziari di 2 politici di Fratelli d’Italia in Sicilia. Si tratta degli ex assessori regionali Ruggero Razza, e Antonio Scavone del Mpa, sempre di area centrodestra, indagati a Catania in un’inchiesta di turbative e favori di assunzioni di figli e [&#8230;]</p>
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<p>Una notizia passata sotto silenzio dai telegiornali e soprattutto dalle prime pagine, riguarda i guai giudiziari di 2 politici di Fratelli d’Italia in Sicilia.<br />
Si tratta degli ex assessori regionali Ruggero Razza, e Antonio Scavone del Mpa, sempre di area centrodestra, indagati a Catania in un’inchiesta di turbative e favori di assunzioni di figli e famigli, che ha mandato agli arresti domiciliari 3 medici e di un ex funzionario amministrativo dell’università. </p>
<p>Ebbene, sia Razza già ex assessore alla Sanità, che Scavone, già ex assessore al Lavoro, avrebbero favorito dei loro candidati in progetti finanziati con fondi pubblici. Ma soprattutto, nell’inchiesta c’è un arrestato: si tratta di Giuseppe Arcidiacono, 65 anni, che si era candidato a sindaco di Catania col partito di Giorgia Meloni, ma poi si era ritirato per appoggiare Enrico Trantino, sostenuto da tutto il centrodestra.</p>
<p>Ecco, questa notizia, che riguarda politici di un partito al governo di Roma per indagini dentro una Regione che ha quasi 5 milioni di abitanti, non ha avuto nessuna visibilità nazionale a differenza, ad esempio, di quando a Quarto, in Campania, cittadina di soli 40 mila abitanti, la procura indagò il consigliere comunale Giovanni De Robbio, in quanto sembrava sotto ricatto di un clan della camorra locale e che il clan lo avesse votato per il consiglio comunale.</p>
<p>La vicenda – che riguardava i 5 stelle, partito che era all’opposizione dell’allora governo Renzi – con De Robbio che fu subito espulso in via cautelare da Grillo e Casaleggio, finì su tutte le prime pagine per diversi giorni.<br />
In particolare, fu messa alla gogna la sindaca Rosa Capuozzo, nemmeno indagata e solo parte lesa, che subì addirittura una perquisizione domiciliare.</p>
<p>Il marito della sindaca in quei giorni finì indagato per abuso edilizio. Si trattava di una piccola mansarda non sanata con l’ultimo decreto Berlusconi del 2012.<br />
Insomma, la vicenda di Quarto tenne banco come se si fosse trattato dell’attentato alle Torri Gemelle.</p>
<p>Gli arresti in Sicilia di adesso di esponenti di Giorgia Meloni, che sono gli ultimi di una lunga serie, finiscono solo nelle brevissime delle pagine locali e per nulla sfiorate dai telegiornali.<br />
Questa è ancora l’Italia dell’inciucio tra l’informazione e la politica nel 2023.</p>
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		<title>La barzelletta della sostituzione etnica di Lollobrigida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2023 22:29:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro Lollobrigida paventa il pericolo della “sostituzione etnica”. Ecco l’ultima barzelletta che serve a spostare l’attenzione sulle promesse mancate che questo governo ogni giorno si ritrova a dover nascondere. Sia ben inteso. Lo può fare perché tanto l’opposizione lo segue. Elly Schlein è la perfetta utile idiota in questo giochino delle finte parti. Per [&#8230;]</p>
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<p>Il ministro Lollobrigida paventa il pericolo della “sostituzione etnica”. Ecco l’ultima barzelletta che serve a spostare l’attenzione sulle promesse mancate che questo governo ogni giorno si ritrova a dover nascondere. Sia ben inteso. Lo può fare perché tanto l’opposizione lo segue. Elly Schlein è la perfetta utile idiota in questo giochino delle finte parti. Per non dire di Conte, che non è pervenuto. Vengo al dunque.</p>
<p>L’immigrazione da record verso l’Italia che si sta verificando in questi mesi, è il frutto dell’incapacità non di solo questo governo, ma anche dei precedenti, di fronteggiare problemi che vanno oltre la semplice e comoda questione razziale. Questione che in Europa non esiste visto che gli immigrati sono sempre stati accolti, e mi pare che la gran parte si sia integrata in pacifica convivenza.</p>
