Nel 2012 Federico Pizzarotti fu il primo sindaco grillino eletto in un capoluogo di provincia a furor di popolo. Parma all’epoca aveva 850 milioni di debito lasciati in eredità dai ladri di Forza Italia (Vignali). Oggi – dopo 10 anni – quel debito è ridotto a 250 milioni.

Eppure Pizzarotti è stato scaricato dai 5 stelle di Grillo e Di Maio. Prima con le intifade dal blog del Garante con frasi del tipo “Perché parli?”. Poi ignorato alle agorà dei 5 stelle perché “trama col Pd”. Una cazzata dietro l’altra sintomo di megalomania con tutti i grillini zitti.

Alla fine Pizzarotti se ne è uscito dai 5 stelle e ha imbarcato in giunta chi gli ha dato più fiducia. Compresi alcuni assessori del Pd.

Così nel 2017 Pizzarotti fu rieletto per il secondo mandato, mentre il candidato grillino ebbe solo il 3%.

Nel 2022 Pizzarotti termina il secondo mandato con una città finanziariamente più in salute, senza nemmeno un processo o un’indagine per corruzione o tangenti, ma soprattutto senza più nemmeno un candidato dei 5 stelle dell’era Giuseppe Conte.

Manco fosse Calenda!

Ebbene, se la città campione dei pentastellati dopo appena 10 anni non lascia eredi, per il nuovo capo politico grillino non è un bel segnale.

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