Beppe non sarà più quello di prima

beppe grillo pensoso

Diciamolo chiaro e spieghiamolo: dopo la deludente performance del Movimento cinque stelle alle elezioni europee, per Beppe Grillo si è chiuso un ciclo. Quello dei comizi improvvisati con le frasi a istinto che sconfinano in crudi riferimenti a personaggi improbabili come Hitler. Grillo ha dato tutto dappertutto. Ha sputato l’anima dell’indignazione, ha irriso il potere corrotto, ha sbertucciato l’establishment politico, ha discettato di rifiuti zero, energie alternative, decrescita felice e ha demolito le banche. Ha detto e ripetuto fino alla noia le stesse cose per decine, centinaia di volte a quelle piazze divertite e stracolme di gente. A momenti è parso persino logorroico. Eppure, si dirà, non c’era alternativa al linguaggio chiaro e ficcante per smuovere le coscienze di tanti italiani benestanti un po’ narcotizzati e un po’ sopiti sui loro agi. Invece, molti di quegli italiani lì, dopo una divertente serata in piazza col comico, hanno preferito barrare la casella del Partito democratico di Matteo Renzi. Quel premier di nessuno che aveva un’aria molto preoccupata alla vigilia del voto per le europee. Quel premier di nessuno che vedeva l’onda del Movimento minacciare e superare le robuste basi del Partito democratico con un clamorosso avvicinamento molto simile a un sorpasso. Invece, alla fine, il sorpasso c’è stato solo nell’amara sorpresa di chi credeva che il Movimento avrebbe sbaragliato.

Il 21% dei 5 stelle contro il 41 del Pd è uno schiaffo al buonsenso e all’ottimismo di chi crede basti rinunciare a metà stipendio e a rimborsi elettorali milionari per smuovere la coscienza collettiva. Non era mai accaduto nella storia repubblicana che un partito mantenesse le promesse fatte in campagna elettorale e fosse coerente. Non era mai accaduto che un partito avesse fatto sentire tutto il peso del suo 25% per amplificare ai cittadini la svolta di metodo e di merito nelle scelte politiche. L’ostruzionismo, la ghigliottina, i maxi assegni esibiti con passione da quei giovani cittadini nelle vesti di deputati, sono rimbombati in tutta Italia provocando un sussulto. A volte buono e di orgoglio, altre volte, purtroppo e più spesso, di indifferenza, di preoccupazione e forse anche di diniego. Insomma, quel 25% ottenuto alle politiche dal Movimento 5 stelle, non solo non si è ripetuto, ma è sceso sensibilmente di ben quattro punti, nell’ordine del milione abbondante in numeri assoluti. Dunque, cosa ci sarebbe ancora da dimostrare e da raccontare nelle piazze dopo un anno di ferrea opposizione? Cosa dovrebbe inventarsi Grillo per tornare ad essere convincente come alla vigilia di quello tsunami che sembra lontano e irripetibile? Cosa dovrebbero fare d’altro i ragazzi, dopo aver girato le piazze per raccontare le loro ragioni e dopo aver boicottato i canali tradizionali della comunicazione politica? Dovranno tutti decidere cosa fare e ammettere che siccome l’Italia è un Paese ribaltato, la coerenza dei 5 stelle potrebbe aver fatto paradossalmente da boomerang per una parte importante di italiani assuefatti alle favole del leader politico vecchio stampo. La determinazione dei giovani deputati pentastellati potrebbe davvero aver spaventato molti elettori, che grazie al potere sopravvivono loro malgrado collusi a interessi indicibili che prosperano ai margini della legalità e col malaffare.