<p>Ebbene, il ministro dell’Interno della Tunisia – intervistato di recente da Repubblica – ha fatto capire che il suo governo farà qualcosa contro le partenze dei barconi se l’Italia finanzierà la Tunisia con almeno un miliardo e mezzo di euro, come è già stato fatto con i 5 o 6 miliardi in passato promessi alla Libia per costruire infrastrutture tipo le autostrade. Parliamo dei tempi di Berlusconi e di Gianni Letta.</p>
<p>Ma, vedete, quando parliamo di immigrazione dall’Africa, parliamo di uno sterminato continente dove la crescita della popolazione è esponenziale e continua. Parliamo di un continente sfruttato dall’Occidente che non offre prospettive alla gente locale. Vi faccio un esempio. Il governo nigeriano ha fatto ricorso in Cassazione in Italia per chiedere un risarcimento civile dopo che un giudice a Milano ha assolto i vertici di Eni e di Shell dall’accusa di corruzione, benché abbiano pagato oltre un miliardo di euro in tangenti ai politici nigeriani per avere accesso alle piattaforme petrolifere.</p>
<p>Tangenti pagate, per le quali il ricorso in Appello da parte della Procura non c’è stato forse perché è impossibile imputare di corruzione i politici in Nigeria. Ebbene in Nigeria vivono 230 milioni di persone gravate dalla carestia.</p>
<p>Lì c’è lo zampino di aziende occidentali, tra cui l’italianissima Eni che sfrutta i giacimenti dei quali la gente locale non trae nessun vantaggio. Ecco perché scappano in Europa. Scappano perché l’Africa è tutta così. E’ rimasta una colonia sfruttata dai paesi avanzati che costringe i giovani ad andarsene.</p>
<p>Bene, se aggiungiamo che in Europa non facciamo più figli, è normale pensare che il travaso di giovani dall’Africa sarà sempre più massiccio e inarrestabile. E allora, la polemica sulla supremazia bianca di Lollobrigida, capite che è una battuta da bar. Visto che in mancanza di giovani, l’immigrazione dà il suo apporto all’economia europea.</p>
<p>Il problema, semmai, è cercare di regolamentare gli ingressi e di limitarli solo perché in più si è, peggio si sta. E’ una questione di numeri. Per limitare gli ingressi bisogna rivedere i trattati europei, tra cui quello di Dublino come ha ricordato Mattarella nella sua visita in Ungheria.</p>
<p>Rivedere i trattati significa coinvolgere l’Europa, che come sapete, se ne sbatte dell’Italia e degli immigrati che arrivano sulle nostre coste. Quindi il governo Meloni, che ai tempi di Conte lo accusava di non controllare le coste, è l’ennesimo inutile contro questo fenomeno degli arrivi.</p>
<p>Le Ong hanno i loro interessi a cercare i barconi, e gli scafisti hanno i complici in Italia che fanno dell’immigrazione un pozzo di affari senza fondo.<br />
Il problema immigrazione è talmente complesso che né Meloni né Schlein hanno la statura e la capacità di affrontare.<br />
Preferiscono buttarla in caciara e intanto la politica italiana vive di chiacchiere.</p>
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		<title>Gli stipendi d&#8217;oro nello staff di Giorgia Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 17:50:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[casta]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/VuLepmU59hg" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sapevate che sono 80 gli assunti d’oro voluti da Giorgia Meloni a Palazzo Chigi? Nell’elenco dei nominati c’è un po’ di tutto. Ma soprattutto si tratta di amici di partito, o di trombati alle elezioni, spesso ex deputati, che col governo di centrodestra hanno comunque rimediato ad una poltrona con stipendi sostanziosi. Pensate che nessuno guadagna prende meno di 25 mila euro l’anno spesso per incarichi da passacarte e di immagine che non di responsabilità vera.<br />
Di questi 80, vediamo chi sono quelli che guadagnano di più.</p>
<p>Patrizia Scurti l’ha voluta Giorgia Meoni a capo della segreteria particolare con stipendio da 180 mila euro lordi all’anno.<br />
Giovanna Ianniello invece è «coordinatrice eventi di comunicazione» a160 mila euro.<br />
Gaetano Caputi, già direttore generale di Consob a 400 mila euro e incompatibile componente dell&#8217;authority per il diritto di sciopero , è stato nominato capo di gabinetto alla modica cifra 221.000 euro. In Consob fu indagato di ostacolo alla vigilanza nell’ambito della fusione Unipol Sai, e prima di approdare a palazzo chigi era capo di gabinetto del ministro del Turismo Massimo Garavaglia del governo Draghi.</p>
