Omnibus, commento dell’incontro Pd-M5s

DANIELE MARTINELLI OMNIBUS

Sono d’accordo in parte con quello che diceva Geremicca nel merito di questa svolta del M5s, non dico per scendere a patti col Pd, però questa scelta di non avere soltanto l’aula parlamentare come luogo di discussione politica, ma di avvalersi anche di un’aula di Commissione nella quale cercare una sorta di compromesso sulla legge elettorale in questo caso. Che è molto diversa da quella partorita dal Movimento 5 stelle. Il democratellum, infatti, è una legge di carattere proporzionale, invece l’Italicum è a carattere maggioritario e soprattutto senza le preferenze. Preferenze che il partito di Berlusconi non vuole. Per cui io non so quanti margini di trattativa ci saranno. Toninelli annuncia che il Movimento presenterà degli emendamenti all’Italicum. Ecco, dal mio punto di vista personale che non pretende ovviamente di rappresentare l’intero elettorato del Movimento 5 stelle, visto che leggendo i commenti in rete, c’è una considerevole parte di chi approva questa scelta di confronto col Pd, ma c’è anche una non trascurabile parte di chi invece è contraria a questo incontro o a questo “cedimento” che di fatto è un tentativo di dialogo. Credo che non ci saranno molti margini di trattativa perché Berlusconi venderà cara la pelle pur di non cedere sulle preferenze. Del resto era uno dei paletti dell’accordo con Renzi. Perciò la sensazione è che Renzi in quell’incontro coi 5 stelle abbia giocato al gatto col topo. Con un partito che si è lasciato condizionare dai risultati del voto europeo, cioè il 21% contro il 40, dimenticando che Renzi quando chiede a Di Maio quante preferenze ha preso, Di Maio non ricorda a Renzi che lui è premier del governo italiano senza aver preso nemmeno un voto. E soprattutto la legge elettorale è una questione nazionale, che contrappone la maggioranza del 29% del Pd sommata al 29% di Forza Italia, al 25% del Movimento 5 stelle. I punti di distacco tra Pd e M5s rimangono quattro, non venti. Ultima annotazione che riguarda le europee. Il 21% ottenuto alle europee dal M5s, è arrivato dopo la campagna elettorale criticata di Grillo, per le esternazioni, Hitler non Hitler… però è un 21% che ha digerito il Movimento come una forza rivoluzionaria, che non rispetta più gli stereotipi classici della comunicazione politica, anche nel linguaggio. Per cui io non mi sarei lasciato prendere da questa paura, da questa fregola di incontrare il Pd a tutti i costi per far credere che rivoluzionando il linguaggio tutto va a posto. Purtroppo questa classe politica ha già dimostrato di non voler cambiare su cose vitali che il Movimento 5 stelle potrebbe fare se fosse ascoltato. Ecco che dal mio punto di vista, questo incontro non è una grande trovata sul piano della strategia politica poiché secondo me non porterà a risultati e io mi auguro che il Movimento tornerà ad essere intransigente, che guarda solo alla rete e propone i suoi pacchetti perché alternative non ne vedo.

Qui la puntata intera.

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