Aldo Moro doveva morire

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La strage di Via Fani e il sequestro Moro ebbero il movente politico di impedire che l’esecutivo in programma proprio quella mattina alla Camera dei Deputati del quarto governo Andreotti, desse fiducia all’inedito sostegno del Pci alla Dc, storica svolta politica voluta dallo stesso Moro che avrebbe vinto le forti contrarietà  della Destra Dc.
La compagna del Venerabile, Nara Lazzerini, dichiarò al processo che Gelli, la mattina del sequestro Moro, ricevette 2 persone all’Hotel Excelsior di Roma alle quali si rivolse dicendo “il più é fatto”.
Il gladiatore Pierluigi Ravasio testimoniò che il generale piduista Pietro Musumeci, disponeva di un infiltrato nelle Br che l’aveva informato di ciò che sarebbe accaduto quella mattina. Al momento della strage, nei paraggi di via Fani, stazionava il colonnello Camillo Guglielmi, ufficiale del Sismi agli ordini di Musumeci, nonché istruttore in corsi speciali di addestramento a tecniche di agguato e di imboscata che si tenevano nella base militare segreta di Capo Marrargiu, organizzati dall’ufficio D del Sid che disponeva di infiltrati delle Br, diretto a lungo dal piduista Maletti. (si saprà  soltanto nel 1991)
Il 10 maggio 1978, all’indomani del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, il ministro dell’interno Francesco Cossiga si dimise con un comunicato che celava con cinica chiarezza la copertura offerta alla banda piduista vincitrice occulta sulla resa dello Stato. Non a caso quelle dimissioni consentirono alla P2 di mantenere il controllo dei servizi segreti e di pilotare le indagini sul sequestro e l’uccisione di Moro.
Cossiga mentirà  ai magistrati dicendo di aver conosciuto Gelli dopo il caso Moro tramite il segretario di Donat Cattin, Ilio Giasolli, ma Gelli invece, dichiarerà  di aver conosciuto Cossiga nel 1972.
Dopo le dimissioni Cossiga tornò alla ribalta addirittura a Palazzo Chigi: nel 1980 guidò ben 2 governi, il primo tripartitico in cui finirono Ministri i piduisti Adolfo Sarti alla Difesa e Gaetano Stammati al commercio estero. Nel secondo governo di settembre Sarti finì all’Istruzione lasciando il posto alla Difesa al massone Lelio Lagorio, al compagno di merende Enrico Manca fu affidato il Ministero del commercio estero (successivamente nominato direttore della Rai).
Mentre questo quadro consentì a Cossiga di mantenere forti contatti coi servizi segreti e, quindi con Licio Gelli, le indagini sull’omicidio Moro si rivelarono inconcludenti.
Il 30 agosto il governo Andreotti varò “Poteri speciali antiterrorismo” al generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, i cui reparti, in ottobre, smascherarono il covo di Milano Lambrate arrestando i brigatisti Lauro Azzolini, Franco Bonisoli e Nadia Mantovani portando alla luce anche il memoriale dattiloscritto di Moro, successivamente manomesso e censurato perché “scottante” nei confronti di uomini politici in carica.
Nel dicembre ’78 Licio Gelli ricevette nella sua villa di Arezzo il giornalista Marcello Coppetti e l’aviere Umberto Nobili, inerlocutori di fiducia collegati ai servizi segreti, su volere di Antonio Viezzier, tenente colonnello piduista a capo del centro di controspionaggio del Sid.
Durante l’incontro Gelli “si sbottonò” raccontando la vicenda Rizzoli-Corriere della Sera e di come fosse riuscito a far nominare Enrico Mino a capo dell’Arma dei Carabinieri.
Rimando ad un prossimo post, linko un’intervista radiofonica rilasciata da Maria Fida Moro a Mario Adinolfi e ricordo, per chi volesse saperne di più, che “Chiarelettere” ha recentemente mandato in libreria “Doveva morire” di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato.

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6 Commenti a “Aldo Moro doveva morire”

  1. […] vinto le forti contrarietà  della Destra Dc. Il 10 maggio 1978, all’indomani del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, il ministro dell’interno Francesco Cossiga si dimise con un comunicato che celava […]

  2. helena f. ha detto:

    Grazie per questi articoli sul caso Moro.
    Grazie sempre per i tuoi articoli Daniele…
    Colgo l’occasione per augurare a tutti coloro che frequentano questo
    interessantissimo blog e in special modo a Daniele Martinelli:
    Buona Pasquetta!

  3. il mugunione ha detto:

    Complimenti per il post, mi chiedo, anzi mi sono empre chiesto, quando i “nostri” uomini politici avranno la DIGNITA’ di dire la verita sull’uccisione di Moro.
    Dignita’, parola che troppo spesso viene usata da i politici.
    Dignita’, parola che suona stonata e inopportuna in bocca alla casta, partendo dal vertice fino alla base.
    Non sapremo mai la verita’!
    Buona Pasquetta.

  4. Lorenzo Bianco ha detto:

    Buona Pasqua a tutti i frequentatori di questo blog, nonché all’autore del blog stesso. Nonostante siano passati 30 anni ancora c’é gente che mente…

  5. Fabrizio ha detto:

    Hai fatto benissimo,Daniele,a tirare fuori questa intervista a Maria Fida Moro,di qualche tempo fa.Logicamente le cose dette in questa intervista da Maria Fida sono molto piu’ chiare di quello che e’ emerso l’altra sera da Vespa.Io non so come abbia fatto a trattenersi Maria Fida nel sentire quella specie di intervista a Cossiga.Da notare che il 16,Cossiga si e’ inginocchiato nel luogo dove Moro e’ stato ucciso.
    Per quanto riguarda il Tuo post che condivido in pieno,alcune cose che hai scritto,guarda caso sono note o,almeno sono state intuite dalla gente comune,a giudicare da quello che ho sentito.Solo che ovviamente,tanti lo pensano,ma nessuno lo dice….
    Grazie ancora Daniele e Buona Pasqua
    Fabrizio

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