Baglioni? Sia elegante: molli il Festival-fogna

Da quando in qua in una democrazia “della rivoluzione”, è proibito parlare? Da quando in qua non è concesso di esprimere un pensiero politico su un grande palco? Da quando in qua si meditano provvedimenti di esclusione da un Festival solo perché si è detta una sacrosanta verità? Ossia, che il Paese è incattivito ed è ridicolo che corra dietro agli umori di un governo sulle sorti di 49 disperati in mare? Insomma, Claudio Baglioni per aver detto ciò che pensa su questa farsa d’alto mare a solo beneficio per la propaganda di Salvini, è divenuto il bersaglio di direttoroni, direttorini, ciambellani e vari scendiletto di nomina gialloverde.

Man forte allo “scandalo” di eccessiva libertà di espressione viene da una nutrita claque di guerrieri della tastiera, con commenti eloquenti sui social. Il più buono e gentile ha la rogna, è analfabeta, non è stato capace di realizzare i propri sogni, disconosce l’abc del bonton e del vivere comune, sbraita slogan fuori dal tempo, come se fosse cresciuto nella Russia di Breznev o nella Cina di Mao. Gentuccola che sta agli antipodi dalla democrazia e che vomita tutta la rabbia della propria mediocrità su qualcuno migliore di loro. Gente abituata alla dittatura per la quale dev’essere solo cambiato colore: giallo come le deiezioni delle galline e verde come il peggior vomito. Gente di granitica credenza per le proprie opinioni strampalate, maldisposta a svegliarsi  dall’ipnosi di Salvini assieme a tutto il branco: quello che alberga nelle fogne di Facebook, incattivito dal proprio fetore di ottusità che ha trasformato migliaia di connazionali in bestie inferocite. Roba che quei migranti attraccati a Malta paiono lord. Anzi, sono lord.

Quanto a Claudio Baglioni, non ha certo bisogno di esibirsi o farsi conoscere. E’ uno che è diventato e rimasto ciò che è grazie al suo impegno e alle sue qualità artistiche. La dimensione sociale di Baglioni è anni luce dagli istinti triviali del branco incattivito dall’invidia. Baglioni non ha certo bisogno del Festival. Se i fantozziani direttoroni inorriditi dalle opinioni del cantante seguitano a lanciargli frecciatine degne di un Paese che sembra governato da Pol Pot, Baglioni anticipi la mossa: sfanculi pure il Festival! Manifestazione che con la canzone non ha più nulla a che spartire. E’ solo uno stipendificio di solidarietà per i tanti dipendenti pubblici del carrozzone Rai, che ancora tengono famiglia. Ripeto, Baglioni non ha certo bisogno del Festival. Semmai è il contrario.

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