L’aggiornamento obbligatorio dei giornalisti: uno spot auto-celebrativo

umberto brindani
Umberto Brindani, direttore di “Oggi”

Ho partecipato oggi per la prima volta a un corso di aggiornamento obbligatorio imposto da una legge del 2014, che obbliga ogni giornalista iscritto all’Ordine, di accumulare 60 crediti ogni triennio. Una quota di crediti si può accumulare con i corsi online, gli altri crediti si accumulano frequentando gli incontri disponibili in molte città che vertono su tutte le tematiche attinenti alla professione giornalistica. Ho trovato molto interessanti (è stato un bel ripasso!), i corsi online sulla deontologia e sull’ordinamento dell’Ordine con le leggi sulla privacy e altro ancora. Mi ha lasciato perplesso, invece, il primo incontro di oggi tenuto a Milano. Per tre crediti ho assistito a tre diversi argomenti: “Rapporto tra informazione e gossip”, la medicina estetica tra notizie false e reali progressi, e la diffamazione in Italia e in Europa. Sulla carta tutti apparentemente interessanti. Alla prova dei fatti sono rimasto in piedi per tre ore visto che i posti a sedere non bastavano. Ma a parte questo, il “Rapporto tra informazione e gossip” è stato una sorta di lezione del direttore del settimanale Oggi Umberto Brindani che, oltre a gongolarsi del fatto che il suo settimanale non era annoverato in Wikipedia tra le riviste di gossip, ha nell’ordine, detto che i pm spesso hanno torto; ha detto che le inchieste del suo settimanale sul processo Sollecito-Knox gli hanno dato ragione con l’assoluzione definitiva della coppia; e infine ha detto che Rosa e Olindo sono stati incastrati. Tra gli sguardi un po’ perplessi dei giornalisti in sala (nessuno ha osato controbattere il direttore visto che molti di loro sono lì per lasciare il biglietto da visita per essere chiamati), mi sono permesso io di chiedere a Brindani quanto fosse intellettualmente onesto schierarsi con l’assoluzione di Amanda Knox, sapendo che in Italia, normalmente, gl’imputati americani, non solo vengono assolti, ma spesso non si presentano nemmeno alle udienze (vedi gli agenti Cia del caso Abu Omar). Il direttore mi ha risposto un po’ seccato ripetendo che spesso i pm sbagliano. Il secondo argomento sulla medicina estetica, è stato a dir poco uno spot di un noto chirurgo plastico, che è venuto con le slide a mostrarci i suoi interventi chirurgici sulle tette flaccide, sulle cicatrici in viso e sui trend generali della chiurgia estetica. Insomma, di poca o nulla utilità per un giornalista. Il terzo argomento sulla diffamazione tenuto dal direttore di una testata di carcere di cui mi sfugge il nome, è stato un ripasso sulle intenzioni del governo in materia di legge bavaglio, con la preventiva rassicurazione che non passerà. E una critica a Giovanni Spadolini, la buonanima di ex premier repubblicano che ebbe la “colpa” di estendere la querela per diffamazione dal penale alla via civile, aprendo così le porte alle querele intimidatorie. Essendo lui parte di una Commissione dell’Ordine, gli ho chiesto di proporre al parlamento una legge che obblighi il querelante civile a risarcire con lo stesso importo il giornalista qualora perdesse la causa. Mi ha risposto che è tutto inutile. Insomma, al netto di tutto, questo primo corso di aggiornamento obbligatorio, mi è sembrata una litania auto-celebrativa di dubbia utilità.

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