<p>Mario Sechi, lunga militanza nelle testate di destra come Libero, Il Tempo e Panorama, è stato nominato capo ufficio stampa di Palazzo Chigi a 160 mila euro. Parliamo di una sorta di ciambellano dei potenti di turno. Infatti, Sechi è stato montiano, poi renziano, poi draghiano e ritiene che “Non sia professionale” da parte di un giornalista fare domande. E abbiamo detto tutto.<br />
Il vice di Sechi è Fabrizio Alfano, giornalista dell’Agi che Sechi ha diretto fino a prima dell’attuale incarico, e fu già portavoce di Gianfranco Fini quand’era presidente della Camera: stipendio 120 mila euro.</p>
<p>Tommaso Longobardi, autore della Voce del patriota: 80.000 euro.<br />
Carmelo Dragotta, coordinatore del settore amministrativo della comunicazione 75.000 euro-</p>
<p>Il più pagato dello staff del vicepresidente del Consiglio nonché ministro degli Esteri Antonio Tajani, è l’ex deputato Sestino Giacomoni, trombato alle ultime elezioni politiche, qui ricompensato con 50 mila euro l’anno in veste di «consigliere per la politica economica e imprenditoriale».</p>
<p>Degna di nota è pure la posizione dell’ex calciatore del Milan, ed ex deputato, Giuseppe Incocciati  in veste di «consigliere per le tematiche giovanili e sportive»: a 30 mila euro l’anno.<br />
Quanto al regista Pupi Avati, nominato tra i consulenti ed esperti per «le tematiche afferenti al settore della cultura», il ruolo è a titolo gratuito.</p>
<p>Invece, tra i 15 nominati d’oro del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, c’è l’ex deputato Armando Siri, in qualità di «consigliere per le politiche economiche, del credito e dello sviluppo sostenibile», con un compenso di 120 mila euro all’anno.<br />
Siri è indagato per corruzione e la sua posizione nel processo dipende da come si pronuncerà la Corte costituzionale in merito ad alcune intercettazioni che lo riguardano quand’era senatore.</p>
<p>Altri 120 mila euro se li becca il vicesindaco bergamasco di Chiuduno Stefano Locatelli, nel ruolo di «consigliere per i rapporti con le autonomie».</p>
<p>L’avvocato dello Stato Paolo Grasso, è invece il capo di gabinetto del ministero di Salvini con circa 100 mila euro annui.<br />
Contratto da 60 mila euro per il portavoce di Salvini, Matteo Pandini,</p>
<p>Infine, tra la pletora dei 24 consiglieri diplomatici assunti dai sottosegretari meloniani ce ne sono due alle dipendenze rispettivamente di Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Il primo ha voluto come consigliere giuridico il docente alll’Università di Genova Francesco Farri, con un compenso da 80 mila euro, e come capo di gabinetto il consigliere parlamentare della Camera Nicola Guerzoni alla stessa cifra. Fazzolari come segretari particolari ha scelto Camilla Trombetti, a 60 mila euro, già consulente di FdI, ed Emilio Scalfarotto, dirigente di FdI a Fiumicino con 85 mila euro l’anno.</p>
<p>Insomma, niente male per una poltrona, spesso defilata, lontana da occhi indiscreti, e soprattutto dalle cronache televisive, che si occupano semmai di sostenere la propaganda di Meloni contro il Reddito di cittadinanza, e in generale contro i poveri.<br />
Per gli 80 assunti d’oro dal governo Meloni non si bada a spese. I soldi ci sono.</p>
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		<title>Meloni, il governo della sovranità televisiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 13:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[fdi]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quirinale, la premier in pectore Giorgia Meloni sfila per ricevere l’incarico. Al suo seguito il compagno Andrea Giambruno con la figlioletta. Vi confesso che mi sembrava di stare negli studi romani di Quinta Colonna su Rete 4, quand’ero ospite fisso e quando per un po’ di puntate venne la Meloni ospite. Ricordo che ogni lunedì, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2022/10/23/meloni-il-governo-della-sovranita-televisiva/">Meloni, il governo della sovranità televisiva</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quirinale, la premier in pectore Giorgia Meloni sfila per ricevere l’incarico. Al suo seguito il compagno Andrea Giambruno con la figlioletta. Vi confesso che mi sembrava di stare negli studi romani di Quinta Colonna su Rete 4, quand’ero ospite fisso e quando per un po’ di puntate venne la Meloni ospite. Ricordo che ogni lunedì, al saluto con tono deciso e vagamente scherzoso, m’intimava “a Martinè oggi stai bbono èh?”. Come a voler dire “nun ce rompe er caxxo”. </p>
