Il Tar che abortisce Firmigoni

Nel 2008 il governatore lombardo Roberto Formigoni fece approvare le “linee guida sulla pratica dell’aborto” a cui dovevano attenersi gli ospedali lombardi nonostante in Italia, l’interruzione volontaria della gravidanza sia regolata dalla legge 194 approvata nel 1978 grazie a un intelligente blitz dei radicali. Ebbene siccome Formigoni é “compagno delle opere” per ossessione prima che per vocazione, ha disseminato gli ospedali pubblici lombardi di direttori ciellini che a loro volta hanno collocato una serie di primari e ginecologi pressoché obiettori di coscienza. Il loro numero elevatissimo rende la pratica dell’aborto volontario un’impresa quasi impossibile in Lombardia. Tra le linee guida “aggiuntive e limitative” di natura formigoniana, il divieto di praticare l’aborto oltre la 22esima settimana più 3 giorni (dopo la quale presumeva la possibilità  di vita autonoma del feto) con l’obbligo da parte del ginecologo di avvalersi di altri specialisti.

Il Tar della Lombardia ha dichiarato “illegittima l’intera disciplina impartita dalla Regione” per contrasto con la legge statale 194, e annullato la delibera lombarda del 22 gennaio 2008 accogliendo il ricorso di 8 medici lombardi rappresentati dagli avvocati Vittorio Angiolini, Ileana D’Alesso e Marilisa D’Amico. Hanno fatto leva sull’articolo 117 della Costituzione che riserva alla competenza legislativa dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili o sociali da garantire su tutto il territorio nazionale. Il Tar (presidente Giordano, estensore Celeste Cozzi) premette che la legge 194 contempera la tutela giuridica del concepito (ricompresa nell’articolo 2 della Costituzione sui diritti inviolabili dell’uomo) con i casi nei quali può essere sacrificata se collide con la necessità  di evitare gravi pericoli alla salute della madre (articolo 32 della Costituzione che impone di dare assoluta prevalenza al bene-salute di una persona già  nata): la legge fissa le condizioni al ricorrere delle quali le prestazioni del servizio sanitario debbono essere rese affinché i diritti di madre e nascituro possano essere tutelati.

Ebbene, nonostante la pronuncia del Tar, Formigoni ha dichiarato serafico che “in Lombardia non cambierà  nulla“. Senza vergogna e senza pudore il governatore lombardo disattende il pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale “sostituendosi” ai giudici che si sono pronunciati in maniera contraria al suo integralismo clericale. Sembra preistoria il marzo scorso, quando Firmigoni accolse con soddisfazione la sentenza di quello stesso Tar che riablitò la sua lista candidata alle regionali nonostante le firme false, timbri e diciture mancanti. “Semplici orpelli” per Firmigoni ma che per i magistrati della Corte d’Appello di Milano (quella guidata da Alfonso Marra sollecitato inutilmente dalla P3 a sentenziare a favore del richiedente Firmigoni tramite Arcangelo Martino), erano gravi inadempienze sufficienti a mettere fuori gioco dalle elezioni regionali la lista del governatore.

Insomma, “una canagliata” sanata con decreto interpretativo varato d’urgenza dal governo piduista nonostante la denuncia dei Radicali che ha prodotto un’inchiesta tuttora in corso. Il riconteggio delle firme ha già  sancito irregolarità  che hanno ridotto quelle valide soltanto a quota 3.114 contro le 3.495 firme necessarie per legge. Curiose le motivazioni della riammissione degli schizzi illegali confermati con sentenza favorevole pure da parte del Consiglio di Stato. Secondo il Tar dovevano essere i giudici della corte d’Appello ad accorgersi delle firme false, non i radicali. Un listino chiuso a 12 ore dal termine della presentazione delle lsite dopo un incontro tra Berlusconi e Bossi. Tra le ultime infilate a insaputa di tanti ignari sottoscrittori (morti o per sostituzione di persona) anche la Minetti, colei che qualche mese dopo andrà  a prelevare dalla Questura di Milano in piena notte Ruby “la nipote di Mubarak”.

Peccato che buona parte dei lombardi avrà  già  dimenticato tutto ciò. Pure che Firmigoni é al quarto mandato da governatore in Lombardia conquistato con una lista illegale, che risulta residente in un cantiere edile, ma che usa 246 mila euro dei soldi dei lombardi per finanziare il meeting di “Commistione e Lottizazione” e che dà  51 milioni alle scuole private. Gli ospedali da spartire con la Lega sono solo l’ultima chicca offerta alle cronache regionali: ennesima interruzione volontaria di etica, decenza e legalità .

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