Insomma, molti preferiscono continuare così e galleggiare sulla sufficienza del domani, aggrappati alle scialuppe dei partiti. Dobbiamo essere realisti e accettare che per troppi pensionati è fantascientifico ragionare sulle energie alternative. Per troppi napoletani è fantascientifico passare dalle prospettive di colera per le discariche in strada ai rifiuti zero. Per le poche imprese lombarde sopravvissute alla crisi è mortificante pensare di azzerare Expo a meno di un anno dal suo inizio in un momento di desertificazione economica che non pone altre vie al suicidio. Al Sud e al Nord sono molti quelli che ricordano Tangentopoli come un intralcio che bloccò l’economia. Non sono pochi quelli che ancora oggi rimpiangono il periodo delle tangenti che comunque accontentavano tutti. Tant’è che in queste elezioni europee, dopo vent’anni di tangentopoli, sono stati eletti e preferiti ben 21 eurodeputati tra indagati, rinviati a giudizio e condannati. 21 eurodeputati che hanno ottenuto milioni di voti. Ecco allora che a bocce ferme, il Movimento può ragionare su come agire per il futuro visto e considerato “lo stampo” della maggioranza degli elettori italiani. Nell’ipotesi che di qui in avanti si continui e si perseveri sull’intransigenza e sull’opposizione assoluta, si corre il rischio di consolidare il 20% o al massimo di crescere di qualche punto se nel frattempo il Pd di Renzi non avrà mantenuto le promesse. Se al contrario, il Movimento si pone come unica e urgente soluzione al cambiamento delle politiche di questo Paese, potrebbe adottare la strategia del linguaggio moderato che impone un po’ di demagogia e pure un po’ di bugie, oltre che adottare scelte certe su tematiche come l’immigrazione e il lavoro che dividono l’Italia da sempre.

Con queste prospettive di scelta si pone la figura di Beppe Grillo come perno di strategia per raccattare consensi. Ebbene, siccome Beppe non è un politico ma è un comico istintivo di stampo anarchico poco incline alla mediazione. Siccome Beppe è un comico che recita un copione per far ridere a patto che il tema non faccia ridere lui, come il tema della politica e della relazione coi partiti corrotti ed espressione della bassezza morale di questo povero Paese. Siccome Beppe è uno al quale riesce male mentire come la politica italiana impone per essere convincenti, prepariamoci a scordarci il Beppe che abbiamo visto e apprezzato fino ad oggi. Quel Beppe che dal palco urla al popolo di sordi il politometro, i processi online, che non è lì per chiedere il nostro voto e anzi, lo rifiuta. Quel Beppe che ruba il palco ai candidati esattamente come ha sempre fatto Silvio Berlusconi, è un Beppe che ha esaurito un ciclo. Quel Beppe lì ha già dato tutto e ancora di più. Da qui in avanti quel Beppe che ostentava il #vinciamonoi, non sarà più percepito come prima. La sicurezza granitica dovrà lasciare spazio a strategie che per funzionare in questo Paese hanno bisogno di un linguaggio costruito e un po’ artefatto. Per incidere in questo Paese asfittico nel quale ci sono ancora troppi benestanti, potrebbe essere necessario abbassare il tiro dell’attacco per cercare di infilzare le coscienze del partito degli astensionisti. Gli astensionisti e i giovani sono l’unica speranza del Movimento perché i 20 milioni di pensionati ne hanno già avuto abbastanza di Grillo e di Di Battista. Scordiamocelo quel partito lì perché il sistmema del tutti contro Grillo ce lo ha neutralizzato. E scordiamoci il Beppe di una volta. In un modo o nell’altro dovrà decidere che ruolo assumere.

Io dico che d’ora in poi Beppe sarà molto più defilato e meno incisivo di prima. Dico che ora tocca ai deputati uscire allo scoperto e farsi promotori della loro politica. In Italia e in Europa. Dovranno andare in tivù il più possibile perché la tivù paga sempre. Bisognerà andarci e sgomitare con i partiti per farsi sentire cercando di evitare i toni accesi che ci ricordano Antonio Di Pietro nei tempi in cui era l’unica e credibile opposizione. Quel modo lì di incattivirsi, oltre ai Razzi e agli Scilipoti, dimostra che in tivù non miete consensi, e nemmeno fiducia. Insomma, il Movimento se vorrà imporsi presto dovrà recitare. Altrimenti pazientiamo vent’anni. Chi vivrà vedrà. E forse vincerà.

Condividi!

You can leave a response, or trackback from your own site.

Un Commento a “Beppe non sarà più quello di prima”

  1. […] che “Grillo non sarà più quello di prima“. Grillo ha proprio invertito la rotta. Siamo passati dall’ebetino a capo di un governo […]

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.