Spett.le Avvocato Sveva Antonini

Consapevole delle conseguenze positive o negative che un personaggio pubblico come un politico possa trarre in tema del suo operato, sono a disattendere la sua richiesta di eliminare o a de-indicizzare l’articolo indicato nel link.

Il post-articolo connesso alla figura della sua cliente on. Cinzia Bonfrisco, è una notizia che non compete a un avvocato decidere quanto sia attuale o desueta ai fini dell’interesse di cronaca.

I “forti danni all’immagine e alla reputazione“, non sono materia di interesse per un giornalista che fa della cronaca il suo lavoro quotidiano.

Anzi, nel caso specifico relativo al link citato, la notizia della recente condanna in primo grado di Gaetano Zoccatelli a 3 anni di reclusione per corruzione emessa dal tribunale di Verona, riporta in auge pubblica la posizione della sua cliente, già indagata per associazione a delinquere e corruzione, citata nelle intercettazioni agli atti interessata a chiedere come “confezionare” su misura un emendamento utile al Cev presieduto all’epoca dei fatti proprio da Zoccatelli.

Nulla osta al dovere di cronaca l’ordinanza citata della Corte costituzionale, in quanto “il conflitto di attribuzione“, garantisce soltanto l’insindacabilità delle dichiarazioni di un deputato, ma non cancella la condotta etica di quest’ultimo, che nel caso della sua assistita appare quanto mai discutibile – per non dire deplorevole – e di assoluto interesse pubblico, visto che Cinzia Bonfrisco, in condizioni di non eletta al Senato, nel processo Zoccatelli con tutta probabilità sarebbe stata condannata a sua volta per corruzione, che com’è noto è un reato in concorso, e nel caso specifico per presunte “utilità in danaro e in vacanze” depositate agli atti.

Aggiungo che il post-articolo di cui chiede la de-indicizzazione non rientra nei casi “diritto di oblio“, in quanto l’autorizzazione a procedere negata dal Senato nel 2018 a beneficio dell’allora onorevole Cinzia Bonfrisco, è una votazione pubblica protocollata negli archivi parlamentari, che ha rilevanza notiziabile a carico di un eletto che – come dovrebbe sapere – non gode dei diritti di privacy esigibili per un normale cittadino.

La rilevanza notiziabile di quel link è – dunque – attualissima oggi, che dopo la condanna a carico di Zoccatelli pone la posizione dell’onorevole Bonfrisco interessante ai fini della cronaca, in quanto nel frattempo eletta all’europarlamento grazie allo stralcio della sua posizione rimasta senza conseguenze nonostante la sua condotta, e che in condizioni di cittadino normale avrebbe avuto esiti assai diversi in sede di giudizio.

Detto ciò, mi auguro di non dover più ricevere intimidazioni camuffate da gentili inviti del genere, visto che in Italia vige la libertà di stampa e di critica sancita dall’articolo 21 della Costituzione.

Cordiali saluti

DI SEGUITO LA LETTERA RICEVUTA DAI LEGALI DELLA BONFRISCO
Spett.le DanieleMartinelli.it,

Scrivo in nome e per conto della mia Assistita, Onorevole Anna Cinzia Bonfrisco, per chiederVi gentilmente di voler provvedere alla eliminazione (o, in subordine, alla de-indicizzazione) dalla Vs. spett.le testata on line del seguente link:

Lega-Pd negano il processo a Bonfrisco (Lega)

Le notizie riportate nell’articolo connesso con la figura della mia cliente sono datate e, dunque, non sono più attuali e non più corrispondenti ad un reale interesse di cronaca, con la conseguenza che la loro permanenza nel web – nelle prime pagine di ricerca Google – sta causando forti danni all’immagine e alla reputazione della mia Assistita.

Si tenga inoltre conto che la Corte Costituzionale ha depositato in Cancelleria in data 16 Marzo 2021 l’ordinanza consultabile al seguente link https://www.gazzettaufficiale.it/atto/corte_costituzionale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2021-03-17&atto.codiceRedazionale=T-210040 con la quale dichiara improcedibile il ricorso presentato per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario di Verona nei confronti del Senato della Repubblica.

Si configurano perciò tutti i presupposti del diritto all’oblio come sancito dalla giurisprudenza italiana e comunitaria e, in maniera ancora più concreta, dal nuovo “Regolamento (UE) 2016/679” e nello specifico dal relativo art. 17, la cui violazione è ancora più grave se si considera che il link risulta fra i primi risultati della ricerca Google, digitando il nome della mia Assistita.

Gentilmente pertanto Vi chiederei se fosse possibile eliminare o in subordine de-indicizzare il suddetto link.

Ringraziandovi per la collaborazione e in attesa di un Vs. gentile riscontro, Vi porgo distinti saluti.

(Per Avv. Sveva Antonini) Dott. Leonardo Bergonzoni

Lascia un commento