Troppo comodo dire “matti”

Un ragazzo di 20 anni che va al comizio di Tucson e ammazza 6 persone ferendo una deputata. Una mamma di Fidenza che ammazza i suoi 2 pargoli nel sonno prima di spararsi un colpo fatale. Un pensionato di Genova che ammazza la moglie, due vicini in un bar e si spara un colpo fatale. Un 17enne americano che spara al preside e al vicepreside prima di puntare l’arma contro se stesso. Un giovane di Brescia che ammazza il padre con una fiocina, incendia la casa e si getta dal balcone. Un 55enne di Foggia che uccide la sua donna con un coltello e ne consegna il cadavere ai carabinieri. Una 38enne di Torino divorziata e depressa che ammazza i genitori a coltellate. Un 29enne di Napoli che dopo aver litigato con la moglie ammazza con una coltellata al petto il vicino di casa. Un ragazzo di 16 anni di Treviso che si ammazza con un colpo di pistola del padre. Un muratore spagnolo armato di fucile che spara e ammazza i suoi 2 datori di lavoro, il cliente di una banca e il suo direttore…

Pillole in difetto di cronaca mondana dei giorni delle feste natalizie che sembrano episodi isolati di presunti matti lontani dalla nostra vita e dalla nostra sfera sociale. Così lontani dal nostro tran tran che evitiamo di raccontarli ai nostri parenti perché tanto brutali da non poterli esorcizzare con una risata. Del resto sotto sotto temiamo che qualcosa di simile possa succedere anche a noi e alle persone che amiamo, dato che coltelli e fucili colpiscono famiglie simili alla nostra, che vivono il nostro tessuto sociale, persone che vestono come noi, che incrociamo al supermercato e che vivono le nostre difficoltà  amorose o economiche che siano.

Siamo una società  disagiata e affranta dalla consapevolezza di essere schiavi braccati da un sistema che non ci premia, non ci valorizza e non ci rispetta. Nel nostro quotidiano conviviamo con un mondo ostile in cui non funziona niente e col quale ci misuriamo in un eterno compromesso, in balìa del nostro autocontrollo e di un colpo di fortuna alla lotteria. Ogni giorno é una prova di resistenza a tentazioni di lucida follia, soffocata dalla convinzione che un ceffone o un calcio nel sedere sia violenza che appartiene solo ai matti e ai depressi in cura di qualche psichiatra. In realtà  soffochiamo il nostro rancore verso chi questo sistema lo dirige e lo domina nel continuo raccontarci che prima o poi qualcosa cambierà . I più forti di noi combattono e mediano fintanto che sbarcano il lunario scaricando i nervi in palestra, contro un muro o col mal di stomaco.

Altri, invece, cedono sopraffatti dalla disperazione di sentirsi falliti e feriti nell’orgoglio e nella propria dignità  di esseri umani. Un divorzio, un licenziamento, un pignoramento o un’ingiustizia non ripagata sono umiliazioni di una società  viziata dalla disuguaglianza che aizzano la ribellione al sistema dittatoriale che con la persuasione televisiva ci ha assuefatto agli obblighi e ai ricatti. Tanto da credere che quando uno di noi imbraccia il fucile o un coltello nella sua libera e disperata solitudine é semplicemente un matto. Per coerenza a certe tragedie familiari della solitudine dovremmo bollare matti i tifosi che con la scusa del compleanno della Lazio mettono a ferro e fuoco un quartiere di Roma. Dovremmo ritenere matti migliaia di tunisini che si immolano in piazza e che muoiono ammazzati dalla polizia sfiniti dalla povertà . Dovremmo ritenere matti pure migliaia di algerini ormai in guerra coi loro governanti per gli stessi motivi. Dovemmo ritenere matti i pastori sardi fermati a Civitavecchia, matti gli studenti fermati dalla polizia in assetto antisommossa, matti i napoletani in rivolta contro le discariche eccetera eccetera. In realtà  sono naturali espressioni umane di libertà  contro un groviglio di perversi ometti amanti del lusso e del potere che potranno essere spodestati solo con la violenza. Non ci sono rimedi contro la prepotenza istituzionalizzata e autoreferenziale. Tragedie familiari e proteste di piazza sia in Italia che nel mondo ci dicono che una valanga globale sta prendendo velocità  e dimensione. Ci dicono che con questa crisi economica e di valori sarà  sempre peggio.

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