<p>Era l’autunno del 2014. I due si conobbero in quel periodo. Filavano con discrezione. Poi la Meloni l’ho persa di vista, mentre lui l’ho rivisto decine di volte negli studi di Milano per le dirette di Mattino 5 fino a tempi recenti. Uomo brillante e garbato l’ho sempre visto in veste di suggeritore del conduttore Francesco Vecchi. </p>
<p>Insomma, tutto questo per dire che il Quirinale mi sembrava Mediaset. Infatti la prima premier d’Italia ha partorito ministri di “alto profilo” tipo Salvini alle Infrastrutture e Santanché al Turismo (con delega al Twiga). Come mettere Luxuria alla Famiglia o Bonino ambasciatrice del Vaticano, per intenderci. </p>
<p>Anche Salvini e Santanché sono volti perlopiù Mediaset, (io li ho affrontati anche a Telelombardia). Per non dire i neo ministri Bernini, Crosetto e Fitto e il presidente del Senato Benito La Russa, (quello lo affrontai solo in un talk a Telenova). Che con Meloni e Crosetto erano la famiglia Addams degli allora fondatori di Fratelli d’Italia. Mica sorelle! Perché alla Meloni piace maschio. Nei dispacci di partito lei è “il presidente”, mica “la”.</p>
<p>Ordunque, il governo Meloni è il prodotto di tanti fattori. In primis quello televisivo. In 8 anni i 5 stelle di opposizione e di governo hanno preso sottogamba la televisione. Prima non andandoci proprio. Poi rinunciando alle poltrone in Commissione di Vigilanza Rai. E in ultimo senza aver partorito una legge sul Conflitto di interessi, oltre che a non essere stati capaci di contrastare la sistematica disinformatia che il tubo catodico ha schizzato per anni addosso agli italiani come merda dal ventilatore.</p>
<p>Dal “no a tutto” ai congiuntivi, passando per le picconate al Reddito e le manganellate alla ex sindaca Raggi, la televisione, come l’acqua sulla roccia, a forza di scavare è riuscita a “bucare”. Nel senso che Berlusconi è riuscito a tornare al governo spingendo la Meloni e convincere l’Italia che i 5 stelle sono stati inutili e incapaci.</p>
<p>Io che dovevo guidare la comunicazione dei 5 stelle nel 2013 – come saprete se mi avete sempre letto – l’ho sempre saputo e l’ho sempre ampiamente anticipato che le strategie di propaganda di Grillo e Casaleggio non avrebbero avuto futuro. </p>
<p>Ora il governo Meloni è agli albori e con la maggioranza bulgara che si ritrova potrebbe davvero durare a lungo. Sapete perché? Perché laddove Salvini o Berlusconi facessero scherzi con voti contrari in Aula, arriverebbe la stampella di Renzi a salvare la baracca.</p>
<p>Non solo. Questo governo godrà della narrazione televisiva compiacente e celebrante, come negli anni d’oro del berlusconismo d’antan. Dove la censura dei guai giudiziari dei meloniani sarà una delle colonne portanti del parlar d’altro. Dove l’etica da nani e ballerine sarà ormai un concetto superato che non indigna nessuno. Dove i giudici saranno degli sgradevoli impiccioni, (e qui i vari Luca Palamara se la sono un po’ cercata). Dove eventuali ribelli stile forconi che la cronaca ci racconterà saranno bollati come dei sovversivi. Dove argomenti come il presidenzialismo e flat tax copriranno gli scandali di un Paese morente con l’anello al naso dell’Europa.</p>
<p>Dove l’unica opposizione televisiva sarà affidata a un boomer di nome Marco Travaglio nella veste di ventriloquo del timido e impacciato Giuseppe Conte. L’uomo dei penultimatum senza quid spinto da un ex comico genovese con la sindrome del leader, al pari di Berlusconi col fu Alfano.</p>
<p>Detto ciò, il neo governo Meloni ha tutte le carte teoriche per durare lustri. In diretta o on-demand la sostanza televisiva non è mai cambiata. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2022/10/23/meloni-il-governo-della-sovranita-televisiva/">Meloni, il governo della sovranità televisiva</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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