Covid, affare da paura di massa

Il Covid tiene banco su giornali e tv da ormai 6 mesi con aggiornamenti estenuanti e titoli ansiogeni. Tra seconde ondate, mutazioni virali, lockdown sì-no, mascherine a scuola, in discoteca e al cesso, assistiamo al nuovo incremento di positivi al virus, grazie all’aumentato numero di tamponi quotidiani. A differenza di 6 mesi fa, però, non c’è più quel famoso 15% di malati bisognosi di terapie intensive a rischio di morte.

L’emergenza dei malati gravi è finita perché l’approccio di cura al Covid è cambiato. L’anticoaugulante somministrato ai sintomatici scongiura (quasi) sempre il peggioramento della malattia. Perciò il Covid non è più mortale come prima. Anzi, non lo è quasi più. Ecco allora che l’obbligo ancora in atto dell’uso della mascherina di sera tra la gente, o nei luoghi pubblici al chiuso appare ridicolo. Ridicolo, ma imposto dal decreto di governo che segue le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico. Secondo cui un virus non vaccinabile impone misure di sicurezza di prevenzione a tutela della salute pubblica.

Ed è in questo limbo di assurdità – tra l’esagerazione delle misure rispetto al pericolo reale – che la destra ci sguazza e organizza una manifestazione sabato prossimo a Roma. Lo slogan sarà contro il governo “schiavo dei poteri forti”, che imporrebbero la paura di massa per danneggiare l’economia ed aumentare la povertà. Ci sguazza Vittorio Sgarbi che da sindaco di Sutri addirittura fa multare per delibera chi circola nel territorio comunale con la mascherina. Che in tempi normali potrebbe essere considerata alla stregua di un indumento che impedisce il riconoscimento tipo un burka. Quindi sanzionabile e/o perseguibile.

Il governo Conte, seguendo le rigide tabelle dei medici, presta il fianco a un’opposizione sterile, che in questo caso tutti i torti non ha. Basta dare un’occhiata ai numeri di malati di tumore – riferiti solo all’anno scorso – pubblicati dal Ministero della Salute, per rendersi conto di quanta mistificazione ruota intorno al coronavirus.
I dati del 2019:
371 mila diagnosi di tumore in Italia, (196.000 uomini e 175.000 donne), con una media di 31.200 al mese, 1.016 al giorno.
Di questi, colon-retto (49.000 – 134 al dì), polmone (42.500 – 116 al dì), prostata (37.000 – 101 al dì) vescica (29.700 – 99 al dì).
In crescita il tumore della mammella nella donna e, in entrambi i generi, quelli del pancreas, della tiroide e i melanomi.
Di quei 371 mila casi, solo il 5,3% sopravvive ai 5 anni dalla diagnosi. Significa che sul dato 2019 sopravviveranno in 19.000, mentre 352.000 moriranno. Ossia, MILLE VITTIME AL GIORNO.
Questi dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica-AIOM, hanno numeri che al confronto il coronavirus è una ridicolaggine. Di Covid ormai si muore meno che per un’influenza vaccinabile (è sparito il famoso 15% di bisognosi di terapia intensiva).

Pensiamo un po’ cosa succederebbe se il plotone di giornali e tivù desse anche i numeri dei tumori, in crescita negli anni e soprattutto costanti nel tempo.

Alla luce di questi dati, è fin troppo facile capire quanto siano ancora ridicole e sproporzionate le misure in atto in tema di mascherine.

La vera pandemia resta la paura.

PS Dimenticavo di dire che nei 3 mesi di lock-down ospedaliero, 93.000 malati di tumore in Italia hanno avuto la diagnosi tardiva perché bisognava curare il coronavirus. Con buona probabilità che anche quel 5% salvabile in quel periodo non si salverà. Un’ecatombe silenziosa a fronte di 35.000 morti di virus quasi tutti anziani e/o malandati.
Buona fifa a tutti.

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