Italia nell’euro, non c’è fondo che tenga

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Le cronache delle prossime settimane saranno costrette a parlare della richiesta di aiuto che l’Italia dovrà fare all’Europa per frenare la corsa impazzita del debito pubblico. Il debito pubblico italiano attuale è di circa 2.070 miliardi di euro, a cui si devono sommare gli interessi annui, che sono altri 84 milardi. Tanto per capirci, mentre scrivo, il solo mantenimento di quel debito ci sta costando 230 milioni al giorno, oltre 9,6 milioni all’ora, 159 mila al minuto, che diventano 2.663 euro ogni secondo. L’equivalente di 1.400 euro per ogni cittadino italiano nell’arco del solo 2013. Oltre 5 mila per ogni famiglia media italiana. Il governo Letta sta facendo una serie di annunci-spot per sedare l’opinione pubblica sulla gravità della situazione economica italiana. Uno dei più recenti riguarda l’intenzione di dismettere caserme, carceri, ospedali e altri immobili pubblici per un controvalore di 6 miliardi e 100 milioni di euro. Altro annuncio-spot è il cosiddetto piano Letta-Saccomanni, ossia l’ntenzione di privatizzare aziende come la Rai, l’Eni e “Poste vita”, il ramo assicurativo delle Poste, per ricavare nell’arco dei prossimi tre anni circa 20 miliardi di euro. Ossia, l’un per cento del debito pubblico totale. Che nel frattempo, nel 2016, quando si sarà mangiato altri 240 miliardi di interessi, avrà superato quota 2.300 miliardi. Una voragine incolmabile che nessuna dismissione e nessuna privatizzazione potranno contrastare. Ecco perché, tralasciando i motivi che ci hanno trascinato in questo dirupo, sentiremo presto parlare di richiesta di aiuto, o di “salvataggio” da parte dell’Europa. Quel salvataggio, in soldoni, sarà un prestito elargito dal cosiddetto Fondo salva-Stati. Fondo di cui si sono già serviti il Portogallo, l’Irlanda e soprattutto la Grecia (30 miliardi).

Il Fondo salva-Stati è stato istituito dall’Unione europea nel maggio 2010 per “preservare la stabilità finanziaria dell’Eurozona” tramite dei prestiti elargiti agli Stati membri insolventi sottoforma di obbligazioni col “supporto dell’Ufficio tedesco di gestione del debito“, in proporzione alla quota di partecipazione di ogni Stato membro dell’Ue al totale del capitale versato alla Banca centrale europea (BCE). Da questo sintetico identikit del Fondo salva-Stati, cominicamo a realizzare che l’Italia ha già di fatto perso la sua sovranità al cospetto di una banca aperta su suolo tedesco, la Bce, che ha sede a Francoforte, organizzata con le regole della Bundesbank (la Bankitalia tedesca) fortemente difesa da una cancelliera, Angela Merkel, a capo del governo di quella stessa Germania avvantaggiata dal differenziale nel tasso di interesse sui nostri titoli di Stato espresso dallo spread. Il Fondo salva-Stati, sostituito nel 2012 dal MES (Meccanismo europeo di stabilità), giuridicamente è “una società di diritto lussemburghese con sede in Avenue John F. Kennedy 43 in Lussemburgo” (fonte Wikipedia), presieduta da un tedesco: Klaus Regling. Chi decide quando e come assegnare il MES, oltre alla Bce, è il Fondo Monetario Internazionale (che compone la cosiddetta Troika con la kappa). Che non è una banca, bensì un’organizzazione di governi di 186 Paesi “soci pro-quota” in proporzione al proprio capitale di influenza economica mondiale. Primo “azionista” sono gli Stati Uniti (in cui ha sede la Banca Mondiale). Secondo il Giappone, e terza, guardacaso, la Germania. L’Italia, nella “classifica” Fmi era settima fino al 2011, ora con la crescita di economie come quelle di Brasile ed India, è scivolata oltre la decima posizione.

Dunque, parlare di MES elargito su decisione della Bce e del Fmi, primo tranello, significa parlare di un prestito obbligazionario destinato a banche cariche di titoli tossici dei Paesi indebitati, ma che dovrà essere reso sottoforma di valore reale dallo Stato destinatario del prestito. Ed è qui che il soccorso di salvataggio del Mes nasconde il secondo tranello. Infatti, quell’aiuto non corrisponderà ad iniezioni di liquidità nell’economia reale dei cittadini e delle imprese. Quel valore fittizio camuffato da obbligazioni (anche di quota privata), finirà nel buco nero delle banche che, non rivitalizzando l’economia sottoforma di prestiti, si appoggeranno ai bilanci degli Stati già indebitati e gravati da recessione economica. Che hanno come unica via d’uscita dall’empasse, quella di vendere debito sovrano, e quindi sovranità nazionale. Come nel caso dell’Italia, per la quale l’imminente prestito del Mes fornito dalla Bce, non contribuirà a frenare la recessione nostrana, e quindi non apporterà nessuna rivitalizzazione alla nostra economia interna. Al contrario, quel prestito servirà a giustificare forme di invadenza e ingerenza europea (tedesca) sul BelPaese, come già di fatto è con la supervisione dell’Europa nei piani di rientro del debito pianificati dal governo italiano. Il cane Germania, a forza di mordersi la coda Italia, sta finendo per mangiarsela assieme al resto dell’Europa mediterranea (Grecia, Portogallo e Spagna). Già perché il terzo tranello consiste nell’entità dell’aiuto del Fondo salva-Stati. Per salvare l’Italia per “interesse europeo”, servirebbero almeno 1000 miliardi di euro. Ma è impossibile in quanto il Mes, dispone si e no di 500 miliardi per assistere tutti. Anche la Spagna. Ecco perché il Fondo salva-Stati è una panzana. Lo è per l’Italia e lo è stato per la Grecia, che ha ricevuto 30 miliardi nelle sue banche a fronte di un debito complessivo di 220 senza nessun beneficio all’economia reale ellenica.

Ed ecco perché il Fondo salva-Stati è soltanto un fondo salva-banche che non ha alcun interesse per la salvaguardia delle nazioni europee. Perché se ci fosse cooperazione europea, non assisteremmo a una Grecia costretta a mandare i propri bimbi a scuola imbacuccati senza riscaldamento. Il fondo salva-Stati, o Mes che sia, è in realtà l’ariete che dovrà saccheggiare ciò che resta della sovranità degli Stati come l’Italia,perpetrato da una banca, la Bce, che obbedisce a uno Stato dal recente passato nazista. Hai voglia di “ricostruire la credibilità del nostro Paese” dove c’è una pressione fiscale che rasenta il 60 per cento, dove ci sono gli stipendi più bassi d’Europa e una diaspora di aziende, oltre che di giovani. Ci raccontano che “soltanto un autorevole governo di «responsabilità repubblicana» potrebbe salvarci”. Il problema è che quella responsabilità repubblicana dovremmo riprendercela con la sovranità, anche monetaria. E il fondo salva-Stati, alias Mes, non è certo la soluzione.

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