“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

L’articolo 19 della Costituzione è chiaro. Se in quest’epoca in Italia abbiamo una quota di mussulmani integrati che vivono rispettosi del nostro Paese, lavorano e pagano le tasse, perché negare loro una moschea? Dov’è il problema?

L’idea di crearne una in regola e non abusiva in via Novara a Milano, è stata l’occasione per l’europarlamentare Silvia Sardone (Forza Italia poi Lega), di arringare i suoi quattro seguaci senz’arte ne parte culturale dicendo che “a Milano la moschea non si deve fare”.

Presa di posizione che alla Sardone sta dando una bella botta di pubblicità. Ci sono infatti alcuni dei suoi – com’è già capitato in passato con altri esponenti di area centrodestra – che le mandano minacce di morte scritte su varie piattaforme social e che la deputata europea ha spiattellato nella speranza di essere ripresa dai giornali e dalle tivù.

C’è riuscita! La Sardone è su tutti i giornali raffigurata come vittima. Qualcuno crede ancora che ci sia chi si spinge a minacciare di morte qualcuno che si oppone a una moschea?

O ci vuol ben altro per rischiare davvero la pelle? La Sardone anziché contro la moschea, si batta per promuovere l’obbligo di rovistare a fondo, uno ad uno, tutti i container carichi di droga e armi che arrivano ogni giorno nei porti italiani. Faccia qualcosa di serio la Sardone anziché perdersi in becera propaganda.

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