In malora

La crisi c’é, ma siamo solidi“. Nel senso che da qui non ci muoviamo, a partire da me plurimputato di corruzione ed evasione fiscale e massima espressione di potere della Loggia P2. Questo, in sintesi, il senso del discorso di Silvio Berlusconi di ieri rivolto alle Camere, che pur di motivarlo ha confessato il suo conflitto di interessi in quanto “titolare di 3 aziende“. Al suo fianco l’inquilino mantenuto con affitto in nero pagato non si sa da chi, Giulio Tremonti, capo di Equitalia ed ex “intimo” di quel Marco Milanese che pare amasse fare la bella vita estorcendo tangenti “in natura” a indagati fiscali “informati” dal deputato grazie alle presunte soffiate del Capo di Stato maggiore della Finanza Michele Adinolfi. Senza contare il piduista Cicchitto e una scoppola di imputati travestiti da ministri e onorevoli che hanno indotto persino a una pudica assenza Bossi. Insomma, un bel quadretto sputtanato agli occhi del mondo, che risponde in Borsa con scariche di diarrea economica.

Eccolo il disegno di un esecutivo “commissariato” dal mercato mondiale che con l’occupazione golpista delle istituzioni accelera la corsa dell’Italia verso la Grecia dagli esiti “incerti”. In realtà  l’unica certezza é quella di lasciare meno soldi possibile in banca e nasconderli in cash da qualche parte (chi li ha). In quell’aula che pareva una galera, il puttaniere senza proposte ha atteso apposta la chiusura delle Borse che non avrebbero retto la sua carezza al morsicatore di polpacci Maroni e il passo della “balla” al burattino Angelino Alfano. Ci é voluta la trasformazione di Di Pietro nel ruolo di comico stile Grillo dei migliori tempi per riportare il dialogo a un livello idoneo all’istituzione: “Attendo una cartolina da Antigua” ha urlato dal suo angolo di emiciclo a Berlusconi, che é riuscito persino a ridere .

Giorgio Napolitano ha seguito il discorso a debita distanza da Stromboli, sotto il vulcano rantolante come un pentolone di fagioli. Auspica, con la sua recita, “il confronto con le parti sociali“, frase ad effetto che sui giornali fa il paio col continuo codazzo delle gatte da pelare di Obama negli States alle prese a loro volta col default economico. Come a voler dipingere la soddisfazione di un disperato che spera nella malora di un altro.

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