Quirinale, la premier in pectore Giorgia Meloni sfila per ricevere l’incarico. Al suo seguito il compagno Andrea Giambruno con la figlioletta. Vi confesso che mi sembrava di stare negli studi romani di Quinta Colonna su Rete 4, quand’ero ospite fisso e quando per un po’ di puntate venne la Meloni ospite. Ricordo che ogni lunedì, al saluto con tono deciso e vagamente scherzoso, m’intimava “a Martinè oggi stai bbono èh?”. Come a voler dire “nun ce rompe er caxxo”.

Era l’autunno del 2014. I due si conobbero in quel periodo. Filavano con discrezione. Poi la Meloni l’ho persa di vista, mentre lui l’ho rivisto decine di volte negli studi di Milano per le dirette di Mattino 5 fino a tempi recenti. Uomo brillante e garbato l’ho sempre visto in veste di suggeritore del conduttore Francesco Vecchi.

Insomma, tutto questo per dire che il Quirinale mi sembrava Mediaset. Infatti la prima premier d’Italia ha partorito ministri di “alto profilo” tipo Salvini alle Infrastrutture e Santanché al Turismo (con delega al Twiga). Come mettere Luxuria alla Famiglia o Bonino ambasciatrice del Vaticano, per intenderci.

Anche Salvini e Santanché sono volti perlopiù Mediaset, (io li ho affrontati anche a Telelombardia). Per non dire i neo ministri Bernini, Crosetto e Fitto e il presidente del Senato Benito La Russa, (quello lo affrontai solo in un talk a Telenova). Che con Meloni e Crosetto erano la famiglia Addams degli allora fondatori di Fratelli d’Italia. Mica sorelle! Perché alla Meloni piace maschio. Nei dispacci di partito lei è “il presidente”, mica “la”.

Ordunque, il governo Meloni è il prodotto di tanti fattori. In primis quello televisivo. In 8 anni i 5 stelle di opposizione e di governo hanno preso sottogamba la televisione. Prima non andandoci proprio. Poi rinunciando alle poltrone in Commissione di Vigilanza Rai. E in ultimo senza aver partorito una legge sul Conflitto di interessi, oltre che a non essere stati capaci di contrastare la sistematica disinformatia che il tubo catodico ha schizzato per anni addosso agli italiani come merda dal ventilatore.

Dal “no a tutto” ai congiuntivi, passando per le picconate al Reddito e le manganellate alla ex sindaca Raggi, la televisione, come l’acqua sulla roccia, a forza di scavare è riuscita a “bucare”. Nel senso che Berlusconi è riuscito a tornare al governo spingendo la Meloni e convincere l’Italia che i 5 stelle sono stati inutili e incapaci.

Io che dovevo guidare la comunicazione dei 5 stelle nel 2013 – come saprete se mi avete sempre letto – l’ho sempre saputo e l’ho sempre ampiamente anticipato che le strategie di propaganda di Grillo e Casaleggio non avrebbero avuto futuro.

Ora il governo Meloni è agli albori e con la maggioranza bulgara che si ritrova potrebbe davvero durare a lungo. Sapete perché? Perché laddove Salvini o Berlusconi facessero scherzi con voti contrari in Aula, arriverebbe la stampella di Renzi a salvare la baracca.

Non solo. Questo governo godrà della narrazione televisiva compiacente e celebrante, come negli anni d’oro del berlusconismo d’antan. Dove la censura dei guai giudiziari dei meloniani sarà una delle colonne portanti del parlar d’altro. Dove l’etica da nani e ballerine sarà ormai un concetto superato che non indigna nessuno. Dove i giudici saranno degli sgradevoli impiccioni, (e qui i vari Luca Palamara se la sono un po’ cercata). Dove eventuali ribelli stile forconi che la cronaca ci racconterà saranno bollati come dei sovversivi. Dove argomenti come il presidenzialismo e flat tax copriranno gli scandali di un Paese morente con l’anello al naso dell’Europa.

Dove l’unica opposizione televisiva sarà affidata a un boomer di nome Marco Travaglio nella veste di ventriloquo del timido e impacciato Giuseppe Conte. L’uomo dei penultimatum senza quid spinto da un ex comico genovese con la sindrome del leader, al pari di Berlusconi col fu Alfano.

Detto ciò, il neo governo Meloni ha tutte le carte teoriche per durare lustri. In diretta o on-demand la sostanza televisiva non è mai cambiata.

Lascia un commento