L’Egitto trucida, ma l’Italia ci fa affari

Il settimanale panarabo The Arab Weekly scrive che l’Italia sta vendendo all’Egitto di Al Sisi 6 fregate tipologia Fremm e 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, oltre a 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore fra i 9 e gli 11 miliardi di euro. Con una spesa così l’Egitto diventa il miglior cliente dell’industria bellica italiana con 871 milioni spesi nel 2019.

Parliamo del regime che non collabora con i magistrati italiani nella ricerca della verità sulla terribile uccisione di Giulio Regeni e che trattiene in carcere Zaki, il cittadino egiziano che studiava a Bologna.

Tolto che l’affare vìola la legge 185 del 1990 che impedisce all’Italia di armare Paesi in guerra come l’Egitto, il problema del governo giallorosa è sigillare l’affare senza troppo pubblicizzarlo, per evidente imbarazzo nei confronti degli italiani e della famiglia Regeni, alla luce delle posizioni ostentate in passato da molti 5 stelle che predicavano impegno nella ricerca della giustizia ed embarghi all’Egitto.

Il negoziato della commessa miliardaria col generale Al Sisi è stato avviato dal premier Giuseppe Conte coadiuvato dal consigliere militare Carlo Massagli. Il ministero degli Esteri di Luigi Di Maio è stato coinvolto dopo con non poco fastidio.

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