Il macellaio saudita socio alla Scala

Secondo il quotidiano turco Hurryet, il corpo smembrato con una sega del giornalista Jamal Khashoggi, è stato bruciato in un forno per il kebab usato nei locali dell’Ambasciata saudita di Istanbul, dove il collaboratore del Washington Post entrò per ritirare i documenti del matrimonio senza più uscire.

Il mandante di questo delitto medievale ai danni dell’ex giornalista critico col regime di Riad, il principe saudita Bader bin Abdullah, è stato ospite d’onore al Teatro alla Scala di Milano in occasione dell’Attila, che ha inaugurato la stagione teatrale 2018-2019. L’occasione è stata ghiotta per il sovrintendente Alexander Pereira, che per garantirsi il rinnovo dell’incarico previsto nel 2020, ha accolto con entusiasmo il regalo di 10 milioni di euro da parte del principe, che gli permette di entrare nella Fondazione del Teatro alla Scala e prendere accordi con le maestranze per formare il personale teatrale, che dovrà guidare la direzione artistica nei nuovi teatri in fase di inaugurazione a Riad.

Aldilà dell’opportunità o meno di entrare in affari con un esponente di un clan di spietati criminali alla guida di un governo arretrato e monco dei più elementari concetti di democrazia e dei diritti, c’è solo da sperare che il Teatro alla Scala di Milano non diventi a sua volta un patibolo per altre possibili brutali esecuzioni di altri antipatici oppositori del regime saudita.

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