Grillo, le profezie pataccare di Adriano Sofri

Grillo è un grosso impostore (quanto grosso, vedremo; abbastanza da far guardare con tenerezza a Giannino e le sue lauree). Altro che comico. Fa la guerra, annuncia il bagno di sangue, intima allo Stato italiano di arrendersi: è troppo tardi, per tutti e per lui, per dire “è tutto uno scherzo”. Deve sbraitare oltre, finché gli resta fiato nei polmoni. Non è né fascista né comunista né ecologista e nemmeno, guardate, populista: cioè, è forse un po’ di tutte queste cose. È un impostore. Un tempo bisognava davvero fare delle terribili rivoluzioni per arrivare a Palazzo: ora basta la televisione, il web, una Procura. La storia di Grillo è scritta ne “La figlia del capitano” di Pushkin. C’è un brigante, Pugaciov, che dice di essere lo zar Pietro III, e si mette alla testa di una rivolta gigantesca. Dopo la caduta, in ceppi, prima d’essere giustiziato, a chi gli chiede pietosamente che cosa l’abbia spinto a quella pazzia, risponde fiero: “Io un giorno sono stato zar”. Succederà così anche a Grillo.”
Adriano Sofri, mandante dell’omicidio di Luigi Calabresi, su Repubblica del 22 febbraio 2013. A poche settimane dall’exploit del Movimento 5 stelle alle elezioni politiche. Bel buffone.

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