Una notizia passata sotto silenzio dai telegiornali e soprattutto dalle prime pagine, riguarda i guai giudiziari di 2 politici di Fratelli d’Italia in Sicilia.
Si tratta degli ex assessori regionali Ruggero Razza, e Antonio Scavone del Mpa, sempre di area centrodestra, indagati a Catania in un’inchiesta di turbative e favori di assunzioni di figli e famigli, che ha mandato agli arresti domiciliari 3 medici e di un ex funzionario amministrativo dell’università.

Ebbene, sia Razza già ex assessore alla Sanità, che Scavone, già ex assessore al Lavoro, avrebbero favorito dei loro candidati in progetti finanziati con fondi pubblici. Ma soprattutto, nell’inchiesta c’è un arrestato: si tratta di Giuseppe Arcidiacono, 65 anni, che si era candidato a sindaco di Catania col partito di Giorgia Meloni, ma poi si era ritirato per appoggiare Enrico Trantino, sostenuto da tutto il centrodestra.

Ecco, questa notizia, che riguarda politici di un partito al governo di Roma per indagini dentro una Regione che ha quasi 5 milioni di abitanti, non ha avuto nessuna visibilità nazionale a differenza, ad esempio, di quando a Quarto, in Campania, cittadina di soli 40 mila abitanti, la procura indagò il consigliere comunale Giovanni De Robbio, in quanto sembrava sotto ricatto di un clan della camorra locale e che il clan lo avesse votato per il consiglio comunale.

La vicenda – che riguardava i 5 stelle, partito che era all’opposizione dell’allora governo Renzi – con De Robbio che fu subito espulso in via cautelare da Grillo e Casaleggio, finì su tutte le prime pagine per diversi giorni.
In particolare, fu messa alla gogna la sindaca Rosa Capuozzo, nemmeno indagata e solo parte lesa, che subì addirittura una perquisizione domiciliare.

Il marito della sindaca in quei giorni finì indagato per abuso edilizio. Si trattava di una piccola mansarda non sanata con l’ultimo decreto Berlusconi del 2012.
Insomma, la vicenda di Quarto tenne banco come se si fosse trattato dell’attentato alle Torri Gemelle.

Gli arresti in Sicilia di adesso di esponenti di Giorgia Meloni, che sono gli ultimi di una lunga serie, finiscono solo nelle brevissime delle pagine locali e per nulla sfiorate dai telegiornali.
Questa è ancora l’Italia dell’inciucio tra l’informazione e la politica nel 2023.

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